India, Kashmir: continuano le violenze, 2 morti

Pubblicato il 9 novembre 2021 alle 18:59 in Asia India

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Due persone sono state uccise a colpi di arma da fuoco nel Kashmir amministrato dall’India, il 7 e l’8 novembre, nel quadro di una serie di attacchi mirati iniziati ad ottobre 2021.

Nel primo caso, nella sera del 7 novembre, un agente di polizia di 29 anni, Tauseef Ahmad, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco fuori dalla sua casa nel quartiere di Batamaloo, nel centro di Srinagar, la città principale del Kashmir indiano. Nel secondo caso, nella sera dell’8 novembre, un residente di Astengo, nel distretto di Bandipora, Muhammad Ibrahim Khan, è stato gravemente ferito quando sospetti ribelli gli hanno sparato vicino a un negozio di alimentari nella zona di Bohri Kadal della città di Srinagar. L’uomo lavorava nel negozio di proprietà di un indù del Kashmir ed è morto per le ferite riportate. La polizia ha definito l’episodio un caso di terrorismo.

Le due morti sono arrivate in seguito ad una serie di omicidi mirati, iniziati il 5 ottobre scorso, che hanno colpito principalmente minoranze indù e sikh e lavoratori migranti provenienti da altre parti dell’India. L’ultimo incidente ha portato il numero totale di uccisioni a 42, tra cui 19 ribelli, 13 civili e 10 soldati indiani. Le autorità di sicurezza del Kashmir hanno attribuito la responsabilità di parte delle uccisioni a Hizbul Mujahideen, un gruppo tradizionalmente formato da combattenti locali, e al Fronte di Resistenza (TRF), ritenuto il ramo locale del gruppo militante Lashkar-e-Taiba che ha sede in Pakistan. La cellula si sarebbe formata dopo che l’India ha revocato la semi-autonomia della regione il 5 agosto 2019. Negli ultimi attacchi, i membri del TFR hanno usato per lo più armi di piccolo calibro come pistole. In una dichiarazione sui social media, il gruppo ha affermato che non stava colpendo le persone sulla base della loro religione, ma aveva come obiettivo solo coloro che lavorano per le autorità indiane.

A seguito di tali uccisioni mirate, la regione è stata messa in stato di massima allerta e le forze di sicurezza hanno intensificato le operazioni di controinsurrezione contro i ribelli. A ottobre 2021, si sono verificati almeno 11 scontri a fuoco tra le forze indiane ei ribelli. A Srinagar, dove ha avuto luogo la maggior parte di questi scontri a fuoco, sono stati costruiti nuovi bunker e posti di blocco mentre sono state intensificate le misure di sorveglianza. Mehbooba Mufti, l’ex primo ministro della regione, ha criticato il governo per le uccisioni.”La situazione della sicurezza in Kashmir si è deteriorata a tal punto che non passa settimana in cui un innocente non perda la vita”, ha dichiarato Mufti su Twitter. 

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Le parti si sono spesso accusate l’un l’altra di aver di aver violato il cessate il fuoco del 2003. Al contempo, dal 1989, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

Il conflitto si è intensificato dopo che,  il 5 agosto 2019, l’esecutivo indiano guidato dal premier Narendra Modi, a capo del partito nazionalista-induista BJP, aveva suddiviso il territorio del Kashmir sotto la propria giurisdizione in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh. Così facendo erano stati revocati gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Di conseguenza, lo status speciale della regione era stato revocato e la sua costituzione separata era stata annullata. Nuova Delhi ha circa 500.000 soldati e paramilitari schierati nel Kashmir per cercare di contenere tale movimento. La mossa era stata seguita da un blocco di sicurezza durato mesi, durante il quale centinaia di leader, attivisti, avvocati e giovani del Kashmir sono stati arrestati.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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