L’India organizza un incontro sull’Afghanistan, Pakistan e Cina non partecipano

Pubblicato il 10 novembre 2021 alle 16:52 in Afghanistan India

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L’India ha ospitato alti funzionari di sicurezza provenienti da Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan per discutere della situazione in Afghanistan dopo la caduta del governo appoggiato dagli Stati Uniti e l’acquisizione del controllo sul Paese da parte dei talebani. I rappresentanti afghani non sono stati invitati, mentre Pakistan e Cina non hanno partecipato.

Il consigliere per la sicurezza nazionale dell’India, Ajit Doval, ha invitato i suoi omologhi in India e ha affermato che l’incontro è “un momento per una stretta consultazione”, nella speranza che le deliberazioni aiutino il popolo afghano e rafforzino la sicurezza collettiva della regione. Il Ministero degli Affari Esteri indiano ha affermato che l’incontro affronterà “le sfide rilevanti per la sicurezza e sosterrà il popolo afghano nella promozione della pace, della sicurezza e della stabilità”. I funzionari dei sette Paesi dovrebbero incontrare anche il primo ministro indiano, Narendra Modi. I funzionari del Ministero degli Esteri indiano hanno poi affermato che il rifiuto del Pakistan di partecipare all’incontro è stato “sfortunato, ma non sorprendente” e “riflette la visione pakistana dell’Afghanistan come un suo protettorato”.

Il consigliere per la sicurezza nazionale del Pakistan, Moeed Yusuf, ha definito l’India un “distruttore” e non un “pacificatore” in Afghanistan. La Cina, invece, ha dichiarato di non poter partecipare all’incontro a causa di “problemi di itinerario”, affermando però che manterrà la comunicazione sulle questioni relative all’Afghanistan attraverso forum bilaterali o multilaterali.

Le prime due edizioni dell’incontro organizzato dall’India erano state ospitate dall’Iran nel 2018 e nel 2019. Secondo Associated Press, l’organizzazione della riunione da parte indiana sottolineerebbe i tentativi di Nuova Delhi di proteggere i suoi interessi strategici in Afghanistan alla luce della crescente influenza del Pakistan nella regione. In particolare, i leader indiani temerebbero che l’ascesa al potere dei talebani andrà a beneficio del Pakistan e alimenterà un’insurrezione in corso da tempo nella regione del Kashmir, contesa tra Nuova Delhi e Islamabad. L’India ha investito più di 3 miliardi di dollari in opere di sviluppo in Afghanistan e aveva stretto solidi legami con il governo di Kabul sostenuto dagli Stati Uniti. Prima che i talebani prendessero Kabul, l’India haveva fornito alle forze di sicurezza afghane addestramento operativo e equipaggiamento militare, anche se non aveva truppe sul terreno. Tuttavia, con la rapida avanzata dei talebani, il governo indiano aveva ricevuto critiche per non aver aperto un canale di comunicazione con i militanti. A tal proposito, il 31 agosto scorso, l’ambasciatore dell’India in Qatar, Deepak Mittal, aveva avuto un primo incontro con il capo dell’ufficio politico dei talebani a Doha, Sher Mohammad Abbas Stanikzai, nella capitale qatariota.

La possibile volontà di Nuova Delhi relazionarsi con i talebani deriverebbe in gran parte dalla preoccupazione per una potenziale ripresa dei gruppi militanti anti-India presenti in Afghanistan, tra cui Lashkar-e-Taiba (LeT), Jaish-e-Mohammed (JeM) e al-Qaeda nel subcontinente indiano (AQIS), che hanno sede in Pakistan. I legami di tali gruppi con i talebani afghani e l’associazione di alcune loro fazioni con l’Inter -Services Intelligence (ISI) del Pakistan accrescerebbero le minacce alla sicurezza indiana. L’India teme poi che i gruppi militanti che combattono contro il dominio indiano nel Kashmir, regione a maggioranza musulmana contesa con il Pakistan, si rafforzino con la vittoria dei talebani sulle forze straniere. 

Il 15 agosto, i talebani si sono insediati nella capitale afghana Kabul, annunciando la rinascita dell’Emirato islamico e la fine della guerra in Afghanistan. Nel giro di poche settimane, il gruppo ha preso il controllo sul Paese conquistando gran parte dei suoi capoluoghi provinciali, spesso senza incontrare resistenza. Una volta che i talebani sono giunti alle porte di Kabul, il 15 agosto, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha lasciato il Paese per recarsi negli Emirati Arabi Uniti.  Il successivo 31 agosto, poi, le truppe statunitensi hanno concluso il loro ritiro dall’Afghanistan. Il 7 settembre, i talebani hanno annunciato un nuovo governo ad interim per l’Afghanistan, con il mullah Mohammad Hassan Akhund come primo ministro e il mullah Abdul Ghani Baradar, co-fondatore del gruppo, come suo vice.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione