Myanmar: 3 milioni di persone a rischio

Pubblicato il 9 novembre 2021 alle 12:02 in Asia Myanmar

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Il sottosegretario generale per gli affari umanitari e coordinatore per gli aiuti di emergenza dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA), Martin Griffiths, ha avvertito che la situazione umanitaria in Myanmar si sta deteriorando con oltre 3 milioni di persone che necessitano aiuti vitali. L’8 novembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito a porte chiuse per discutere della situazione nel Paese asiatico.

 La data dell’incontro del Consiglio di sicurezza è coincisa con il primo anniversario della rielezione del governo di Aung San Suu Kyi, poi estromesso dai militari il successivo primo febbraio. Il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ha affermato che tali votazioni erano state ritenute libere ed eque dagli osservatori nazionali e internazionali e ha poi ribadito l’appello dell’Onu affinché i militari rispettino la volontà del popolo e riportino il Paese verso la transizione democratica.

Il Regno Unito ha richiesto la riunione del Consiglio di sicurezza dell’8 novembre mosso dalla preoccupazione per l’intensificarsi di azioni militari nel Nord-Ovest del Paese. Il vice ambasciatore britannico alle Nazioni Unite, James Kariuki, ha affermato che tali azioni potrebbero rispecchiare quanto già avvenuto prima delle atrocità commesse nello Stato di Rakhine contro i rohingya, nel 2017. Il Myanmar è accusato di genocidio presso la Corte internazionale di giustizia per la repressione militare del 2017 sui rohingya che aveva costretto più di 730.000 persone a fuggire in Bangladesh. Il Myanmar ha negato il genocidio e ha affermato che le sue forze armate stavano colpendo militanti che avevano attaccato le postazioni di polizia.

Lo stesso 9 novembre, Griffiths ha affermato che la situazione nel Nord-Ovest del Myanmar è diventata “estremamente preoccupante” con l’escalation dei combattimenti tra l’esercito del Myanmar e la Chinland Defense Force nello Stato di Chin e tra i militari e le forze di difesa del popolo nelle regioni di Magway e Sagaing. Griffiths ha affermato che più di 37.000 persone, tra cui donne e bambini, sono state sfollate di recente e più di 160 case sono state bruciate, comprese le chiese e gli uffici di un’organizzazione umanitaria. Il funzionario dell’Onu ha ricordato che gli attacchi contro i civili e le infrastrutture non militari, compresi gli operatori e le strutture umanitarie, sono vietati dal diritto umanitario internazionale e “devono cessare immediatamente”.

Già lo scorso 5 novembre, più di 500 gruppi per i diritti civili avevano chiesto una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per fermare l’escalation di violenza nello stato di Chin in Myanmar. I media locali, alcuni testimoni e le Nazioni Unite avevano riferito di uno schieramento di armi pesanti e truppe di soldati nello Stato di Chin, che suggerirebbe un imminente attacco da parte dell’Esercito per colpire i gruppi di miliziani che si sono formati dopo il colpo di Stato del primo febbraio scorso.

In reazione a tale evento, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito il governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso mentre il 7 settembre successivo, il presidente ad interim del GUN, Duwa Lashi La, ha dichiarato lo stato di emergenza e ha lanciato una “guerra difensiva”.

In Myanmar, l’Esercito ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo.   L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dell’8 novembre 2020, che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva fino ad allora guidato il Paese, effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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