Libia: occhi puntati sulle elezioni presidenziali, e sul premier Dabaiba

Pubblicato il 9 novembre 2021 alle 10:49 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’8 novembre è stato dato il via alle candidature per gli aspiranti deputati e capi di Stato in Libia, in vista delle elezioni legislative e presidenziali. Sebbene non sia stato ancora fatto alcun annuncio ufficiale, il premier ad interim, Abdulhamid Dabaiba, sembra essere intenzionato a candidarsi, ma potrebbe essere ostacolato.

L’annuncio dell’apertura delle registrazioni è stato dato, il 7 novembre, dal capo dell’Alta Commissione elettorale nazionale libica (HNEC), Imad al-Sayeh, il quale ha riferito che gli aspiranti presidenti potranno candidarsi fino al 22 novembre, mentre le registrazioni alle elezioni legislative saranno consentite fino al 7 dicembre. Inoltre, dall’8 al 28 novembre verranno distribuiti circa 2,8 milioni di tessere elettorali all’interno di 1.906 seggi distribuiti in tutto il Paese. Circa la data delle elezioni, al-Sayeh ha affermato che il primo turno delle elezioni presidenziali si terrà il 24 dicembre, in occasione del 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. Le elezioni legislative, invece, si terranno dopo 52 giorni, presumibilmente il 14 febbraio 2022, in concomitanza con il secondo turno delle presidenziali.

Già alcuni giorni prima, il 4 novembre, l’Alta commissione aveva riferito di aver accettato tutti gli emendamenti tecnici apportati alle leggi emanate dalla Camera dei Rappresentanti, con sede a Tobruk, per regolamentare le elezioni legislative e presidenziali. A tal proposito, il 7 novembre, al-Sayeh ha precisato che non sono state ricevute modifiche all’articolo 12 della legge elettorale per le presidenziali. Si tratta di uno degli articoli più controversi, in base al quale gli aspiranti presidenti sono chiamati a lasciare i propri incarichi, sia civili sia militari, novanta giorni prima della data delle elezioni.

Ciò escluderebbe il premier ad interim attualmente in carica, Dabaiba, il quale, secondo un funzionario del governo, sarebbe intenzionato a concorrere alle presidenziali. Alla luce di ciò, secondo quanto riportato dall’emittente al-Arabiya, il primo ministro avrebbe inviato una lettera all’Alta commissione in cui definisce l’articolo 12 discriminatorio e vincolante, oltre che una forma di violazione del principio di pari opportunità. Motivo per cui, Dabaiba avrebbe chiesto di modificare tale articolo e, in caso contrario, di fare ricorso a tribunali competenti. In tale quadro, attraverso un memorandum firmato da 56 deputati, anche il vicepresidente del Parlamento libico, Fawzi al-Nuiri, ha invitato l’Alta commissione elettorale a modificare l’articolo 12 della legge per le elezioni presidenziali, al fine di dare a un maggior numero di individui l’opportunità di candidarsi e scongiurare divergenze e future contestazioni, possibile fonti di destabilizzazione.

Al momento, non è chiaro se l’Alta commissione accetterà o meno di modificare il controverso articolo. Allo stato dei fatti, un altro aspirante candidato potrebbe concorrere senza violare l’articolo 12, il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, il quale ha precedentemente annunciato di aver sospeso le proprie funzioni di militare, con l’obiettivo di partecipare alle elezioni presidenziali libiche. L’annuncio della sospensione delle attività di Haftar è giunto il 22 settembre attraverso un comunicato dell’LNA sulla propria pagina Facebook, in cui è stato specificato che, per i tre mesi successivi, sarebbe stato il generale Abdul Razzq Nadori a guidare le forze militari dell’Est libico. 

Altri possibili candidati sono Saif al Islam Gheddafi, secondogenito dell’ex sovrano libico deposto, Muammar Gheddafi, l’ex ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, e il presidente del Parlamento, Aguila Saleh, nessuno dei quali, però, ha ufficialmente dato annuncio della propria candidatura. La lista di coloro che desiderano porsi alla guida della Libia post-crisi include altresì l’ex rappresentante libico presso le Nazioni Unite, l’ambasciatore Ibrahim Dabbashi, l’ex ambasciatore libico negli Emirati Arabi Uniti, Aref Ali Nayed, un deputato, Abdel Salam Nassiyah, e il leader del Partito del Rinnovamento Suleiman al-Bayoudi.

Intanto, la popolazione libica attende di poter recarsi alle urne per poter eleggere, in modo diretto, la futura guida del Paese. Le elezioni sono state concepite come la pietra angolare di una tabella di marcia politica, sostenuta dalle Nazioni Unite, il cui obiettivo è porre fine alla perdurante crisi e guerra civile, il cui inizio risale al 15 febbraio 2011. È del 5 febbraio 2021 la nomina delle nuove autorità esecutive temporanee da parte del Forum di dialogo politico, tra cui quella di Mohamed al-Menfi come capo del Consiglio presidenziale, mentre è del 10 marzo il voto di fiducia al governo ad interim, guidato da Abdulhamid Dabaiba. Entrambe le date hanno segnato un momento “storico” per il Paese Nordafricano. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’ LNA e il precedente governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). 

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione