Nicaragua: Daniel Ortega si riconferma presidente, Biden definisce le elezioni “fasulle”

Pubblicato il 8 novembre 2021 alle 13:15 in America centrale e Caraibi USA e Canada

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Daniel Ortega è stato rieletto presidente del Nicaragua a seguito delle elezioni di domenica 7 novembre. In base a quanto emerso dai primi risultati parziali, emessi dal Consiglio elettorale supremo e corrispondenti al 49,25% dei voti scrutinati, il capo di Stato avrebbe ottenuto il 75% dei voti, riconfermandosi alla guida del Paese per un altro quinquennio dopo quattro mandati consecutivi.

La regolarità del voto è stata contestata da più parti, considerato che 7 aspiranti candidati alla presidenza dell’opposizione sono stati arrestati, con l’accusa di “tradimento”, insieme ad altri 30 oppositori, e che gli organi giudiziari hanno squalificato partiti e organizzazioni politiche e sociali, nonchè stabilito la chiusura di alcuni organi di stampa. Queste azioni sono state condotte dalla magistratura e dalla polizia, seguendo l’applicazione di una legge considerata di “difesa della Patria”. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha definito “fasulle” le elezioni in Nicaragua. Anche il Costa Rica, che si trova al confine meridionale, ha respinto il voto prima ancora che fossero annunciati i risultati preliminari. Secondo il Consiglio elettorale supremo l’affluenza alle urne è stata del 65,3%, un livello contestato dalle organizzazioni di opposizione e dall’osservatorio indipendente Urnas Abiertas, che stima un’astensione a livello nazionale dell’81,5%. Il Partido Liberal Constitucionalista (Plc) si è posizionato al secondo posto, con il 14,4% dei voti, seguito dal Camino cristiano nicaraguense (Ccn), che ha ottenuto il 3,44% dei consensi, dall’Alianza Liberal Nicaragüense (Aln), con il 3,27% dei voti, dall’Alianza por la República (Apre), con il 2,2% e dal Partido Liberal Independiente (Pli), con l’1,70%. 

Ortega, 75 anni, un ex rivoluzionario che ha contribuito a deporre la dittatura della famiglia Somoza, alla fine degli anni ’70, è già il leader più longevo delle Americhe, con 15 anni consecutivi al potere. Governa insieme a sua moglie, la vicepresidente Rosario Murillo, 70 anni, portavoce ufficiale del governo, dall’inizio del 2017. Seduto accanto a lei, domenica pomeriggio, durante un evento trasmesso dalla televisione di stato, Ortega ha definito le elezioni “una vittoria sul terrorismo” ottenuta per volere dell'”immensa maggioranza dei nicaraguensi”. In seguito, il presidnete si è lanciato contro i suoi critici. “Non volevano che tenessimo queste elezioni”, ha detto, riferendosi ai suoi avversari interni e ai loro sostenitori stranieri. “Sono demoni che non vogliono la pace per il nostro popolo e optano invece per la calunnia e le critiche. Perché? Perchè così il Nicaragua sarà preso dalla violenza”, ha aggiunto.

Biden ha duramente contestato la leadership nicaraguense, affermando, in una dichiarazione rilasciata prima dell’annuncio dei risultati, che Ortega e Murillo “non erano diversi dalla famiglia Somoza” e che avevano orchestrato un'”elezione pantomima che non era né libera né giusta e, sicuramente, non democratica”. Da maggio, la polizia nicaraguense ha arrestato decine di esponenti di spicco dell’opposizione, tra cui aspiranti alla presidenza, imprenditori, giornalisti e addirittura alcuni dei vecchi alleati ribelli di Ortega. La scorsa settimana, funzionari statunitensi hanno affermato che sarebbe stata discussa l’eventuale imposizione di nuove sanzioni contro il governo del Nicaragua, una posizione considerata anche dai leader dell’Unione europea. Potrebbe altresì prospettarsi una futura revisione dello status del Nicaragua nel Central America Free Trade Agreement (CAFTA), l’organizzazione per il commercio regionale. Biden ha chiesto ad Ortega di adottare misure immediate per ripristinare la democrazia e rilasciare le figure dell’opposizione arrestate. “Fino ad allora, gli Stati Uniti, in stretto coordinamento con altri membri della comunità internazionale, utilizzeranno tutti gli strumenti diplomatici ed economici a disposizione per sostenere il popolo del Nicaragua e ritenere responsabile il governo Ortega-Murillo e coloro che ne facilitano gli abusi”, ha dichiarato il capo di Stato USA.

L’unica opposizione alla rielezione di Ortega è stata rappresentata da cinque candidati poco conosciuti di piccoli partiti alleati con il movimento sandinista. Circa 4,5 milioni di nicaraguensi avevano diritto al voto. In palio, c’erano anche 92 seggi nel Congresso unicamerale, anch’esso saldamente controllato dagli alleati di Ortega. Gli osservatori internazionali dell’UE e dell’Organizzazione degli Stati americani non sono stati autorizzati a partecipare. L’organismo regionale terrà la sua assemblea generale annuale in Guatemala, alla fine di questa settimana. Guatemala, Honduras e Messico sono tra i sette Paesi che, il mese scorso, si sono astenuti dal voto su una risoluzione che condannava la repressione del dissenso in Nicaragua. Il governo di Ortega ha mostrato il pugno di ferro nel 2018, quando ha annullato le proteste, in gran parte pacifiche, organizzate per manifestare contro i tagli alla spesa. In tale occasione, le repressioni hanno provocato la morte di oltre 300 persone e il ferimento di migliaia. L’anno scorso, il partito al governo ha promulgato una legge che proibisce i discorsi che i giudici di Ortega ritengono dannosi per l’economia o per “l’ordine pubblico” e, nei mesi passati, ai giornalisti internazionali è stato vietato l’ingresso nel Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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