Russia: l’FSB arresta un uomo in Crimea per spionaggio a favore dell’Ucraina

Pubblicato il 10 novembre 2021 alle 12:08 in Russia Ucraina

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Il Servizio Federale per la Sicurezza (FSB) della Federazione Russa ha dichiarato, mercoledì 10 novembre, di aver arrestato un residente di Yalta, città della Crimea, con l’accusa di spionaggio per conto dei servizi segreti ucraini, la SBU.

A riportare la notizia, il medesimo mercoledì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS, citando il comunicato ufficiale rilasciato dall’FSB. Nel dettaglio, l’intelligence moscovita ha stabilito che, tra il 2017 e il 2018, l’uomo ha raccolto e passato informazioni strettamente riservate, che rientrano all’interno della sezione “segreti di Stato”, alla SBU, seguendo le richieste avanzate dai servizi segreti ucraini. Al momento, contro l’accusato è stato avviato un processo penale ai sensi dell’articolo 275 del Codice penale russo, dal titolo “Alto tradimento sotto forma di spionaggio”. Inoltre, nel video diffuso dalla TASS, in cui si mostra l’operazione di arresto, è possibile notare che l’uomo non ha opposto resistenza contro gli agenti dell’FSB.

In precedenza, il 6 luglio, l’FSB aveva arrestato, a San Pietroburgo, il console estone presso la suddetta città, Mart Lyatt, con la medesima accusa di spionaggio politico. Il giorno seguente, il 7 luglio, il Ministero degli Affari Esteri russo aveva definito “persona non grata” il diplomatico, annunciandone l’espulsione dal Paese. Un analogo episodio si era verificato anche  il 7 giugno, quando l’FSB aveva arrestato il cittadino ucraino Alexey Semenyaka, con l’accusa di fornire informazioni all’intelligence di Kiev, la SBU. Successivamente, l’FSB aveva emesso un mandato di espulsione dell’uomo dal territorio della Federazione. In tale occasione, i servizi segreti della Federazione avevano reso noto che l’intelligence ucraina coordinava l’attività di spionaggio dell’agente espulso. Semenyaka riportava le informazioni raccolte a due ufficiali della SBU, i quali operano nel Dipartimento di Controspionaggio per la Difesa degli Interessi Nazionali (DKIB) nel campo della sicurezza delle informazioni. Si tratta del tenente Timur Gasymov e del vicecapo del DKIB, il tenente colonnello Igor Chernyak.

Nella Federazione Russa, il principale lavoro di antiterrorismo è svolto dal Servizio Federale per la Sicurezza in collaborazione con il Ministero degli Affari Interni, la Rosguard, il Comitato per la Sicurezza Interna e altre agenzie di polizia. L’ufficio del procuratore generale della Federazione Russa svolge poi un ruolo di coordinamento nella lotta contro la criminalità.

A tal riguardo, nel 1998 è stata adottata la legge federale “Lotta al terrorismo”, che per la prima volta nella storia della Russia ha stabilito le basi giuridiche e organizzative della lotta al terrorismo, le questioni di coordinamento e di procedura delle autorità, nonché i diritti, gli obblighi e le garanzie dei diritti dei cittadini. Una nuova norma “Sulla lotta al terrorismo” è stata adottata nel 2006. Secondo il codice penale della Federazione Russa, i terroristi sono passibili della pena più severa, fino all’ergastolo. Inoltre, tali criminali sono detenuti separatamente in strutture di detenzione al fine di prevenire la diffusione dell’ideologia terroristica e impedire tentativi di recluta di altri prigionieri. Le richieste pubbliche di attività terroristiche o estremiste, l’addestramento in campi terroristici o la partecipazione a tali organizzazioni, il finanziamento di attività estremiste, sono altresì punibili ai sensi del diritto penale di Mosca.

In passato, soprattutto a partire dal 1996, erano principalmente i separatisti ceceni a minacciare la sicurezza della Russia e ad organizzare assedi di matrice terroristica. I tre attentati più gravi che hanno colpito la nazione sono avvenuti a Stavropol, a Mosca e nell’Ossezia del Nord.  Il primo si è verificato il 14 giugno 1995. Con il fine di richiedere il ritiro delle truppe russe dal Caucaso, un gruppo di separatisti ceceni prese in ostaggio circa 1.600 persone all’interno dell’ospedale cittadino. Le vittime totali furono 129, oltre a diverse centinaia di feriti. Il secondo attacco durò tre giorni, dal 23 al 26 ottobre 2002. Anche in questo caso, una coalizione di separatisti ceceni sequestrò circa 850 persone nel teatro Dubrovka di Mosca. In seguito a trattative non soddisfacenti, le autorità russe intervennero per porre fine al sequestro. La tragedia si concluse con la morte di 129 persone e numerosi feriti. Il terzo attentato era stato organizzato nella regione autonoma dell’Ossezia del Nord, a Beslan, quando, dal primo al 3 settembre 2004, un gruppo di separatisti ceceni attaccò una scuola. Durante l’assedio e l’assalto delle forze speciali russe morirono 334 persone, mentre oltre 800 rimasero ferite. Durante la missione del 2004, a guidare i gruppi d’assalto era Movsar Barayev, il nipote del comandante della milizia cecena, Arbi Barayev, organizzatore dei precedenti sequestri.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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