La Russia continua a pattugliare lo spazio aereo bielorusso con i propri bombardieri

Pubblicato il 11 novembre 2021 alle 12:01 in Bielorussia Russia

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Il Ministero della Difesa della Bielorussia ha annunciato, giovedì 11 novembre, che due bombardieri Tu-160 russi, con a bordo missili strategici, hanno avviato operazioni di addestramento, tra cui operazioni di bombardamento, al campo militare dell’Aeronautica e della Difesa aerea di Ruzhansky, in Bielorussia.

A riportare quanto reso noto dal suddetto Dipartimento, il medesimo giovedì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS. Al momento, i due bombardieri russi sono scortati da aerei da combattimento bielorussi. Si tratta di “operazioni di monitoraggio” dello spazio aereo dell’Unione russo-bielorussa e l’esito delle esercitazioni ha dimostrato “la prontezza e la determinazione della Repubblica di Bielorussia e della Federazione Russa”, i quali si sono dimostrati capaci di “garantire la sicurezza militare dello Stato dell’Unione in qualsiasi condizione, sia via aria sia via terra”, si legge nel comunicato di Minsk. Il Ministero della Difesa bielorusso ha poi sottolineato che tali operazioni si svolgono con una determinata frequenza e su base regolare. Anche il giorno prima, il 10 novembre, Mosca aveva inviato due bombardieri strategici Tu-22M3 a pattugliare lo spazio aereo bielorusso. Da parte sua, la Russia aveva affermato che il dispiegamento militare non era correlato alla crisi migratoria lungo il confine polacco-bielorusso, ma era stato ordinato a causa dell’aumento delle tensioni sulla frontiera Orientale della NATO, dove erano stati collocati migliaia di militari polacchi. Così come l’11 novembre, anche il giorno prima, il Ministero della Difesa russo aveva spiegato che i bombardieri erano stati fatti decollare per condurre operazioni di monitoraggio dello spazio aereo dell’Unione russo-bielorussa, per poi ritornare nella base area in Russia.

In tale quadro, è importante sottolineare che anche la Russia è stata coinvolta nella “guerra ibrida” che si sta consumando lungo il confine dell’Europa Orientale. Il 9 novembre, le autorità polacche hanno accusato Minsk di aver organizzato un “attacco” al confine e hanno anche puntato il dito contro Putin, accusandolo di essere la “mente” dietro alla crisi migratoria. “L’ attacco che sta conducendo il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, ha la sua mente a Mosca. Si tratta del presidente Putin”, ha dichiarato il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, nel corso di una riunione di emergenza del Parlamento polacco. La risposta di Mosca è giunta il 10 novembre, attraverso le dichiarazioni del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, il quale ha respinto le insinuazioni polacche sul coinvolgimento della Russia nella crisi.  

La Commissione Europea, Varsavia e Vilnius continuano ad accusare Minsk di aggravare la crisi migratoria. Secondo il blocco dell’UE, l’aumento del flusso di migranti sarebbe orchestrato dalla Bielorussia, la quale avrebbe avviato una guerra ibrida progettata per esercitare pressioni sull’UE. La situazione ha iniziato ad aggravarsi a partire dal mese di agosto, quando  LituaniaLettonia e Polonia hanno segnalato un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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