Costa d’Avorio: “l’arma del welfare” nella guerra contro l’estremismo

Pubblicato il 10 novembre 2021 alle 9:17 in Africa Costa d'Avorio

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La Costa d’Avorio ha annunciato nuovi investimenti per le scuole, gli ospedali e per favorire l’occupazione, specialmente nel Nord del Paese, al fine di fornire alternative concrete alla popolazione, di fronte al reclutamento massiccio da parte di gruppi estremisti violenti nella regione del Sahel.

Lunedì 8 novembre, il primo ministro del Paese africano, Patrick Achi, ha sottolineato la necessità di agire per arginare la diffusione di quei fenomeni di matrice criminale o jihadista che stanno sconvolgendo i vicini Mali, Burkina Faso e Niger. La regione desertica in cui convergono i confini di questi tre Paesi, nota come “tri-border area”, è una zona particolarmente instabile, dove la conflittualità è cresciuta esponenzialmente tra il 2020 e il 2021. Qui operano gruppi jihadisti affiliati allo Stato Islamico e ad al-Qaeda, che in alcune occasioni collaborano anche con “banditi” locali, andando inoltre ad esasperare una serie di conflitti etnici preesistenti.

Alla luce di un quadro allarmante nella regione, il reclutamento di giovani è una preoccupazione crescente in Costa d’Avorio, secondo il premier, che l’8 novembre ha sottolineato che lo Stato rafforzerà la sicurezza delle frontiere insieme ai suoi partner occidentali. Tuttavia, di fondamentale importanza sono anche le misure di supporto sociale alla popolazione, al fine di disincentivare l’affiliazione a gruppi estremisti violenti. “Ci sono investimenti in corso nel Nord per costruire più scuole, ospedali e industrie e per garantire occupazione ai nostri giovani, per tenerli lontani dal richiamo dei terroristi”, ha dichiarato il primo ministro Achi. “La Costa d’Avorio e i suoi partner saranno in grado di affrontare la minaccia terroristica rafforzando la sicurezza nel Nord”, ha aggiunto.

Il premier ha affermato che sono stati investiti oltre 430 milioni di dollari nella creazione di un porto a secco nella città settentrionale di Ferkessedougou e in un centro agroindustriale integrato. Il progetto fa parte di una serie di grandi investimenti che proseguiranno nel 2022 e saranno finalizzati ad incrementare la produzione e lavorazione locale di cotone e anacardi. Il presidente, Alassane Ouattara, aveva già annunciato, all’inizio di quest’anno, che la Costa d’Avorio avrebbe speso l’1% del suo PIL nello sforzo mirato ad impedire ai terroristi di entrare nel Paese.  

Secondo la Banca Mondiale, prima dello shock globale innescato dalla pandemia, la Costa d’Avorio aveva una delle economie più robuste dell’Africa ed era cresciuta a un tasso medio annuo dell’8% dal 2012. Tuttavia, la situazione sanitaria globale ha colpito negativamente il Paese, rallentandone la crescita. In ogni caso, il PIL ha registrato comunque un +1.8% nel 2020. Si prevede che la robusta domanda interna e le esportazioni stabili possano comunque garantire una performance economica sempre migliore, già dal 2021. Inoltre, la recente scoperta da parte dell’italiana Eni di 2 miliardi di barili di petrolio a largo della costa ha generato grandi speranze per la Costa d’Avorio, sebbene oscurate dai timori relativi al declino del fossile e alle difficoltà per le istituzioni finanziare di inserire nei propri bilanci progetti che producono emissioni di carbonio. 

Per quanto riguarda la minaccia dell’estremismo violento, in relazione alla qualità della vita nel Paese, è importante sottolineare che la povertà è diminuita progressivamente in Costa d’Avorio (passando dal 46% nel 2015 al 39% nel 2020), ma questo fenomeno è stato limitato alle aree urbane. Al contrario, i livelli di povertà rurale sono aumentati del 2.4% nello stesso periodo. Secondo la Banca Mondiale, il Paese dovrebbe approvare politiche mirate a migliorare le condizioni di vita degli strati di popolazione più vulnerabili, ad integrare ulteriormente le donne nell’economia e a sviluppare efficacemente il proprio capitale umano. In caso contrario, le organizzazioni estremiste violente della regione saheliana potranno trarre vantaggio dalla situazione, reclutando militanti con sempre più facilità tra gli strati più poveri della società.

Infine, è necessario specificare che anche la situazione politica rimane fragile, anche se può essere definita relativamente stabile, rispetto ai Paesi vicini. Le elezioni legislative tenutesi il 6 marzo 2021 si sono svolte senza incidenti e sono state vinte dal partito al governo, l’Houphouëtists for Democracy and Peace (RHDP), guidato dal presidente in carica. Tuttavia, lo stesso non si può dire delle elezioni presidenziali del 31 ottobre 2020, che hanno visto la vittoria, per un contestato terzo mandato presidenziale di Ouattara, il cui inizio è stato segnato da proteste violente in cui sono morte almeno 85 dei manifestanti che sono scesi in piazza per opporsi al risultato.

La violenza post-elettorale del 2020 in Costa d’Avorio ha riportato alla memoria il voto presidenziale del 2010, che aveva scatenato una breve seppur sanguinosa guerra civile nel Paese. I disordini scoppiarono quando l’ex presidente, Laurent Gbagbo, si rifiutò di cedere il potere a Ouattara dopo aver perso le elezioni. Gli scontri che ne seguirono divisero il Nord e il Sud del Paese e causarono la morte di circa 3.000 persone. A tale proposito, è necessario ricordare che, a seguito della decisione della Camera d’Appello della Corte Penale Internazionale (CPI) di confermare l’assoluzione di Gbagbo, perseguito dalla CPI da otto anni per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi durante la crisi post-elettorale, l’ex presidente è tornato in Costa d’Avorio, il 27 luglio 2021, e ha annunciato la sua intenzione di partecipare alla vita politica del Paese. I rischi causati da nuovi scontri politici violenti sembrano al momento contenuti, ma non sono ancora totalmente da escludere. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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