Iraq: la lotta al terrorismo continua

Pubblicato il 10 novembre 2021 alle 11:44 in Iraq Medio Oriente

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Le forze irachene hanno effettuato operazioni militari su larga scala nelle regioni settentrionali, occidentali e centrali del Paese, durante le quali sono state in grado di distruggere nascondigli dello Stato Islamico e arrestare combattenti dell’organizzazione terroristica.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base delle dichiarazioni del Joint Operations Command di Baghdad, le operazioni sono state condotte nelle giornate dell’8 e del 9 novembre e hanno consentito alle forze irachene congiunte, formate da membri dell’esercito e dell’apparato di sicurezza, di scovare e distruggere tre nascondigli dell’ISIS a Sud della città di Mosul, nel Nord dell’Iraq, in cui erano stati riposte diverse tipologie di esplosivi, e di uccidere un attentatore suicida, che indossava una cintura esplosiva, nella zona di Tarmiyah, a Nord di Baghdad. Ciò è avvenuto nel quadro di un’operazione definita “preventiva”, effettuata dopo aver monitorato i movimenti del terrorista.

Parallelamente, nella sera dell’8 novembre, il maggiore generale Yahya Rasool, portavoce del comandante in capo delle forze armate irachene, ha dichiarato che i servizi di intelligence sono stati in grado di colpire tre nascondigli dell’ISIS nella provincia di Anbar, e, nello specifico, nelle zone di Wadi Al-qathif e Jalabat, nel deserto di Rutbah. Rasool ha parlato di un’operazione “qualitativa e di follow-up”, la quale ha portato altresì all’uccisione del terrorista Abu al-Bara, uno dei leader locali dello Stato Islamico. Alla luce di ciò, il portavoce ha sottolineato che i servizi di intelligence federali e di investigazione continueranno a portare avanti tali operazioni e a perseguire chiunque provi a minare la sicurezza dei cittadini.

In tale quadro, il 10 novembre, i servizi di sicurezza nazionali hanno annunciato di aver arrestato il cosiddetto “consigliere militare” dell’ISIS nella provincia di Ninive, dopo che questo, proveniente da un “Paese vicino”, era rientrato in Iraq. Al momento, hanno specificato i servizi di sicurezza, il caso è stato deferito alle autorità legali, le quali dovranno prendere le misure necessarie nei suoi confronti. Come confessato dal terrorista stesso, il “consigliere” di Ninive ha precedentemente elaborato piani, per conto dell’ISIS, volti a contrastare le forze militari durante le “operazioni di liberazione”, il che gli ha consentito di occupare posizioni a livello amministrativo e finanziario all’interno delle cellule dello Stato Islamico. Tra i ruoli ricoperti, vi è stato anche quello di “emiro” di una delle aree della cosiddetta provincia di “al-Jazeera”, e di funzionario finanziario dell’organizzazione.

Tale mobilitazione a livello di sicurezza si sta verificando a pochi giorni di distanza dal tentato omicidio del premier iracheno uscente, Mustafa al-Kadhimi, del 7 novembre. L’attacco, sino ad ora, non è stato ancora rivendicato, ma, secondo quanto riportato dall’emittente al-Arabiya potrebbero essere tre gli individui da collegare al tentato omicidio. Si tratterebbe di esponenti di due milizie filoiraniane particolarmente attive in Iraq, Asa’ib Ahl al-Haq e le Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili anche degli attacchi contro obiettivi statunitensi in Iraq, perpetrati da ottobre 2019. Ad appoggiare tale ipotesi vi è la rivelazione di funzionari locali, in condizioni di anonimato, i quali hanno affermato che i droni e i missili impiegati nell’attacco del 7 novembre sarebbero di fabbricazione iraniana. Ad ogni modo, si tratta di ipotesi ancora da accertare. Nel frattempo, però, la popolazione irachena ha mostrato sostegno alle forze di sicurezza e alle autorità irachene lanciando lo slogan “Io sono con lo Stato” e manifestando il proprio rifiuto verso le minacce di gruppi affiliati a Teheran.

Circa la minaccia terroristica, è del 26 ottobre l’attacco perpetrato, dallo Stato Islamico, contro il distretto di al-Rashad, nella città di Miqdadiyah, situata nel Nord-Est della regione di Diyala, il quale ha provocato la morte di almeno 15 persone, mentre circa altre 25 sono rimaste ferite. Diyala, insieme a Salah al-Din e Kirkuk, è incluso tra le tre regioni del cosiddetto “Triangolo della morte”, dove cellule dello Stato Islamico risultano essere ancora particolarmente attive. Secondo abitanti di villaggi sunniti, alla base dell’incremento di attacchi terroristici a Diyala vi è altresì l’esodo di residenti dai villaggi vicini da parte delle Forze di Mobilitazione popolare (PMF) durante la lotta contro l’ISIS. I villaggi evacuati verrebbero utilizzati dai terroristi per lanciare le loro operazioni. La stessa Muqdadiya, un obiettivo regolare dell’organizzazione terroristica, rappresenterebbe un rifugio per le cellule jihadiste, in quanto dà loro accesso alla regione del deserto centrale iracheno, collegato alla Siria.

Le perduranti operazioni di cellule terroristiche hanno spinto le forze irachene ad effettuare diverse operazioni nel Nord e nell’Est del Paese, soprattutto dal 2020, al fine di limitare i ripetuti attacchi attribuiti perlopiù all’ISIS.  Tra i risultati raggiunti nell’ultimo anno, il 19 luglio, il Servizio di sicurezza nazionale iracheno (INSS) ha annunciato l’arresto del cosiddetto “Emiro di Baghdad”, considerato uno dei leader di spicco dello Stato Islamico nella capitale. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione