Tunisia: disordini dopo la riapertura della discarica di Agareb

Pubblicato il 9 novembre 2021 alle 11:24 in Africa Tunisia

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La polizia tunisina ha sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti scesi in strada, ad Agareb, nell’Est del Paese, per protestare contro la decisione del Ministero dell’Ambiente di riaprire la discarica di rifiuti di El Gonna. I residenti si sono detti esasperati per la situazione ambientale della città e hanno espresso la propria rabbia marciando per le vie e scontrandosi con le forze dell’ordine, schierate in assetto antisommossa. 

La radio locale Shems FM e alcuni testimoni presenti sulla scena hanno riferito che un giovane manifestante sarebbe rimasto ucciso dopo essere stato colpito da un candelotto lacrimogeno. Tuttavia, il Ministero degli Interni ha specificato che il soggetto non aveva nulla a che fare con le proteste e che sarebbe morto nella sua abitazione a causa di problemi di salute, non per le ferite riportate durante gli eventi.

La chiusura della discarica di Agareb ha causato l’accumulo di migliaia di tonnellate di rifiuti domestici, da oltre un mese, nelle strade, nei mercati e persino negli ospedali di Sfax, seconda maggiore città della Tunisia. L’emergenza ha scatenato il forte disappunto dei residenti di Sfax, dove migliaia di persone hanno protestato, la scorsa settimana, accusando le autorità di voler deliberatamente uccidere gli abitanti e di aver violato i loro diritti. Per risolvere la situazione, il presidente tunisino, Kais Saied, ha invitato il ministro dell’Interno e il primo ministro a trovare una soluzione immediata. Nella serata di lunedì 8 novembre, il Ministero dell’Ambiente ha annunciato la riapertura della discarica di Agareb, nonostante il divieto posto da una decisione giudiziaria emessa sul caso nel 2019. La discarica, situata a circa 20 km da Sfax, è stata chiusa, quest’anno, dopo che i residenti si erano lamentati dell’inquinamento, del pericolo di diffusione delle malattie e dell’emergenza ambientale.

Testimoni hanno riferito che, quando gli operatori hanno iniziato a raccogliere i rifiuti e a trasportarli ad Agareb, centinaia di giovani si sono riuniti nella città, protestando contro la decisione, il che ha spinto la polizia a sparare gas lacrimogeni per dispere la folla. Il Ministero dell’Ambiente aveva precisato che la riapertura del centro di riciclaggio di Agareb sarebbe stato accompagnato da misure di risanamento e correzione. Tuttavia, queste ragioni non hanno convinto gli abitanti della cittadina.

La questione dei rifuti in Tunisia è un tema caldo e si collega ad un caso particolare che ha coinvolto, poco tempo fa, anche l’Italia. Si parla di quello che è stato soprannominato, dai media tunisini, lo “scandalo dei rifiuti”, ovvero una vicenda che ha riguardato il destino di circa 12.000 tonnellate di rifiuti italiani, destinate all’azienda tunisina Soreplast per il trattamento e il recupero dei materiali, che rischiavano di essere mandate nelle discariche del Paese Nord-africano. A febbraio di quest’anno, la faccenda è stata parzialmente risolta dopo che la Tunisia ha ottenuto dall’Italia un impegno ufficiale a recuperare i propri rifiuti, esportati illegalmente, entro un termine massimo di 90 giorni.

Il caso ha ottenuto risonanza mediatica  il 2 novembre 2020, quando il canale tunisino “El-Hiwar Ettounsi”, nel corso del programma televisivo “Le quattro verità”, ha rivelato l’esistenza di un contratto tra un’azienda tunisina, con sede a Sousse, e una società italiana, successivamente riconosciuta come la SRA Campania, con sede nella provincia di Salerno. Tale accordo prevedeva il trasferimento di 120 tonnellate di rifiuti l’anno dall’Italia alla Tunisia, in cambio di circa 48 euro per ogni tonnellata importata. Stando a quanto riferito da fonti tunisine, dall’Italia erano stati esportati nel Paese nordafricano 70 container con circa 120 tonnellate di rifiuti, mentre altri 200 container erano stati depositati presso il porto di Sousse, in attesa di essere smistati. I rifiuti in questione erano di varia natura, ma includevano altresì rifiuti ospedalieri, il che viola le norme vigenti in Tunisia, sia nazionali sia internazionali. Nello specifico, Tunisi ha classificato tali rifiuti come pericolosi e per i quali vige il divieto di introduzione transfrontaliera, secondo la Convenzione di Basilea. Per tale motivo, già tra giugno e luglio 2020, la Dogana aveva sequestrato 70 container “grandi” e successivamente altri 212, con l’intento di trasferirli nuovamente in Italia.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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