Siria: che cosa sta succedendo da Nord a Sud

Pubblicato il 10 novembre 2021 alle 14:29 in Medio Oriente Siria

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Nella regione di Daraa, nel Sud della Siria, le forze di Damasco stanno continuando le operazioni di reinsediamento e di sicurezza, sulla base dell’accordo del primo settembre, raggiunto con la mediazione di Mosca. Ad Est, le postazioni di gruppi filoiraniani sono state prese di mira da “aerei sconosciuti”. A Nord, invece, le Syrian Democratic Forces (SDF) hanno subito attacchi per il secondo giorno consecutivo.

Tali notizie sono state riportate, il 10 novembre, dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, con riferimento ad episodi verificatisi nelle ultime 48 ore. Circa Daraa, un attivista locale ha riferito che le forze siriane hanno evacuato gran parte dei propri posti di blocco nel Nord della regione, mentre è stata chiusa la strada che collega Sheikh Miskin e il distretto di Izraa, dopo un attacco che, l’8 novembre, ha provocato la morte di due agenti siriani. In generale, le operazioni di reinsediamento risultano essere state completate in gran parte del governatorato, oramai controllato, a livello militare, dalle forze damascene. Tuttavia, non mancano episodi di tensione, soprattutto contro membri dell’esercito siriano e suoi affiliati.

Tali sviluppi si collocano nel quadro di un’intesa maggiore, raggiunta, il primo settembre, dalle forze alleate al presidente siriano, Bashar al-Assad, e dai notabili di Daraa, al fine di disinnescare le tensioni che hanno interessato soprattutto Daraa al- Balad, un distretto meridionale dell’omonimo governatorato, precedentemente controllato da ex gruppi dell’opposizione. Questo, a partire da giugno 2021, è stato posto sotto assedio, per oltre 65 giorni, dalle forze di Damasco, le quali hanno altresì impedito l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie, per un totale di oltre 40.000 abitanti. La situazione ha alimentato crescenti scontri, definiti i peggiori degli ultimi tre anni, mentre la Russia si è impegnata a mediare tra le parti belligeranti per disinnescare le tensioni.

Nel frattempo, fonti di al-Araby al-Jadeed hanno riferito che, nella sera del 9 novembre, le Syrian Democratic Forces hanno subito perdite, in termini di vite umane, a seguito di un attacco perpetrato, da ignoti, a Raqqa, nel Nord della Siria, contro una propria postazione. Successivamente, le SDF hanno avviato una campagna di ricerche nella suddetta città per rintracciare gli assalitori. A tal proposito, il medesimo quotidiano ha riportato, il 9 novembre, che un leader e due membri delle Forze democratiche siriane sono stati uccisi dopo che un drone turco ha preso di mira un veicolo della milizia nella città di Qamishli, a Nord-Est del governatorato di Hasakah, nel Nord-Est della Siria. Ciò è avvenuto mentre, nella medesima giornata, secondo quanto dichiarato da fonti locali, le forze statunitensi hanno condotto operazioni di pattugliamento presso Tell Tamer, nell’area rurale orientale di Hasakah. Secondo le fonti, in condizioni di anonimato, Washington sarebbe intenzionata a istituire una propria base in tale zona, da cui si è ritirata da circa due anni.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multietnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea, mentre la Turchia non accetta la loro presenza al confine siro-turco, in un’area così vasta al confine con i propri territori.

Ad Est, invece, è stata l’area di al-Bukamal, nella zona orientale di Deir Ezzor, posta sotto il controllo delle forze di Assad e di gruppi iraniani, ad essere oggetto di bombardamenti. Fonti locali hanno affermato che sono state registrate perdite sia umane sia in termini materiali, ma non sono stati riferiti ulteriori dettagli in merito.

Anche Idlib, regione situata nel Nord-Ovest della Siria, continua a essere teatro di sporadiche tensioni, sebbene, sino ad ora, sia stata scongiurata un’operazione militare sia da parte di Damasco sia da parte turca. Circa gli episodi delle ultime ore, fonti di al-Araby al-Jadeed hanno reso noto che un membro delle forze filogovernative è stato colpito dai cecchini di fazioni ribelli a Saraqib, nella periferia Est di Idlib. Al contempo, il villaggio di Karf Noran, nella periferia Ovest di Aleppo e le aree rurali Nord-orientali di Latakia sono state bersagliate dagli aerei di Damasco. Non da ultimo, stando alle informazioni fornite da fonti locali, Hay’at Tahrir al-Sham ha colpito le postazioni di Damasco situate sull’asse del 46esimo Reggimento, nella periferia Ovest di Aleppo. Nella sera del 9 novembre, poi, fonti locali hanno riferito che i bombardamenti delle forze governative, per mezzo di artiglieria e missili, hanno riguardato soprattutto villaggi e città presso al-Ghab, nell’Ovest della regione di Hama, e Jabal al-Zawiya, nel Sud di Idlib, in quella che è stata definita la “quarta zona di de-escalation”.

Idlib rappresenta tuttora l’ultima roccaforte controllata, in buona parte, dai gruppi di opposizione, e ospita circa 4 milioni di abitanti, di cui un milione di sfollati rifugiatisi nella regione con lo scoppio della guerra civile. I presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco nel governatorato, siglato il 5 marzo 2020 ed esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua sia stata più volte violata, l’intesa di Mosca e Ankara ha fatto sì che nessuna delle parti belligeranti lanciasse una più ampia offensiva. 

La Siria è teatro di un conflitto civile dal 15 marzo 2011, data in cui parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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