Myanmar: giornalista USA accusato di terrorismo, rischia l’ergastolo

Pubblicato il 10 novembre 2021 alle 11:43 in Asia Myanmar

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Il giornalista statunitense Danny Fenster, al momento detenuto dai militari del Myanmar nella prigione di Insein a Yangon, è stato accusato di terrorismo e sedizione e potrebbe essere condannato all’ergastolo, secondo quanto riferito dal suo avvocato, Than Zaw, il 10 novembre.

Fenster, caporedattore della rivista di notizie online Frontier Myanmar con sede a Yangon, era stato arrestato a maggio 2021 mentre tentava di lasciare il Paese. Il 9 novembre. ha ricevuto “due accuse ai sensi della sezione 50(a) della legge antiterrorismo e 124(a) del codice penale” e il processo a riguardo inizierà il prossimo 16 novembre. La condanna per la prima accusa comporta pene fino all’ergastolo.

Fenster è già sotto processo per presunto incoraggiamento al dissenso contro i militari, per associazione illegale, rischiando sei anni di carcere se condannato per entrambi i capi, e per violazione della legge sull’immigrazione. Quest’ultima accusa è stata aggiunta alle precidenti lo scorso 3 novembre e comporta un massimo di cinque anni di carcere. In tale occasione, l’avvocato di Fenster ha affermato di non sapere il motivo esatto per l’aggiunta dell’ultima accusa, aggiungendo che il visto di Fenster era ancora valido quando è stato incarcerato. Parlando delle attuali condizioni di salute del cittadino statunitense, il suo legale ha affermato che “è diventato piuttosto magro” e che sarebbe “deluso” per aver ricevuto le nuove accuse, depositate il 9 novembre. Sembrerebbe poi che il giornalista statunitense abbia contratto il coronavirus durante la sua detenzione, in base a quanto dichiarato dai suoi familiari ad agosto.

Gli ultimi sviluppi sul caso di Fenster sono arrivati dopo che l’ex diplomatico statunitense, Bill Richardson, ha incontrato il capo del governo militare del Myanmar, Min Aung Hlaing, nella capitale Naypyidaw. Richardson si era recato nel Paese per una “missione umanitaria privata”, in base a quanto reso noto dal suo ufficio in una dichiarazione che annunciava il viaggio e che non menzionava se avrebbe chiesto o meno il rilascio di Fenster. L’ex governatore del New Mexico Richardson ha negoziato il rilascio di ostaggi e militari statunitensi in Corea del Nord, Cuba, Iraq e Sudan. A conclusione della visita in Myanmar, l’ex ambasciatore delle Nazioni Unite si è detto fiducioso di aver facilitato un accordo per la ripresa delle visite del Comitato internazionale della Croce Rossa alle carceri, dove sono presenti molti prigionieri politici. Richardson, rifiutandosi di fornire ulteriori dettagli, ha affermato che il Dipartimento di Stato degli USA gli aveva chiesto di non sollevare il caso di Fenster durante la sua visita.

Il Myanmar versa in uno stato di disordine interno da quando  l’Esercito ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo.   L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dell’8 novembre 2020, che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva fino ad allora guidato il Paese, effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

In risposta a tali eventi, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito il governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso. Il 7 settembre scorso, il presidente ad interim del GUN, Duwa Lashi La, ha dichiarato lo stato di emergenza e ha lanciato una “guerra difensiva”.

Secondo un gruppo di monitoraggio locale, sarebbero state più di 1.200 le persone uccise dalle forze di sicurezza durante la repressione del dissenso. Anche la stampa è stata limitata nel tentativo da parte dei militari di rafforzare il controllo sul flusso di informazioni, insieme a restrizioni dell’accesso a Internet e a revoche di licenze dei media locali. Secondo Reporting Asean, più di 100 giornalisti sono stati arrestati dal primo febbraio e 31 di loro sarebbero ancora in carcere.

 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

di Redazione