L’UE accusa la Bielorussia di approccio “stile gangster” contro i migranti

Pubblicato il 10 novembre 2021 alle 11:21 in Bielorussia Europa Immigrazione

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La Commissione europea ha accusato il governo bielorusso di ingannare migranti e rifugiati con false promesse di un facile accesso all’UE in quello che ha definito un approccio “stile gangster” alla questione migratoria. Centinaia di persone sono rimaste accampate a temperature sotto lo zero in Bielorussia, martedì 9 novembre, dopo che le forze di sicurezza polacche hanno bloccato quelli che tentavano di attraversare il confine.

Varsavia accusa da mesi Minsk di cercare di provocare un’escalation di tensioni incoraggiando migranti e rifugiati ad attraversare l’Europa centrale e, più in generale, l’Unione europea per vendicare le sanzioni occidentali al governo del presidente bielorusso di lunga data, Alexander Lukashenko. Lunedì 8 novembre, la situazione è degenerata mentre centinaia di persone si dirigevano verso il confine polacco, vicino al villaggio di Kuznica. Alcuni hanno cercato di violare la recinzione di filo spinato usando vanghe e altri oggetti. La Polonia ha schierato ulteriori soldati, guardie di frontiera e polizia, impedendo a rifugiati e migranti di attraversare la frontiera con la forza.

Martedì 9 novembre, il presidente polacco, Andrzej Duda, ha accusato il governo di Lukashenko di “attaccare” il confine e l’Unione europea “in un modo senza precedenti”. “Attualmente abbiamo un campo di migranti che sono bloccati dal lato bielorusso. Ci sono circa 1.000 persone lì, per lo più giovani uomini. Queste sono azioni aggressive che dobbiamo respingere, adempiendo ai nostri obblighi in qualità di membro dell’UE”, ha detto ai giornalisti a Varsavia. Più tardi, un portavoce della Commissione europea ha dichiarato: “Questo fa parte dell’approccio disumano e in vero stile gangster del regime di Lukashenko che sta mentendo alla gente, sta abusando delle persone e le sta portando in Bielorussia con la falsa promessa di avere facile ingresso nell’Unione”.

Rory Challands, corrispondente di Al Jazeera, ha riferito che “migliaia” di migranti si erano accampati in tende di fortuna accanto alla recinzione di filo spinato tra Polonia e Bielorussia. “I gruppi umanitari dicono che mancano cibo e medicine”, ha aggiunto.

Da parte sua, durante una telefonata con il presidente russo, Vladimir Putin, Lukashenko si è detto preoccupato per la presenza delle truppe polacche nella regione. Mosca continua ad essere una stretta alleata di Minsk, che si trova sempre più isolata, a livello internazionale, dopo la repressione seguita alle proteste contro le elezioni che hanno consegnato a Lukashenko il suo sesto mandato, ad agosto 2020. L’ufficio stampa del presidente bielorusso ha affermato che Lukashenko avrebbe discusso con Putin delle “azioni dure della Polonia nei confronti di persone pacifiche”. Nel frattempo, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha suggerito che l’UE potrebbe fornire fondi alla Bielorussia per incoraggiarla a fermare le persone che attraversano il blocco. Il ministro ha fatto riferimento, in tal senso, all’accordo UE-Turchia del 2016.

L’Unione europea e le altre potenze occidentali hanno imposto sanzioni alla Bielorussia a seguito della repressione eseguita dopo le contestate elezioni dello scorso anno. L’agenzia di stampa Reuters ha citato, martedì 9 novembre, le dichiarazioni di tre diplomatici secondo cui l’UE sarebbe vicina a imporre ulteriori sanzioni a Minsk. In totale, si stima che circa 4.000 migranti e rifugiati si siano radunati vicino al confine e nelle foreste vicine. Marta Gorczynska, un avvocato per i diritti umani che è in contatto con alcuni migranti e rifugiati bloccati, ha affermato che la situazione “sta solo peggiorando”. “Le condizioni nelle foreste tra Polonia e Bielorussia sono molto dure, è un ambiente in cui c’è pochissimo accesso a cibo e acqua e nessun riparo caldo”, ha detto Gorczynska ad Al Jazeera. “Si tratta di persone prive dell’assistenza umanitaria di base”, ha chiarito, aggiungendo: “La Bielorussia è responsabile di fornire assistenza a queste persone e, prima di tutto, di non utilizzarle come strumenti politici per esercitare pressioni sull’UE, ma, dall’altra parte, anche la Polonia è obbligata a fornire aiuto”. Il valico di frontiera di Kuznica, tra i due Paesi, è stato chiuso.

Martedì 9 novembre, il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, accompagnato dal ministro della Difesa, Mariusz Blaszczak, si è recato al confine per incontrare le guardie di frontiera e altri funzionari della sicurezza. Varsavia ha avvertito che la crisi, che Minsk nega di aver contribuito a creare, potrebbe essere sul punto di peggiorare. Il portavoce del governo polacco, Piotr Muller, ha rivelato ai giornalisti che alcuni funzionari si aspettano una “escalation di natura armata” nel prossimo futuro. Anche gli altri Stati membri dell’UE, Lituania e Lettonia, hanno lanciato l’allarme, con Vilnius che ha spostato ulteriori truppe al confine con la Bielorussia per prepararsi ad un possibile aumento dei tentativi di attraversamento. I gruppi per i diritti umani hanno criticato sia la Polonia che la Bielorussia per il trattamento riservato a migranti e rifugiati, che stanno affrontando temperature sotto lo zero nonchè la mancanza di cibo e cure mediche. Secondo funzionari polacchi, almeno 7 persone sono morte nella regione, da agosto di quest’anno, quando è scoppiata la crisi dei confini. Ci sono state anche segnalazioni di morti sul lato bielorusso della frontiera.

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di Redazione

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