Delegazione USA visita Taiwan, Pechino attiva l’Esercito

Pubblicato il 10 novembre 2021 alle 12:50 in Cina Taiwan USA e Canada

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Una delegazione di membri del Senato e della Camera dei Rappresentanti degli USA è arrivata a Taiwan a bordo di un aereo militare della Marina di tipo C-40A dalle Filippine, nella sera del 9 novembre. Oltre a criticare la visita, il 10 novembre, la Cina ha anche organizzato un’esercitazione dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) nei pressi dell’isola.

La visita non era stata annunciata ed è stata organizzata dall’American Institute in Taiwan (AIT), l’ambasciata de facto di Washington a Taipei. Le autorità taiwanesi non hanno fornito spiegazioni e hanno affermato che le informazioni rilevanti saranno diffuse dal Ministero degli Affari Esteri a tempo debito. Intanto, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha confermato la visita, sottolineando che sia conforme agli obblighi statunitensi ai sensi del Taiwan Relations Act e affermando che è prassi per Delegazioni del Congresso di viaggiare con aerei militari statunitensi. Il portavoce del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, John Kirby, ha poi ribadito che si tratta di una missione del Congresso e non è raro che tali missioni utilizzino aerei militari statunitensi ma non ha specificato chi siano i membri della delegazione.

Lo stesso 10 novembre, il comando orientale dell’EPL ha condotto pattugliamenti di prontezza al combattimento nei pressi dello Stretto di Taiwan per “migliorare ulteriormente le capacità di combattimento congiunto di più servizi e branche militari”. Il portavoce del comando orientale, Shi Yi, ha affermato che tali operazioni sono indirizzate sia alle azioni e alle parole gravi e sbagliate di altri Paesi sulla questione di Taiwan, sia alle forze separatiste che sostengono l’indipendenza di Taiwan. Shi ha affermato che si è trattato di misure necessarie per la salvaguardia della sovranità nazionale. Il portavoce ha poi aggiunto che le forze del comando orientale mantengono sempre un alto livello di allerta e adotteranno tutte le misure necessarie per contrastare tutti gli atti provocatori che mettono in pericolo gli interessi fondamentali della Cina e minacciano la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan e difenderanno risolutamente la sovranità nazionale e l’integrità territoriale cinesi. Come sottolineato da South China Morning Post, per la prima volta, le autorità di Pechino  hanno descritto un’operazione contro Taiwan come una pattuglia congiunta di prontezza al combattimento, indicando  il coinvolgimento di diverse forze nell’esercitazione.

Il portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, Wang Wenbin, ha dichiarato che la visita dei senatori statunitensi ha gravemente violato il principio “una sola Cina” e i tre comunicati congiunti sino-statunitensi. Pechino ha affermato di aver espresso rimostranze a Washington chiedendo l’interruzione di qualunque forma di scambio ufficiale con l’isola e di non inviare segnali erronei alle forze separatiste che sostengono l’indipendenza taiwanese. Wang ha ricordato che la riunificazione tra Taiwan e la Cina continentale non può essere impedita e tutti i tentativi in tal senso sono destinati a fallire. Il portavoce ha affermato che relazionarsi con le forze pro-indipendenza taiwanesi è un “gioco pericoloso in cui si rischia di scottarsi”.

Pechino considera l’isola una sua provincia, e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese (RPC). Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

In tale quadro, gli USA, pur avendo riconosciuto la RPC dal primo gennaio 1979 rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan, hanno intensificato i legami con l’isola e sono il suo maggior fornitore di armi da difesa. Gli Stati Uniti non contestano apertamente la rivendicazione della Cina su Taiwan, ma sono impegnati per legge a garantire che l’isola possa difendersi e a trattare tutte le minacce nei suoi confronti come questioni di “grave preoccupazione”. Le politiche statunitensi riguardanti la posizione di Washington su Taiwan sono principalmente contenute  nel Taiwan Relations Act ma anche nei Tre Comunicati congiunti USA-Cina e nelle Sei Assicurazioni

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione