La Francia invia una nave da guerra nel Mediterraneo orientale

Pubblicato il 10 novembre 2021 alle 13:16 in Cipro Francia

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La nuova fregata francese Auvergne sta navigando le acque del Mediterraneo orientale, mostrando la sua forza militare e sottolineando l’importanza di Parigi nel garantire la sicurezza e la stabilità della regione. Lo ha riferito il capitano della nave, Paul Merveilleux de Vignaux, lunedì 8 novembre, affermando che l’Auvergne, con il suo equipaggio formato da 150 uomini, sarà schierata nel Mediterraneo orientale, fino a gennaio, per raccogliere informazioni e “mostrare come il rispetto del diritto internazionale e, in particolare, della libertà di navigazione” siano essenziali per la Francia. “Questo dispiegamento sottolinea quanto sia centrale per il governo francese questa parte del Mar Mediterraneo”, ha ribadito Vignaux, davanti ai giornalisti, al porto cipriota di Larnaca, evidenziando altresì la volontà del Paese di “contribuire alla stabilizzazione di quest’area strategica”.

L’Auvergne è stata commissionata tre anni fa. Dispone di apparecchiature sonar avanzate ed è specializzata nella guerra antisommergibile. De Vignaux ha affermato che, quella di lunedì 8 novembre, è stata la dodicesima volta che l’Auvergne ha visitato la costa cipriota. La Francia individua in Nicosia la chiave per sostenere le operazioni navali francesi nella regione. “Non possono esserci operazioni navali efficienti e sostenibili senza supporto e Cipro ne è il fulcro”, ha affermato de Vignaux. Anche la portaerei francese Charles de Gaulle ha effettuato ripetuti viaggi sull’isola.

Negli ultimi anni, le relazioni tra Cipro e la Francia sono diventate sempre più strette. L’amministrazione cipriota consente ai aerei francesi di utilizzare la sua base aerea militare, nell’angolo sud-orientale della nazione insulare, e permette alle navi di Parigi di utilizzare il suo porto navale meridionale, ora in fase di ammodernamento. La società francese Total e la multinazionale italiana Eni dovrebbero condurre, il prossimo anno, trivellazioni offshore nelle acque al largo della costa meridionale di Cipro.

Le acque del Mediterraneo orientale, ricche di idrocarburi, sono al centro di una lunga disputa tra Grecia, Cipro, Turchia ed i rispettivi partner internazionali per lo sfruttamento delle risorse energetiche e la demarcazione dei confini marittimi. I problemi tra Grecia e Turchia, in particolare, nascono dal fatto che i due Stati hanno opinioni contrastanti sull’estensione delle rispettive piattaforme continentali e sulla competenza nello sfruttamento di idrocarburi nelle acque adiacenti alle loro coste. La Francia sostiene con forza la Grecia e l’amministrazione greco-cipriota e, lo scorso anno, quando le tensioni erano alte, ha inviato navi da guerra e aerei da combattimento nel Mediterraneo orientale, per difendere la zona. A settembre, Atene ha annunciato che stava progettando di acquistare altri 6 caccia Rafale da Parigi e i governi dei due Paesi hanno firmato, a tal proposito, un accordo per aumentare la loro cooperazione in materia di Difesa. Questa cooperazione ha previsto l’acquisizione, da parte della Marina militare ellenica, di 3 fregate Belharra, nell’ambito di un rafforzamento del partenariato strategico greco-francese. 

L’accordo di difesa Francia-Grecia include altresì una clausola di assistenza reciproca, in base alla quale le due parti promettono di soccorrersi reciprocamente “con tutti i mezzi appropriati a loro disposizione e, se necessario, con l’uso della forza armata, se venisse congiuntamente accertato che un attacco armato si stia svolgendo contro il territorio di uno dei due Stati”. Il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ha dichiarato che l’accordo “protegge” la Grecia nel travagliato Mediterraneo. “In caso di attacco, il nostro Paese avrà il sostegno dell’esercito più forte del nostro continente”, ha affermato Mitsotakis.

La questione del Mediterraneo orientale si intreccia con quella della disputa sullo status giuridico di Cipro. Per citare solo i fatti più recenti di questa lunga diatriba, occorre ricordare che, negli ultimi colloqui informali tenutisi a Ginevra, dal 27 al 29 aprile 2021, i leader dell’amministrazione greco-cipriota e quelli dell’amministrazione turco-cipriota non sono riusciti a trovare un punto di incontro per cercare di definire la situazione politica dell’isola, dal 1983 formalmente divisa in due parti. La leadership greco-cipriota, rappresentata dal presidente Nikos Anastasiades, continua a sostenere che l’unica soluzione possibile sia quella di una federazione bizonale e bicomunale, dotata di uguaglianza politica, così come stabilito dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Al contrario, la leadership turco-cipriota, guidata dal presidente dell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro Nord (TRNC), Ersin Tatar, ritiene che non abbia senso tenere colloqui formali su Cipro senza il riconoscimento, come entità sovrana, di quella parte dell’isola e si rifiuta di ritirare la proposta di una soluzione “a due Stati”, avanzata dalla sua delegazione ma ritenuta illegittima da quella turco-cipriota. La Repubblica Turca di Cipro Nord, al momento, è riconosciuta solo dalla Turchia, mentre il resto della comunità internazionale la considera “nulla”. Pertanto, l’isola risulta attualmente divisa tra la Repubblica di Cipro, l’unica dotata di legittimità internazionale, e la cosiddetta Repubblica Turca di Cipro del Nord, che occupa il 36% del territorio.

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Chiara Gentili

di Redazione

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