Bielorussia: Lukashenko minaccia di “tagliare il gas” all’UE in caso di sanzioni

Pubblicato il 11 novembre 2021 alle 14:43 in Bielorussia Europa Ucraina

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Il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, ha dichiarato, giovedì 11 novembre, che Minsk è pronta ad interrompere le forniture di gas verso l’Europa qualora l’Unione Europea decidesse di imporre nuove sanzioni contro il Paese.

A riportare le dichiarazioni che Lukashenko ha rilasciato, il medesimo giovedì, nel corso di una conferenza stampa, è stata l’agenzi di stampa russa TASS. Secondo quanto reso noto, Minsk potrebbe ricorrere a una “risposta dura” nei confronti dell’UE, la quale minaccia di imporre il quinto pacchetto di misure restrittive alla Bielorussia, accusata di alimentare la grave crisi migratoria lungo i confini dell’Europa Orientale. “E se chiudessimo il transito di gas attraverso la Bielorussia?”, ha affermato Lukashenko, facendo riferimento al gasdotto Yamal-Europa, che, attraverso la Bielorussia, porta il gas russo verso la Polonia e la Germania. Il capo di Stato ha poi incaricato la Farnesina di “avvertire l’Europa”, affermando che se solo il blocco concordasse di imporre “sanzioni aggiuntive”, definite “inaccettabili” da Lukashenko stesso, “risponderemo con misure dure”. “Pertanto, consiglierei alla leadership polacca, ai lituani e ad altre persone […] di pensare prima di parlare”, ha concluso il presidente bielorusso.

In risposta, l‘Unione Europea ha affermato che non tollererà le  minacce e le intimidazioni di Lukashenko, il quale sta usando il gas come arma energetica. A rilasciare tali dichiarazioni è stato il commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni, durante una conferenza stampa a Bruxelles. “L’UE inasprirà le sanzioni contro le autorità di Minsk e introdurrà restrizioni settoriali”, ha aggiunto il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, nel corso di un intervento al Bundenstag.

In tale quadro, è importante sottolineare la precarietà che sta vivendo il mercato energetico europeo, dove i prezzi del gas hanno raggiunto i massimi storici per via della carenza del prodotto. Di conseguenza, tale mossa avrebbe conseguenze significative sul blocco, che sarebbe significativamente segnato da qualsiasi interruzione del flusso di gas. Il giorno prima, mercoledì 10 novembre, l’UE ha accusato la Bielorussia di aver organizzato un “attacco ibrido” contro il blocco, incoraggiando migliaia di migranti in fuga a cercare di entrare in Polonia. Al momento, l’Unione sta valutando la possibilità di introdurre un nuovo pacchetto di sanzioni. Dall’altra parte, Lukashenko, sostenuto dall’alleato russo, Vladimir Putin, ha respinto le accuse e ha puntato il dito contro l’UE e l’Occidente per aver alimentato la crisi al confine. Analoghe accuse sono giunte da Mosca, la quale si è schierata dalla parte di Minsk.  

Intanto, il medesimo giovedì, i Paesi confinanti con la Bielorussia hanno espresso preoccupazione per la crisi migratoria, acuitasi particolarmente nell’ultima settimana. Lituania, Estonia, Lettonia e Polonia temono che le tensioni “possano degenerare in uno scontro militare”, considerando il numero di Forze Armate che tali Paesi hanno dispiegato lungo il confine che condividono con la Bielorussia. Secondo gli ultimi dati, Varsavia ha collocato alle frontiere un totale di 15.000 soldati. Inoltre, il Ministero degli Interni dell’Ucraina ha annunciato, l’11 novembre, l’intenzione di dispiegare 8.500 militari e agenti di polizia al confine con la Bielorussia, così come 15 elicotteri, con l’obiettivo di prevenire possibili tentativi di ingresso illegale. Il ministro dell’Interno ucraino, Denys Monastyrskiy, ha affermato che le nuove forze includeranno 3.000 militari della guardia di frontiera, 3.500 militari della Guardia nazionale e 2.000 agenti di polizia. “Per contrastare la potenziale crisi con i migranti, coinvolgeremo tutte e cinque le strutture del ministero dell’Interno senza eccezioni”, ha concluso il ministro di Kiev.

Secondo il blocco dell’UE, l’aumento del flusso di migranti sarebbe orchestrato dalla Bielorussia, la quale avrebbe avviato una guerra ibrida progettata per esercitare pressioni sull’UE. La situazione ha iniziato ad aggravarsi a partire dal mese di agosto, quando  LituaniaLettonia e Polonia hanno segnalato un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto, il 21 giugno scorso, contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione