Iran, negoziati sul nucleare: un ritorno “condizionato”

Pubblicato il 9 novembre 2021 alle 9:30 in Iran USA e Canada

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L’Iran ha accettato di risedersi al tavolo dei negoziati volti a ripristinare l’accordo sul nucleare, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Tuttavia, sono state richieste condizioni specifiche.

In particolare, Teheran ha chiesto a Washington di revocare tutte le sanzioni in una volta sola, di riconoscere lo sbaglio commesso nell’essersi ritirata dall’intesa e l’impegno da parte statunitense a non abbandonare nuovamente l’accordo. Questo è quanto espresso, l’8 novembre, dal viceministro degli Esteri iraniano, Ali Bagheri Kani, altresì capo negoziatore per Teheran, alla vigilia dell’inizio di un tour europeo. Dichiarazioni simili sono state rilasciate anche dal portavoce del Ministero degli Esteri dell’Iran, Saeed Khatibzadeh, nel corso della conferenza stampa settimanale.

Stando a quanto riferito dallo stesso Kani, nei prossimi giorni vi saranno incontri con funzionari europei, volti a discutere di questioni bilaterali e regionali e della ripresa dei colloqui sul nucleare. In particolare, una fonte diplomatica francese ha rivelato che Kani incontrerà, oggi, 9 novembre, Philippe Errera, direttore degli affari politici presso il Ministero degli Esteri francese e capo della delegazione negoziale francese, per discutere della ripresa dei colloqui di Vienna. Questi ultimi, come annunciato in precedenza dal capo negoziatore, dovrebbero riprendere il 29 novembre prossimo. A tal proposito, Teheran, ha affermato Kani, si impegnerà a difendere i propri interessi nazionali e si adopererà per vedere revocate le “sanzioni illegali” imposte.

Gli ultimi negoziati sul nucleare iraniano avevano avuto inizio il 6 aprile e, nonostante l’ottimismo espresso da più parti nel corso dei sei round, non hanno portato ad alcun risvolto significativo. Poi, il 17 luglio, sono stati sospesi, alla luce del “periodo di transizione” vissuto da Teheran con l’elezione di un nuovo presidente, Ebrahim Raisi. Ai meeting hanno partecipato, all’interno di una “Commissione mista”, delegati di Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito. Anche una delegazione degli USA si è recata a Vienna, ma non ha preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington fino a una completa rimozione delle sanzioni. Pertanto, sono stati gli altri Paesi a fare da spola tra le delegazioni iraniana e statunitense, nel quadro di colloqui indiretti.

Secondo il portavoce del Comitato parlamentare per la sicurezza nazionale, Mahmoud Abbaszadeh Mishkini, il nuovo round di negoziati dovrebbe riprendere dal punto in cui gli USA, l’8 maggio 2018, si erano ritirati. Al contempo, secondo alcuni, Teheran teme che i Paesi europei e gli Stati Uniti possano fare pressione sull’Iran in merito alle sue “attività regionali” e alla fabbricazione e utilizzo di missili balistici, in base al meccanismo di “risoluzione dei conflitti” a cui Washington potrebbe fare appello in caso di ritorno nell’intesa.

Mentre i funzionari statunitensi ed europei avevano affermato di essere vicini al raggiungimento di un accordo con il predecessore “moderato” di Raisi, Hassan Rouhani, i sostenitori della linea dura che ora dominano Teheran hanno chiarito che non si aspettano molti progressi dai colloqui futuri.  “Tenere colloqui sul nucleare non è la nostra priorità assoluta poiché la nuova strategia iraniana consiste nel non fare più affidamento sul JCPOA e nel non investire in qualcosa che è fallito”, ha dichiarato un membro del governo iraniano. “L’altra parte verrà ai colloqui e dirà all’Iran ‘sei un ragazzaccio’. L’Iran, che è impegnato nella diplomazia e nei negoziati, risponderà con calma, mettendo sul tavolo la sua lista dei desideri, che gli Stati Uniti troveranno probabilmente troppo costosa e inaccettabile”, ha continuato la medesima fonte.

In base all’accordo del 2015, l’Iran aveva accettato di frenare le proprie attività nucleari in cambio della revoca delle sanzioni internazionali. Tuttavia, la precedente amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump, ha accusato l’Iran di violare lo spirito dell’accordo, ritenendo Teheran “il principale sponsor statale del terrore” e accusandola di aver perseguito un ambizioso programma di missili balistici. Motivo per cui, a seguito del ritiro dall’intesa, Washington ha imposto sanzioni contro l’Iran, che hanno provocato problemi alla sua economia. Ad ogni modo, il nuovo presidente iraniano ritiene che l’economia dell’Iran possa prosperare, nonostante le sanzioni, rilanciando la produzione interna e potenziando i rapporti commerciali con i Paesi vicini. Nel frattempo, Teheran non è convinta delle promesse del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il quale ha riferito che Washington tornerà all’accordo a condizione che anche l’Iran rispetti pienamente i propri impegni. 

Secondo quanto riportato in precedenza dal quotidiano al-Arabiya, la politica del nuovo governo di Teheran in merito al dossier sul nucleare è disciplinata da tre documenti. Il primo è il messaggio del leader supremo, Ali Khamenei, all’ex presidente Hassan Rouhani, del 2015, con cui era stato approvato il JCPOA. Il secondo è il disegno di legge approvato dal Parlamento iraniano il 2 dicembre 2020 riguardante un “Piano d’azione strategico per contrastare le sanzioni”, mentre il terzo è il discorso di Khamenei del 7 febbraio 2021. In base a questi “documenti”, sono diverse le condizioni che l’Iran potrebbe proporre al tavolo dei negoziati. Innanzitutto, si pensa che Teheran non accetti di interrompere le attività nucleari fino a una completa revoca delle sanzioni. Ciò significa che non verrà accettato un “impegno a impegnarsi”. Poi, la parte iraniana potrebbe non accettare di modificare le tempistiche precedentemente approvate, in particolare “il giorno di transizione”, nel 2023, il termine entro il quale l’UE si è impegnata a rimuovere o sospendere ulteriori misure sanzionatorie, e la data di scadenza della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, prevista per il 2025. L’Iran potrebbe essere contrario anche all’inclusione di una nuova clausola per garantire impegni a lungo termine sulla non proliferazione delle armi nucleari, mentre si presume chiederà la revoca di tutte le sanzioni, anche quelle imposte dopo l’entrata in vigore dell’accordo. Un’altra condizione potrebbe altresì essere quella di garanzie da parte degli USA, i quali oltre a revocare sanzioni dovrebbero assicurare che non si ritireranno più dall’intesa. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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