Crisi migratoria: secondo round di colloqui tra Putin e Merkel

Pubblicato il 11 novembre 2021 alle 18:39 in Germania Immigrazione Russia

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Il presidente russo, Vladimir Putin, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, hanno tenut, l’11 novembre, per la seconda volta in due giorni, colloqui telefonici per discutere della crisi migratoria al confine bielorusso polacco, del conflitto in Ucraina e della natura destabilizzante delle “attività provocatorie” degli USA nel Mar Nero.

A riportarlo, il medesimo giovedì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS, citando il sito web ufficiale del Cremlino. Quanto alla situazione lungo il confine che Minsk e Varsavia condividono, sia Merkel sia Putin hanno concordato sull’importanza di normalizzare la crisi il prima possibile. Il leader russo ha esortato gli Stati dell’UE a ripristinare i contatti bilaterali con la Bielorussia al fine di risolvere il problema. Per quanto riguarda l’Ucraina, Putin ha posto l’accento sulla “politica distruttiva perseguita da Kiev”, accennando all’utilizzo di droni, che rappresentano una violazione degli Accordi di Minsk. In tale quadro, è importante sottolineare che il cremlino aveva duramente condannato, il 27 settembre, il dispiegamento di Kiev di droni turchi Bayraktar nel Donbass, area dell’Ucraina Orientale dove è in corso una guerra civile dal 2014. Putin ha anche messo in luce la “natura destabilizzante delle attività provocatorie delle Forze statunitensi nel Mar Nero”, insieme ad un “certo numero di altri Paesi.

Anche il giorno precedente, Merkel aveva contattato telefonicamente il presidente russo per esortarlo ad usare “la sua influenza” per convincere la Bielorussia a porre fine alla “strumentalizzazione disumana dei migranti”. Le parole di Merkel sono giunte dopo che le autorità polacche avevano dichiarato di aver arrestato centinaia di migranti che erano giunti al confine Orientale, passando attraverso la Bielorussia, dove non avevano trovato alcuna resistenza. In una dichiarazione separata, il Cremlino ha citato Putin suggerendo che l’UE dovrebbe impegnarsi ad avviare “contatti diretti” con Minsk sulla questione.

Al momento, decine di veicoli della polizia polacca presiedono il valico di Kuznica, dove fino a 4.000 migranti sono effettivamente intrappolati. L’area rimane vietata ai media e, soprattutto, alle agenzie di aiuto. “Nessuno ci fa entrare da nessuna parte, nè in Bielorussia nè in Polonia”, ha detto uno dei migranti, Shwan Kurd, 33 anni, arrivato a Minsk all’inizio di novembre. “Non c’è modo di scappare”, ha aggiunto. “La Polonia non ci fa entrare. Siamo così affamati. Non c’è acqua né cibo qui. Ci sono bambini piccoli, vecchi e donne e famiglie”. Varsavia è stata accusata di aver respinto i migranti oltre il confine con la Bielorussia, contrariamente alle norme internazionali in materia di asilo. Per quanto riguarda i bielorussi, molti hanno riferito che le forze di sicurezza di Minsk avrebbero distribuito ai migranti tenaglie per aiutarli a sfondare la recinzione in luoghi dove le guardie polacche sono scarse.

Secondo il blocco dell’UE, l’aumento del flusso di migranti sarebbe orchestrato dalla Bielorussia, la quale avrebbe avviato una guerra ibrida progettata per esercitare pressioni sull’UE. La situazione ha iniziato ad aggravarsi a partire dal mese di agosto, quando  LituaniaLettonia e Polonia hanno segnalato un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione