Il contrabbando di armi che lega Iran, Yemen e Somalia

Pubblicato il 10 novembre 2021 alle 17:42 in Iran Somalia Yemen

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L’ultima ricerca della Global Initiative Against Transnational Organized Crime, un think tank con sede a Ginevra, ha documentato, in otto mesi di attente indagini, che oltre 400 armi illecite, inclusi fucili d’assalto di tipo 56-1, sono state contrabbandate dall’Iran in 13 località della Somalia, nell’ambito di spedizioni di materiale militare iraniano fornito ai ribelli yemeniti Houthi. Lo studio ha incrociato i numeri di serie dei Type 56-1, individuati in Somalia, con quelli di quasi 5.200 fucili simili recuperati in 6 località del Paese tra agosto 2018 e maggio 2021. La proliferazione di armi, legate al conflitto yemenita, in Somalia, ha avvertito il report, potrebbe avere potenziali gravi implicazioni sulla sicurezza del Puntland, una regione somala autonoma, e per il Paese nel suo insieme, nonché per i vicini Etiopia e Kenya.

Le armi fornite dall’Iran ai suoi alleati Houthi, in Yemen, verrebbero contrabbandate sul territorio somalo attraverso il Golfo di Aden. In Somalia, i terroristi di al-Shabaab, legati ad al Qaeda, stanno combattendo per destituire il governo e prendere il controllo di ampie zone del Paese. La Global Initiative against Transnational Organized Crime ha affermato che il suo studio ha attinto non solo ai dati raccolti sul campo ma anche agli inventari di 13 dau intercettati dalle navi militari. Si tratta della prima ricerca, pubblicamente disponibile, sulla portata del contrabbando illecito di armi dallo Yemen nel Paese del Corno d’Africa.

“Le armi che derivano dal commercio tra Iran e Yemen vengono trafficate nella stessa Somalia”, ha affermato lo studio, pubblicato mercoledì 10 novembre. “L’Iran ha ripetutamente negato qualsiasi coinvolgimento nel traffico di armi destinate agli Houthi. Tuttavia, una preponderanza di prove indica la fornitura statale iraniana”.

Il Ministero degli Esteri di Teheran e un portavoce delle forze Houthi non hanno ancora risposto alle richieste di commento sulla ricerca. Neanche il portavoce del governo somalo e il ministro della sicurezza interna hanno risposto alle chiamate o ai messaggi dell’agenzia di stampa Reuters, in cerca di chiarimenti.

Lo studio ha dichiarato che gli investigatori non sono stati in grado di identificare nel dettaglio gli acquirenti e i venditori delle armi. Tuttavia, ha specificato che una serie di elementi indicavano che le armi erano state originariamente fornite dallo Stato iraniano, come ad esempio la presenza di numeri di serie molto vicini tra loro, il che significa che il materiale faceva parte della stessa spedizione. Altre prove che hanno dimostrato il coinvolgimento iraniano, erano le informazioni dai sistemi di navigazione satellitare sui dau sequestrati e dalle bande di trafficanti. Un dau che trasportava armi sequestrate da una nave della Marina statunitense aveva un GPS con località memorizzate in Iran, Yemen meridionale e Somalia, incluso un piccolo ancoraggio vicino al porto di Jask, che ospita una base navale iraniana, e indicava come “casa” il porto yemenita di Mukalla, noto snodo per il contrabbando di armi. Lo studio ha infine rivelato che le armi finiscono nelle reti di traffico dove i clienti sono spesso fazioni armate somale in cerca di vantaggi in vista delle elezioni presidenziali nel Paese, programmate per fine mese, nonché milizie di clan e gruppi di ribelli islamici rivali legati ad al Qaeda e allo Stato islamico.

La guerra civile in Yemen fa da campo di battaglia all’Arabia Saudita e ai suoi alleati contro i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran. Mentre Riad, che guida una coalizione di Stati arabi, appoggia il governo riconosciuto a livello internazionale, con sede ad Aden, le prove del rapporto della Global Initiative Against Transnational Organized Crime hanno suggerito che gli Houthi avrebbero ricevuto addestramento e ingente sostegno materiale dalla Repubblica islamica dell’Iran. Una parte di questo sostegno iraniano consiste in consegne di armi leggere e di piccolo calibro (SALW), effettuate attraverso sofisticate reti di traffico marittimo transnazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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