Thailandia: la Corte costituzionale contro i manifestanti in difesa della monarchia

Pubblicato il 10 novembre 2021 alle 18:57 in Asia Thailandia

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Il 10 novembre, la Corte costituzionale thailandese ha stabilito che tre attivisti pro-democrazia che hanno chiesto la riforma della monarchia stavano tentando di rovesciare il sistema di governo della Nazione avente il re come capo di Stato.

La sentenza ha vietato in futuro qualsiasi attività simile da parte degli attivisti e delle loro organizzazioni e sembrerebbe anche scoraggiare le richieste di riforma della monarchia. La sentenza è arrivata in risposta a una denuncia di un avvocato monarchico che accusava gli attivisti di aver tentato di rovesciare “il sistema di governo democratico cavente il re come capo di Stato”. I tre attivisti sono membri chiave di un movimento di protesta guidato dagli studenti che nel 2020 ha iniziato a organizzare manifestazioni di strada. Tutti gli imputati, ovvero Panusaya “Rung” Sitthijirawattanakul, Arnon Nampa e Panupong Jadnok sono già stati accusati ai sensi dell’articolo 112 del codice penale, che vieta la diffamazione della monarchia ed è punibile con la reclusione da tre a 15 anni, e ai sensi dell’articolo 116, che vieta l’uso della forza per modificare le leggi o il governo ed è punibile con pene che prevedono la detenzione fino a sette anni.

Un esperto legale e attivista progressista, Piyabutr Saengkanokkul, ha affermato che la decisione ha un’applicazione più ampia oltre ai tre imputati, in quanto avrebbe tracciato una linea che crea una “zona rossa”, che impedisce di “toccare la monarchia” a meno che non si voglia ricevere accuse o punizioni. Si teme poi che la sentenza della Corte suprema possa aprire la strada a procedimenti giudiziari secondo un’altra legge più severa. Un esperto di Thailandia dell’Università del Wisconsin, Tyrell Haberkorn, ha affermato: “La cosa più preoccupante di questo è che significa che i manifestanti potrebbero essere accusati di violazione dell’articolo 113, che è punibile con l’ergastolo o la pena di morte”. L’articolo 113, che copre atti di rivolta o ribellione, è generalmente usato contro coloro che tentano di eseguire colpi di Stato.

Le proteste del 2020 erano nate come un movimento pacifico organizzato on-line da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dal 18 luglio 2020. Il movimento di dissenso era nato di fronte alla crescente influenza dell’Esercito nel governo e al ruolo della monarchia. Le loro principali richieste erano e sono una Costituzione più democratica, le dimissioni del primo ministro e riforme monarchiche.

In Thailandia alla monarchia è riservata una posizione di “venerazione” in base alla Costituzione. La modifica della legge sulla lesa maestà è stata per decenni un argomento vietato in Thailandia, dove la corona è ufficialmente al di sopra della politica e costituzionalmente sancita per essere tenuta in “venerata”. Il crimine di lesa maestà è previsto all’articolo 112 del codice penale thailandese ed è volto a punire coloro che abbiano rivolto critiche alla monarchia, con pene che generalmente arrivano fino a 15 anni di carcere.

Per quanto riguarda il sovrano, il re Maha Vajiralongkorn, la popolazione thailandese ha chiesto la limitazione dei suoi poteri sulla Costituzione, sull’Esercito e sulle proprietà della corona. Dalla sua ascesa al trono nel 2016, il sovrano thailandese si sarebbe impossessato personalmente di beni della corona per un valore di 54 miliardi di dollari e avrebbe assunto il comando di due reggimenti di fanteria dell’Esercito. Oltre a questo, secondo più osservatori, la sua figura è poi criticata perché l’attuale monarca conduce una vita più mondana rispetto ai suoi predecessori e passava gran parte del suo tempo in Baviera, in Germania, e non nel proprio Paese.

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale il 24 giugno 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione