Il Marocco tra sfide e successi nel Sahara Occidentale

Pubblicato il 8 novembre 2021 alle 15:49 in Marocco Sahara Occidentale

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Il re marocchino Mohammed VI ha definito la sovranità del Paese “non negoziabile” durante il suo discorso televisivo in occasione del 46° anniversario della Marcia Verde, sabato 6 novembre. Il monarca ha poi spiegato che le celebrazioni di quest’anno si inseriscono “in un contesto segnato da molti successi e altrettante sfide”, queste ultime determinate soprattutto da nuove tensioni correlate alla disputa territoriale sulla regione del Sahara Occidentale.

“La dinamica positiva che caratterizza l’evoluzione della nostra causa nazionale non può essere fermata”, ha detto il re, citando, tra i traguardi raggiunti, il riconoscimento, da parte degli Stati Uniti, della sovranità marocchina sulla regione, nel dicembre 2020, nel contesto della normalizzazione dei rapporti con Israele, e il trasferimento dei consolati generali di circa 24 nazioni straniere nei principali centri urbani dell’area di Dakhla e Laayoune, nel Sahara Occidentale. Mohammmed VI ha descritto la sovranità del Regno sul territorio come “un fatto immutabile e indiscutibile, per la storia, la legittimità, la forte volontà del popolo marocchino e l’ampio riconoscimento da parte della comunità internazionale”.

I commenti del re sono giunti in un momento di rinnovata attenzione internazionale, di tensioni diplomatiche e di nuovi timori di un’escalation tra il Marocco e il Fronte Polisario, sostenuto dall’Algeria. Il monarca ha evidenziato “sviluppi tangibili nella difesa dei territori sahariani” e ha elogiato le forze armate del Marocco “per aver garantito la libertà di movimento di persone e merci presso il valico di Guerguerat, tra il Marocco e la Mauritania”. Quasi un anno fa, il 13 novembre 2020, il Marocco ha revocato il blocco delle frontiere, imposto dai miliziani del Fronte, senza vittime o feriti e sotto l’attento monitoraggio delle Nazioni Unite. La disputa sul Sahara Occidentale, da cui hanno avuto origine gli attriti tra Algeri e Rabat, ha avuto inizio nel 1975, quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza. Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario, sostenuto da Algeri, continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio.

Parlando del processo politico in corso, con la mediazione dell’ONU, per risolvere la controversia sul Sahara, il monarca marocchino ha assicurato al Segretario generale Antonio Guterres e al nuovo inviato speciale della Nazioni Unite nella regione, Staffan de Mistura, il pieno sostegno del Marocco. Il re ha inoltre espresso il desiderio del Paese di continuare a lavorare con la missione locale delle Nazioni Unite (MINURSO) e ha riaffermato “l’adesione del Marocco a una soluzione politica, sotto l’egida dell’ONU”. Oltre all’importanza dei partner internazionali del Marocco per lo sviluppo regionale, il re ha sottolineato anche i vasti sforzi di Rabat per stimolare lo sviluppo della regione. “I territori sahariani sono diventati uno spazio aperto per lo sviluppo e per gli investimenti nazionali ed esteri”, ha affermato il re. “Nonostante le difficoltà della lotta del Marocco per rivendicare la sua sovranità sulle province meridionali”, ha sostenuto Mohammed VI, “la risoluzione della questione del Sahara dipende dal fatto che i marocchini rimangano mobilitati e vigili al fine di difendere l’unità della nazione e l’integrità territoriale e promuovere lo sviluppo e le aspirazioni politiche nelle nostre province meridionali”.

Collegata alla posizione del Marocco sul Sahara occidentale, è la notizia, circolata sul quotidiano Morocco World News, domenica 7 novembre, secondo cui Rabat avrebbe espresso la volontà di acquistare il sistema di difesa missilistico israeliano Iron Dome per rafforzare il suo muro di difesa nella regione e in altre zone militari sensibili. Iron Dome ha un tasso di successo superiore al 90% ed è progettato per impedire a razzi a corto raggio e a proiettili di artiglieria di cadere in aree popolose. Le batterie e gli intercettori del missile sono sviluppati da Rafael Advanced Defense Systems e da Israel Aerospace Industries. La notizia dell’interesse marocchino per il sistema di difesa arriva tra i timori di un’escalation tra Rabat e Algeri. I due vicini nordafricani hanno toccato uno dei livelli più bassi nei loro rapporti bilaterali quando, il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, ha affermato, il 3 novembre, che tre concittadini erano stati uccisi, due giorni prima, a seguito di un “vile assassinio” perpetrato dal Marocco al confine con la Mauritania, nella contesa regione del Sahara Occidentale. In particolare, i fatti avevano riguardato un camion, su cui viaggiavano le tre vittime, che sarebbe stato oggetto di un “barbaro bombardamento”. Il veicolo, è stato specificato dalla presidenza algerina, stava viaggiando tra Nouakchott-Ouargla per un normale scambio commerciale. A detta di Algeri, diversi elementi dimostrerebbero la responsabilità delle “forze di occupazione marocchine” nel Sahara Occidentale, le quali avrebbero commesso tale attacco per mezzo di “armi sofisticate”. L’episodio, tuttavia, è stato ignorato dalle autorità di Rabat e nemmeno il re lo ha citato nel suo discorso per l’anniversario della Marcia Verde. 

Negli ultimi anni, il Marocco si sta concentrando molto sul potenziamento della propria capacità militare. Il Paese ha ordinato varie attrezzature di ultima generazione dagli Stati Uniti, che sono il suo maggiore fornitore militare. Nell’ultimo periodo, Rabat sta aggiornando le sue due più grandi basi aeree e si sta preparando a ricevere una flotta di F-16 Block 72 all’avanguardia che ha ordinato dagli Stati Uniti nel 2019. I progetti di ammodernamento riguardano la base di Sidi Slimane, nella regione di Rabat-Sale Kenitra, e quella di Ben Guerir, vicino a Marrakech. Il governo marocchino riceverà la spedizione del suo nuovo volo di aerei da combattimento nel 2024 e l’aggiornamento delle basi aeree costerà al Paese oltre 4,7 miliardi di dollari. L’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI) ha previsto che le importazioni di armi in Marocco “aumenteranno in modo significativo nei prossimi cinque anni”. Questo se i suoi ordini per attrezzature prodotte negli Stati Uniti verranno “eseguiti come previsto”.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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