Taiwan: il report sulla difesa nazionale del 2021

Pubblicato il 9 novembre 2021 alle 15:26 in Cina Taiwan

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Il Ministero della Difesa taiwanese ha pubblicato il report sulla difesa nazionale del 2021, il 9 novembre, mettendo in evidenza la capacità di Pechino di isolare Taiwan.

Dal 1981, tale genere di documento viene pubblicato ogni due anni dal Ministero della Difesa dell’isola e quello relativo al 2021 analizza la minaccia posta dal Partito comunista cinese (PCC) impiegando la cosiddetta tattica della “zona grigia” con capitoli sui metodi di intrusione contro Taiwan, minacce di guerra informatica e rischi di guerra cognitiva. Rispetto ai metodi di intrusione, le minacce posso essere suddivise in militari e non e sono eseguite tramite il cosiddetto metodo della “non guerra, non armonia”, esercitando ambiguità e impiegando forza politica e militare. Ciò logora le capacità di combattimento taiwanesi, così come il morale della popolazione, nel tentativo di cambiare o sfidare lo status quo esistente attraverso lo Stretto e raggiungere l’obiettivo di “prendere Taiwan senza combattere”. In merito alle minacce di guerra informatica, il PCC avrebbe accresciuto la propria abilità. In termini di guerra cognitiva, invece, politicamente il PCC starebbe limitando l’attività dell’isola a livello internazionale, economicamente starebbe cercando di attirare imprese e cittadini di Taiwan, militarmente starebbe facendo pressioni aumentando le attività di tale genere e psicologicamente avrebbe danneggiato la determinazione alla difesa taiwanese.

Oltre a questo, nel documento relativo al 2021 è stato affermato che le forze armate di Pechino sarebbero già in grado di bloccare i principali porti, aeroporti e rotte di volo di Taiwan. In linea con la crescente modernizzazione delle sue forze, le minacce militari di Pechino starebbero diventando più intense e le forze cinesi avrebbero sviluppato sei tipi di capacità operative contro l’isola, inclusi i blocchi, per tagliare le linee di comunicazione aeree e marittime e influenzare il flusso delle forniture militari e di risorse logistiche. Questo sarebbe dovuto principalmente alla crescente forza delle capacità contraeree, di controllo marittimo e di attacco terrestre della Marina e dell’Aeronautica e al rapido dispiegamento di nuovi missili per la Rocket Force dell’EPL.

Il rapporto ha anche sottolineato il dispiegamento da parte cinese di satelliti all’avanguardia, navi spia e droni per migliorare la raccolta di informazioni su Taiwan, comprese le sue attività militari e la preparazione sul campo di battaglia. Oltre a questo, tutti i missili balistici, da crociera, aerei e da attacco terrestre dell’EPL sarebbero in grado di colpire obiettivi politici, economici e militari a Taiwan. Inoltre, le forze della Cina continentale avrebbero la capacità di effettuare operazioni di sbarco congiunte contro Taiwan con navi anfibie affiancate da navi portacontainer commerciali.

Il report ha poi fatto luce sulla cooperazione tra Taiwan e USA in materia di difesa affermando che gli scambi militari attivi tra Taiwan e gli Stati Uniti hanno coinvolto i 384 programmi e 2.799 militari, tra settembre 2019 e agosto 2021. In tale arco di tempo, 542 militari taiwanesi hanno visitato gli Stati Uniti, nel quadro di 175 programmi, mentre 618 soldati statunitensi sono andati sull’isola in base a 107 programmi. Circa 1.639 membri delle due parti sono stati poi coinvolti in altri 102 programmi.

La Cina ha recentemente aumentato le attività militari intorno a Taiwan. Pechino considera l’isola una sua provincia, e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese (RPC). Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

In tale quadro, gli USA, pur avendo riconosciuto la RPC dal primo gennaio 1979 rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan, hanno intensificato i legami con l’isola e sono il suo maggior fornitore di armi da difesa. Gli Stati Uniti non contestano apertamente la rivendicazione della Cina su Taiwan, ma sono impegnati per legge a garantire che l’isola possa difendersi e a trattare tutte le minacce nei suoi confronti come questioni di “grave preoccupazione”. Le politiche statunitensi riguardanti la posizione di Washington su Taiwan sono principalmente contenute  nel Taiwan Relations Act ma anche nei Tre Comunicati congiunti USA-Cina e nelle Sei Assicurazioni

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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