L’ECOWAS conferma le sanzioni contro Mali e Guinea

Pubblicato il 8 novembre 2021 alle 15:33 in Africa Mali

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Il 7 novembre, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) ha rinnovato le sanzioni contro il Mali e la Guinea, invitando entrambi i Paesi a rispettare gli impegni relativi a garantire una transizione democratica. 

Secondo quanto riferito dal presidente della Commissione dell’ECOWAS, Jean-Claude Kassi Brou, a seguito di un vertice del gruppo nella capitale del Ghana, l’organizzazione “ha deciso di sanzionare tutti coloro che sono implicati” nel ritardo dell’organizzazione delle elezioni in Mali, inizialmente previste entro il 27 febbraio 2022. La decisione arriva dopo che i rappresentanti di Bamako hanno inviato una comunicazione ufficiale al presidente del Ghana, Nana Akufo-Addo, che detiene la presidenza di turno dell’ECOWAS, per informarlo che il Paese del Sahel non avrebbe rispettato la scadenza precedentemente concordata. “Tutte le autorità di transizione sono preoccupate per le sanzioni, che avranno effetto immediato”, ha aggiunto Brou, sottolineando di aver imposto divieti di viaggio e il congelamento dei beni degli individui interessati e dei loro familiari. Inoltre, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale ha condannato l’espulsione dal Mali dell’inviato speciale dell’ECOWAS, Hamidou Boly, dichiarato “persona non grata” il 26 ottobre.

Per quanto riguarda la Guinea, dove i militari hanno preso il potere il 5 settembre, l’ECOWAS ha deciso di prorogare la sospensione del Paese dal blocco e le sanzioni contro i singoli membri della giunta al potere e le loro famiglie. La Comunità ha anche ribadito la richiesta di “rilascio incondizionato” del presidente, Alpha Conde, 83 anni, che si trova agli arresti domiciliari dalla sua destituzione. Tuttavia, nella dichiarazione finale, l’ECOWAS ha elogiato l’adozione di una “carta di transizione”, la nomina di un primo ministro civile e la formazione di un governo ad interim. In ogni caso, il Paese è stato sollecitato a presentare al più presto un calendario dettagliato, che preveda lo svolgimento di elezioni. La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale aveva imposto il congelamento dei beni finanziari della giunta militare al potere in Guinea e dei loro familiari, il 16 settembre, insieme al divieto di viaggio verso i Paesi del gruppo. 

Le pressioni dell’ECOWAS vorrebbero impedire un’ulteriore regressione democratica nella regione, dopo che quattro colpi di Stato militari hanno avuto luogo in Paesi dell’Africa occidentale e centrale, nel giro di un anno. Oltre a quello in Guinea del 5 settembre e a due golpe in Mali, uno nell’agosto del 2020 e l’altro nel maggio del 2021, è importante ricordare quello in Ciad, a seguito dell’uccisione del presidente Idriss Déby, il 19 aprile di quest’anno. Il 2 maggio, la Giunta militare salita al potere, guidata dal figlio del presidente deceduto, Mahamat Idriss Deby, un generale di 37 anni, ha nominato un governo di transizione, a fronte di crescenti preoccupazioni internazionali e nazionali. Dalla sua presa di potere, il Consiglio Militare di Transizione (CMT), presieduto da Deby figlio e formato da 14 generali, è stato accusato dall’opposizione e dalla società civile di aver attuato “colpo di Stato istituzionale” e di voler preservare la “dinastia” dei Deby, dopo 30 anni di potere di Idriss.

Intanto, la regione è interessata da una diffusa crisi di sicurezza, a causa delle crescenti violenze ad opera di organizzazioni islamiste e dovute all’esasperazione di conflitti inter-etnici. La situazione è cominciata a peggiorare da quando il Mali ha affrontato una rivolta armata nel Nord del Paese, nel 2012, guidata da Tuareg alleati con combattenti di Al-Qaeda. Dal Mali, le ostilità si sono propagate in Burkina Faso e in Niger, dove i militanti affiliati allo Stato Islamico e alla rete qaedista hanno sfruttato a loro vantaggio le rivalità tra i diversi gruppi etnici. Proprio le aree in cui convergono i confini tra Niger, Burkina Faso e Mali (la cosiddetta “tri-border area”) sono state teatro di crescenti violenze. Secondo le Nazioni Unite, gli attacchi sarebbero aumentati di cinque volte tra il 2016 e il 2020, anno in cui sono state uccise circa 4.000 persone nei tre Paesi, con un notevole aumento rispetto alle 770 del 2016. La situazione non è migliorata nel 2021, con assalti regolari contro civili e truppe, con una cadenza almeno settimanale, se non più frequente. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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