Kuwait: il governo di al-Sabah si dimette per la seconda volta in un anno

Pubblicato il 8 novembre 2021 alle 16:28 in Kuwait Medio Oriente

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Il governo del Kuwait ha presentato le proprie dimissioni, oggi, lunedì 8 novembre, all’emiro Sheikh Nawaf al-Ahmed al-Sabah. Al momento, non è chiaro se questo accetterà o meno la decisione.

La notizia è stata riportata da più fonti, tra cui il quotidiano kuwaitiano al-Rai. Le dimissioni dell’esecutivo, guidato dal premier Sheikh Sabah al-Khalid al-Sabah, potrebbero incoraggiare l’Assemblea nazionale, l’organo legislativo del Paese del Golfo, e il governo a sbloccare la situazione di stallo relativa alla riforma fiscale. Tuttavia, la decisione trae origine dalla volontà dei deputati kuwaitiani di sottoporre a interrogazione il premier e alcuni ministri, di cui viene dubitato l’operato soprattutto per quanto riguarda la gestione della pandemia di Covid-19. Inoltre, è stata messa in dubbio la costituzionalità di una mozione, approvata a marzo, che ritarda tale interrogazione fino alla fine del prossimo anno, il 2022.

L’attuale squadra governativa aveva ricevuto l’approvazione del Parlamento il 30 marzo scorso, a seguito di una crisi iniziata il 12 gennaio. In tale data, il vice primo ministro e il ministro della Difesa avevano presentato per primi le proprie dimissioni, seguiti, poi, dagli altri membri dell’esecutivo. A sua volta, tale governo era stato approvato dall’emiro del Kuwait solo un mese prima, il 14 dicembre 2020. Tuttavia, la spaccatura tra l’organo legislativo, anch’esso di recente formazione, e l’esecutivo, che ha caratterizzato il Paese nel corso dell’ultimo anno, ha continuato a rappresentare una delle maggiori sfide per il capo di Stato. In tale quadro, poi, l’operato del premier era stato messo in questione dal Parlamento, che l’aveva accusato di aver precedentemente formato un gabinetto non in linea con i risultati delle elezioni, oltre che di “interferenza” nell’elezione del presidente e dei membri delle commissioni parlamentari.

Nonostante ciò, il 24 gennaio, il primo ministro al-Sabah ha ricevuto nuovamente il compito di formare una nuova squadra governativa, poi presentata e approvata dall’emiro il 2 marzo. Tra le personalità già presenti nel precedente esecutivo vi erano Mohammad Abdulatif al-Fares, ministro del Petrolio, e Khalifa Hamade, a capo del ministero delle Finanze, mentre Sheikh Ahmad Nasser al-Sabah è stato riconfermato come ministro degli Esteri. Parallelamente, era stato stabilito di creare due nuovi portafogli ministeriali, il Ministero di Stato per gli Affari di Promozione dell’Integrità e il Ministero di Stato per le Comunicazioni e l’Informatica.

Il Kuwait vanta uno dei sistemi politici più aperti della regione del Golfo, in cui il Parlamento può approvare leggi e presentare mozioni di sfiducia contro ministri, sebbene le posizioni di alto livello siano occupate da membri della famiglia al potere ed è l’emiro ad avere l’ultima parola nelle questioni riguardanti lo Stato. Tuttavia, non è la prima volta che il Paese si trova a far fronte a dissidi interni tra l’organismo esecutivo e legislativo, che hanno causato frequenti litigi e situazioni di stallo, seguiti da rimpasti di governo che hanno rallentato i processi di riforma economica e fiscale. La stessa ascesa del premier al-Sabah è stata il risultato di una crisi di governo che aveva visto il suo predecessore, lo sceicco Jaber al-Mubarak al-Sabah, dimettersi dopo essere stato accusato di corruzione. 

Ad oggi, una delle riforme più attese riguarda la legge sul debito, che potrebbe consentire al Kuwait di rivolgersi ai mercati internazionali per far fronte alla crisi di liquidità provocata dalla pandemia di Covid-19 e dal calo dei prezzi di petrolio. In particolare, la legge sul debito pubblico potrebbe consentire al Kuwait di prendere in prestito $ 66 miliardi in 20 anni, sulla base di un progetto che è stato già respinto dal precedente Parlamento.

Risale al 7 novembre, invece, l’approvazione, da parte del governo, dei decreti straordinari in materia di amnistia, poi emanati il giorno successivo, l’8 novembre, secondo quanto riferito dal presidente del Parlamento, Marzouq al-Ghanim. La legge, anch’essa attesa da tempo, riguarda soprattutto gli individui accusati di aver preso d’assalto il Parlamento nel corso dei disordini del 2011, tra cui figurano altresì ex deputati auto-esiliatisi all’estero. Altri individui auto-esiliatisi sono, invece, dissidenti che hanno criticato l’emiro o governanti. Par al-Ghanim, l’approvazione della nuova legge costituisce una nuova pagina per il Kuwait, che mostra come venga sempre più rivolta l’attenzione alle problematiche della popolazione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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