Tunisia: sciopero generale dopo i disordini ad Aguereb

Pubblicato il 10 novembre 2021 alle 16:58 in Africa Tunisia

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L’Unione Generale dei Lavoratori Tunisini (UGTT), il maggior sindacato del Paese, ha indetto uno sciopero, mercoledì 10 novembre, ad Aguereb, nella regione centrale di Sfax, dopo le manifestazioni contro la riapertura della discarica di rifiuti della città. Uno dei motivi che ha spinto le persone a decidere di scioperare è stata la morte di un manifestante, rimasto ucciso, a detta di testimoni, a causa dell’inalazione di gas lacrimogeni sparati dalla polizia per disperdere le proteste. 

L’UGTT, che conta circa un milione di membri ed è un attore importante della società e della politica tunisina, ha chiesto un’indagine giudiziaria su quello che ha definito un “omicidio intenzionale di un giovane manifestante”. Il sindacato ha dunque dichiarato un giorno di lutto per Abderrazek Lacheheb, 35 anni, e ha chiesto che i responsabili della sua uccisione vengano processati. Il Ministero dell’Interno tunisino ha negato che Lacheheb sia stato soffocato dai gas lacrimogeni, affermando che il ragazzo sarebbe stato ricoverato in ospedale per condizioni di salute estranee alle proteste. Secondo fonti giudiziarie di Sfax, le autorità tunisine hanno aperto un’indagine sulla morte del dimostrante, il cui cadavere sarà sottoposto ad autopsia per determinare le cause della sua morte.

I residenti di Aguereb, esasperati per la situazione ambientale della città, avevano espresso la propria rabbia marciando per le vie e scontrandosi con le forze dell’ordine, schierate in assetto antisommossa. Riguardo alle violenze, il sindacato ha chiesto la revoca di quello che ha descritto come un stato di “assedio” da parte delle forze di sicurezza e ha chiesto la chiusura permanente della discarica e il pieno risarcimento dei suoi lavoratori. Martedì 9 novembre, i manifestanti tunisini avevano dato fuoco ad una stazione di polizia, secondo le rivelazioni di alcuni testimoni. L’esercito è sceso in strada per cercare di frenare i disordini.

La chiusura della discarica di Agareb, a settembre, ha causato l’accumulo di migliaia di tonnellate di rifiuti domestici, da oltre un mese, nelle strade, nei mercati e persino negli ospedali di Sfax, seconda maggiore città della Tunisia. I consigli comunali della regione si sono rifiutati di raccogliere i rifiuti, denunciando l’incapacità dello Stato di trovare un’alternativa migliore. L’emergenza ha scatenato il forte disappunto dei residenti di Sfax, dove migliaia di persone hanno protestato, la scorsa settimana, accusando le autorità di voler deliberatamente uccidere gli abitanti e di aver violato i loro diritti. Per risolvere la situazione, il presidente tunisino, Kais Saied, ha invitato il ministro dell’Interno e il primo ministro a trovare una soluzione immediata. Nella serata di lunedì 8 novembre, il Ministero dell’Ambiente ha annunciato la riapertura della discarica di Agareb, nonostante il divieto posto da una decisione giudiziaria emessa sul caso nel 2019. La discarica, situata a circa 20 km da Sfax, è stata chiusa, quest’anno, dopo che i residenti si erano lamentati dell’inquinamento, del pericolo di diffusione delle malattie e dell’emergenza ambientale.

Testimoni hanno riferito che, quando gli operatori hanno iniziato a raccogliere i rifiuti e a trasportarli ad Agareb, centinaia di giovani si sono riuniti nella città, protestando contro la decisione, il che ha spinto la polizia a sparare gas lacrimogeni per dispere la folla. Il Ministero dell’Ambiente aveva precisato che la riapertura del centro di riciclaggio di Agareb sarebbe stato accompagnato da misure di risanamento e correzione. Tuttavia, queste ragioni non hanno convinto gli abitanti della cittadina.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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