Donbass: la DPR riporta una vittima e un ferito

Pubblicato il 9 novembre 2021 alle 20:36 in Europa Ucraina

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Nonostante il cessate il fuoco del 27 luglio 2020, continuano gli scontri tra i separatisti e le Forze Armate ucraine nel Donbass. Il vice capo della milizia popolare dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk (DPR), Edward Basurin, ha dichiarato, martedì 9 novembre, che un separatista è rimasto ucciso, mentre un altro ha riportato gravi ferite, a seguito dei bombardamenti perpetrati dall’Esercito di Kiev.

La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa statale russa RIA Novosti. Nel corso della medesima giornata, la ministra degli Esteri della DPR, Natalya Nikonorova, ha accusato l’Ucraina di “provocazioni”, attutate con lo scopo di spingere i militanti della DPR a riprendere le ostilità “su vasta scala” per poi “presentarsi come vittima” e riuscire nell’intento di “riscrivere gli Accordi di Minsk”. Tali sviluppi giungono dopo che il Ministero della Difesa ucraino aveva annunciato, il 2 novembre, la presenza di circa 90.000 militari russi “lungo i confini e presso i territori temporaneamente occupati dalla Federazione Russa”. A riportare dell’incremento di soldati russi erano stati due report pubblicati dalle testate The Washington Post e Politico. Inizialmente, il Cremlino aveva negato la veridicità di tali pubblicazioni. Successivamente, il 3 novembre, il portavoce del presidente russo, Dmitry Peskov, aveva giustificato il dispiegamento, affermando che la Russia “è libera di mantenere la presenza militare sul suo territorio nelle aree in cui ritiene sia necessario”.

Le notizie sul presunto trasferimento delle Forze Armate russe sul lato Occidentale della Federazione, in particolare al confine con l’Ucraina, erano iniziate a circolare, il 30 ottobre, tramite la testata statunitense The Washington Post, la quale aveva citato fonti diplomatiche presso l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Riferendosi alle rivelazioni di funzionari europei e USA, il quotidiano aveva definito “insolito” il movimento del contingente militare russo attraverso il territorio. I funzionari, che avevano parlato a condizione di anonimato perché non autorizzati a discutere pubblicamente della questione, avevano affermato che gli spostamenti delle truppe di Mosca avevano riacceso le preoccupazioni sorte ad aprile, quando la Federazione aveva dispiegato fino a 100.000 militari al confine con l’Ucraina. In tale occasione, si era trattato del maggiore quantitativo di truppe che la Russia aveva collocato lungo la frontiera con l’Ucraina dal 2014, anno in cui è stata “occupata” la penisola di Crimea.  

La conferma è poi arrivata più tardi, il primo novembre, quando il quotidiano Politico ha pubblicato immagini satellitari che hanno mostrato l’effettivo quantitativo del contingente militare russo lungo il confine. Le foto, scattate dalla società Maxar Techbologies, hanno messo in luce un “preoccupante” dispiegamento nei pressi della città russa di Yelnya, vicino al confine con l’alleata Bielorussia, che sarebbe iniziato a partire dalla fine di settembre. Le immagini hanno rivelato la presenza di unità corazzate, carri armati e artiglieria semovente, truppe di terra e, soprattutto, la divisione élitaria della 1° Armata carri della Guardia della Federazione. Tale divisione è stata progettata “per condurre operazioni a ogni livello di combattimento: dalla contro insurrezione alla guerra meccanizzata”, ha spiegato un analista citato da Politico. L’esperto ha altresì aggiunto che la 1° Armata è sempre la prima a “ricevere attrezzature di ultima generazione” e a svolgere i test di nuovi armamenti. Successivamente, il primo novembre, il Ministero della Difesa degli USA ha annunciato di aver avviato il monitoraggio della situazione al confine russo-ucraino in seguito a segnalazioni di “attività insolite russe”. 

Infine, è importante ricordare che, lo scorso primo aprile, si era verificata una situazione analoga che aveva profondamente preoccupato la comunità internazionale. In tale data, l’Ucraina aveva denunciato una potenziale provocazione russa nel Donbass, accusando Mosca di aver dispiegato massicce truppe al confine Orientale con l’Ucraina. Per il Cremlino, tale gesto era legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, la SBU, aveva dichiarato che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche di Lugansk (LPR) e Donetsk (DPR) servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona. Successivamente, il 21 aprile, Mosca aveva altresì schierato decine di carri armati a 20 km dal confine con l’Ucraina. Inoltre, erano state avvistate lunghe fila di mezzi corazzati dirigersi verso la regione russa di Krasnoperekopsk, situata nella penisola crimeana. Un filmato, registrato la mattina presto e diffuso da Aviapro, aveva confermato tale dispiegamento. Numerose testate internazionali avevano paragonato lo spostamento militare russo dello scorso aprile a quello del 2014, anno in cui è stata “occupata” la Crimea, incrementando i timori dell’Occidente sul rischio di un nuovo conflitto armato. Tuttavia, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto, a confine con l’Ucraina dell’Est.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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