Tour Asia-Europa per il nuovo inviato degli USA in Afghanistan

Pubblicato il 8 novembre 2021 alle 16:47 in Afghanistan USA e Canada

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L’8 novembre, il nuovo rappresentante speciale degli Stati Uniti per l’Afghanistan, Thomas West, ha iniziato il suo primo viaggio in Europa e in Asia per discutere della crisi nel Paese con i partner internazionali.

“Mi recherò in Europa e in Asia a partire da oggi per discutere la via da seguire per l’Afghanistan con alleati e partner. La comunità internazionale deve agire insieme per essere efficace”, ha affermato West, l’8 novembre. Prima del suo viaggio, l’inviato speciale ha incontrato il Segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, che ha specificato in un post su Twitter che la prima tappa di questo tour sarà Bruxelles. Nel frattempo, l’ambasciatore von Brandt, capo della delegazione dell’UE in Afghanistan, ha affermato che non vede l’ora di incontrare West. 

Il nuovo rappresentante degli USA ha sostituito il suo predecessore, Zalmay Khalilzad, a seguito delle sue dimissioni, rese pubbliche il 18 ottobre. La notizia era stata annunciata dal segretario di Stato Blinken, che in un post su Twitter aveva ringraziato Khalilzad per “decenni di instancabile servizio”. Per chiarire tali eventi, il quotidiano afghano ToloNews aveva pubblicato la lettera di dimissioni inviata dal dimissionario rappresentante di Washington in Afghanistan. “Oggi le nostre forze armate sono fuori dal Paese, la guerra è finalmente finita per gli Stati Uniti e gli altissimi costi finanziari di questo impegno possono ora essere diretti verso altre necessità vitali. Tuttavia, l’accordo politico tra il governo afghano e i talebani non è andato avanti come previsto. Le ragioni sono troppo complesse e condividerò i miei pensieri nei prossimi giorni e settimane, dopo aver lasciato il servizio governativo”, aveva scritto Khalilzad. 

L’ex inviato speciale degli USA aveva lavorato per l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, alla finalizzazione di uno “storico” accordo tra Washington e i talebani, sottoscritto a Doha il 29 febbraio 2020. Questo prevedeva il ritiro totale delle truppe straniere dall’Afghanistan, entro maggio 2021, in cambio di una serie di rassicurazioni sulla pace nel Paese, tra cui: l’avvio di un dialogo con l’allora governo di Kabul e la definizione di una road-map verso la pace intra-afghana, la fine dei legami con al-Qaeda e l’impegno a non lanciare offensive contro le grandi città. Tuttavia, nessuna di queste condizioni era stata rispettata e la crisi afghana ha raggiunto il suo culmine, il 15 agosto, quando i talebani hanno preso con la forza Kabul, il 15 agosto, a due settimane dal completamento del ritiro delle truppe della NATO dal Paese. 

In tale contesto, è necessario specificare che, quando il nuovo presidente Joe Biden si è insediato, a gennaio del 2021, aveva prima annunciato di voler rivedere i termini dell’intesa con i talebani, ma aveva poi accettato il ritiro, con tre mesi di ritardo, citando le difficoltà e i costi, anche in termini umani, di un’eventuale permanenza degli USA e della NATO in Afghanistan. Quindi, i talebani oggi devono gestire un Paese in estrema difficoltà, senza poter contare sui miliardi di dollari in aiuti esteri che erano stati donati alla precedente amministrazione, sostenuta dalla comunità internazionale. Fino a quando l’esecutivo oggi in carica a Kabul non verrà ufficialmente riconosciuto, tali importi rimarranno congelati. 

Intanto, la popolazione, soprattutto quella che vive fuori dai centri abitati, sta già affrontando quella che i funzionari delle Nazioni Unite hanno definito “una situazione umanitaria catastrofica”. Per questo, l’Unione Europea ha promesso un pacchetto di aiuti da 1 miliardo di euro al fine di evitare “il collasso umanitario e socioeconomico”, garantendo che il supporto sarebbe stato inviato direttamente alla popolazione e non al governo, le cui azioni sono ancora in fase di valutazione. Dal punto di vista della tutela dei diritti umani, la situazione è incerta e gli allarmi sono numerosi, soprattutto per le donne e le minoranze, come gli hazara. Inoltre, questi ultimi continuano ad essere gli obiettivi primari di attentati rivendicati dall’affiliata afghana allo Stato Islamico. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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