Siria: raid aereo di Mosca uccide 5 civili

Pubblicato il 11 novembre 2021 alle 19:03 in Russia Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno cinque membri di una famiglia sono rimasti uccisi, e sei persone ferite, giovedì 11 novembre, a seguito di una serie di attacchi aerei condotti da Mosca nel Nord-Ovest della Siria. Secondo quanto riferito da al-Jazeera, che cita il gruppo volontario Syrian Civil Defense, conosciuto anche come White Helmets, e le dichiarazioni rilasciate da un testimone locale, i raid aerei di giovedì hanno colpito  le fattorie di Brouma, una cittadina a Nord della città di Idlib. Le cinque vittime facevano parte dello stesso nucleo familiare, composto da una coppia, due figli, e il loro cugino, il quale aveva 8 anni. “Erano braccianti agricoli”, ha dichiarato Omar Ali Basha, che lavorava con la famiglia nell’allevamento di pollame. “La famiglia è stata sfollata dalla campagna di Aleppo e lavorava con noi da otto mesi”. Per quanto riguarda il bilancio dei feriti, al momento è di sei persone. “Abbiamo impiegato circa un’ora a rimuovere i morti da sotto le macerie, a portare i feriti in ospedale e a evacuare l’area”, ha detto un volontario degli White Helmets, Mohammad Sheikh Ahmad. “Abbiamo avuto difficoltà a causa degli aerei da ricognizione russi che circondavano l’area”, ha concluso l’uomo.

A partire dal mese di giugno, le Forze russe hanno condotto raid aerei, “colpendo aree civili”, quasi ogni giorno, ha detto ad al-Jazeera, Moussa al-Zaidan, il portavoce della Syrian Civil Defense. “Siamo giunti in soccorso a seguito di oltre 700 attacchi”, che hanno causato la morte di oltre 150 civili, 60 dei quali erano bambini, ha continuato il portavoce. Al-Zaidan ha poi affermato che Mosca e le Forze Armate legate al presidente siriano, Bashar al-Assad, stanno commettendo “crimini di guerra sistematici e prendendo di mira aree densamente popolate, che ospitano civili sfollati”.

In tale quadro, è importante ricordare che Idlib rappresenta tutt’ora l’ultima roccaforte controllata, in buona parte, dai gruppi di opposizione, e ospita circa 4 milioni di abitanti, di cui un milione di sfollati rifugiatisi nella regione con lo scoppio della guerra civile. I presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco nel governatorato, siglato il 5 marzo 2020 ed esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua sia stata più volte violata, l’intesa di Mosca e Ankara ha fatto sì che nessuna delle parti belligeranti lanciasse una più ampia offensiva. 

Gli ultimi sviluppi si collocano nel più ampio quadro del conflitto siriano, in corso da dieci anni.  Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

La Russia è intervenuta in Siria prestando sostegno alle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, dal 30 settembre 2015. Secondo analisti internazionali, lo schieramento del Cremlino è legato a una pluralità di fattori. La caduta di Assad avrebbe avuto conseguenze negative per la Russia perché, da una parte, Mosca avrebbe perso un importante alleato regionale, dall’altra il sovvertimento di potere in Siria avrebbe minacciato gli interessi di Mosca nell’area. Inoltre, la decisione di intervenire nel conflitto rifletteva anche il timore che le “rivoluzioni colorate” prendessero piede in Russia. È importante ricordare che, a partire dal 2000, tali movimenti filo-europeisti hanno dato il via a proteste antigovernative in numerosi Stati post-sovietici, come l’Ucraina e la Georgia. Pertanto, Mosca temeva che il potenziale successo dei movimenti contro il governo in Siria avrebbe provocato un’analoga reazione in Russia. Anche i rapporti con l’Occidente, sempre più tesi, hanno spinto il Cremlino a schierarsi dalla parte di Assad. Infine, l’ascesa dell’ISIS ha fornito a Mosca l’opportunità di giustificare l’intervento attraverso la retorica della lotta al terrorismo.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.