Donbass: studio sul tracciamento delle armi conferma il coinvolgimento della Russia

Pubblicato il 9 novembre 2021 alle 6:44 in Europa Russia Ucraina

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Uno studio sulle armi e sulle munizioni utilizzate nella guerra in Ucraina ha mostrato che la Russia ha sistematicamente alimentato il conflitto, fornendo ai separatisti dispositivi militari. L’analisi, definita tra le più complete mai condotte sulla questione, è stata finanziata dall’Unione Europea e dal Ministero degli Esteri tedesco.

A condurla è stata la Conflict Armament Research, una società con sede in Gran Bretagna specializzata nel tracciamento di armi. A riportare lo studio è stata la testata statunitense The New York Times. Nonostante la completezza di tale analisi, è importante sottolineare che non si tratta della prima che è stata realizzata per mettere in luce il coinvolgimento di Mosca nella guerra. Anche gli Stati Uniti e i Paesi europei, attraverso ricerche, avevano condannato le forniture di armi della Russia, la quale sostiene i separatisti nelle regioni di Lugansk e di Donetsk, nel Donbass, area dell’Ucraina Orientale dove è in corso un conflitto interno con le autorità di Kiev dal 2014.

L’importanza dell’ultimo studio risiede nel fatto che si tratta di uno “dei più completi” mai condotti sulla guerra in Donbass. Sebbene sia improbabile che cambi il quadro generale, ha offerto una visione più dettagliata sui trasferimenti illeciti di armi in Ucraina e ha illustrato la portata del commercio di armi che sta alimentando l’unica guerra ancora attiva in Europa. Mentre le analisi precedenti sullo spostamento di armi russe in Ucraina sono state basate su fotografie o informazioni governative, il nuovo rapporto si è focalizzato sullo studio delle armi concretamente utilizzate nel conflitto.

I ricercatori hanno esaminato 4.793 munizioni per armi di piccolo calibro e 43 armi recuperate, dal 2014 al 2019, dai campi di battaglia. Tra i dispositivi, sono stati esaminati lanciagranate, missili antiaerei. Successivamente, sono stati rintracciati i numeri di serie e altri segni di identificazione fino a giungere ai produttori delle armi. Durante l’indagine, sono state identificate alcune tipologie di lanciagranate, fucili di precisione e mine che non sono mai stati utilizzati dall’Esercito Ucraino, di conseguenza sono stati ricondotti alla Russia. La conferma poi è giunta dall’analisi di armi altamente specializzate, di fabbricazione esclusivamente russa. Si tratta di dispostivi ideati per essere posizionati sotto una mina terrestre che esplodono quando si tenta di disattivare la mina. Inoltre, l’analisi dei proiettili rinvenuti sul campo ha dipinto un quadro ancora più dettagliato sulla provenienza delle armi. L’intero campione di munizioni per armi di piccolo calibro era stato fabbricato in siti russi dell’Unione Sovietica, hanno affermato i ricercatori. Nel dettaglio, i proiettili sono stati realizzati in un arco temporale di 65 anni. La munizione di Kalashnikov più datata era stata prodotta nel 1948, appena un anno dopo l’introduzione del fucile nell’Unione Sovietica.

Lo studio ha fornito “una finestra su un conflitto in gran parte dimenticato che, dall’inizio del 2014, persiste ai margini dell’Europa”, afferma il rapporto. Dal titolo “Armi da guerra in Ucraina”, nel report si legge che le forze separatiste “sono più che milizie armate con armi ereditate dall’ex Unione Sovietica; piuttosto, replicano le tattiche degli Eserciti moderni e seguono una dottrina militare consolidata”.

Il governo russo e i produttori di armi russi non hanno risposto alle richieste di commento dei ricercatori. Il Cremlino ha sempre negato il trasferimento di armi in Ucraina, anche dopo che i governi Occidentali avevano fornito prove a conferma dello spostamento di materiale bellico verso l’area di crisi. Tra questi, era stata denunciata la presenza del sistema missilistico antiaereo cingolato, che, nel 2014, aveva abbattuto un aereo di linea, uccidendo tutte le 298 persone a bordo. Funzionari russi hanno di frequente accusato i governi Occidentali di aver alimentato il conflitto attraverso il loro sostegno militare all’Ucraina. Ad esempio, gli Stati Uniti hanno fornito a Kiev i missili Javelin anticarro, così come la Turchia e i suoi droni Bayraktar, utilizzati, per la prima volta, il 27 ottobre.  

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione