Israele: intercettato un drone di Hamas, precipitato in mare

Pubblicato il 8 novembre 2021 alle 14:54 in Israele Palestina

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Le forze di difesa di Israele (IDF) hanno riferito, oggi, lunedì 8 novembre, di aver intercettato un drone presumibilmente appartenente ad Hamas, il gruppo palestinese posto al controllo della Striscia di Gaza.

Il drone, secondo quanto specificato dal portavoce dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, è rimasto sotto la supervisione delle unità per il monitoraggio del traffico aereo israeliane per tutto “l’incidente”, prima di precipitare in mare. Da parte sua, Israele ha di recente verificato, nei propri cieli settentrionali, un nuovo sistema radar con capacità avanzate per il rilevamento di missili e aerei. Il sistema, soprannominato “Sky Dew“, è progettato per mettere in guardia contro droni e munizioni avanzate che potrebbero minacciare i territori israeliani. A detta di Israele, tale minaccia è costituita soprattutto dai suoi rivali regionali affiliati all’Iran, Paese che avrebbe fabbricato droni proprio con l’intento di attaccare Israele.

È la seconda volta che il sistema di difesa missilistico israeliano, noto come Cupola di ferro, ha abbattuto un drone da quando sono stati effettuati aggiornamenti, i quali hanno reso il sistema capace di contrastare non solo i missili a corto raggio, ma anche di altra tipologia.  Il primo utilizzo viene fatto risalire alla violenta escalation a Gaza verificatasi dal 10 al 21 maggio. Questa ha avuto inizio quando, dopo giorni di tensioni, Hamas ha avvertito il governo di Tel Aviv che avrebbe avviato un attacco su larga scala qualora le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound di al-Aqsa, entro le 2:00 del mattino. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, il gruppo ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio e, nel corso dei giorni successivi, le offensive sono proseguite con attacchi da ambo le parti. Dopo 11 giorni di combattimenti, alle 2:00 di mattina del 21 maggio è entrato in vigore a Gaza un cessate il fuoco, mediato dall’Egitto, che sembra essere ancora rispettato.

Ad oggi, le due parti sono tuttora impegnate in colloqui volte a risolvere questioni in sospeso e garantire, in tal modo, una pace a lungo termine. In tale quadro, il 3 ottobre, una delegazione del gruppo palestinese Hamas si è recata in visita al Cairo, dove ha incontrato rappresentanti dei servizi di intelligence egiziani. Un alto funzionario della delegazione di Hamas ha riferito ad al-Jazeera che le parti hanno ribadito la necessità di  accelerare, espandere e sviluppare il processo di ricostruzione nella Striscia di Gaza. Al contempo, però, un’intesa sullo scambio di prigionieri sembra essere ancora difficile. Ciò è dovuto non solo alle profonde divergenze tra la parte israeliana e palestinese, ma anche alla “debolezza” dell’attuale governo di Tel Aviv, il quale, a detta della fonte di Hamas, sembra non essere in grado di prendere decisioni in merito.

Fonti di al-Araby al-Jadeed hanno poi affermato che i rappresentanti di Hamas hanno spiegato quali sono gli elementi che potrebbero portare a una tregua a lungo termine a Gaza, gli stessi di quelli che potrebbero far “esplodere la situazione” in qualsiasi momento. In particolare, il cessate il fuoco nell’enclave è strettamente collegato alla situazione a Gerusalemme, in Cisgiordania e nelle carceri israeliane. A tal proposito, i gruppi di Gaza hanno riferito alla controparte egiziana di avere la responsabilità di difendere i palestinesi da qualsiasi azione di Israele a loro danno. Nessun dettaglio, invece, è stato diffuso circa lo scambio di prigionieri.

Secondo quanto riferito dall’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, il proprio ufficio ha verificato la morte di 270 palestinesi a Gaza, in Cisgiordania e Gerusalemme Est, inclusi 68 bambini, durante le violenze scoppiate tra il 10 e il 21 maggio. I razzi di Hamas, invece, hanno causato il decesso di 10 israeliani e un cittadino straniero. Parallelamente, 57 scuole, 9 ospedali e 19 centri di assistenza sanitaria di base sono stati completamente o parzialmente danneggiati. A fronte di ciò, è stato lanciato un appello per raccogliere 95 milioni di dollari per sostenere la popolazione palestinese a Gaza e in Cisgiordania. Al contempo, secondo funzionari palestinesi, i costi di ricostruzione a Gaza ammontano a decine di milioni di dollari. A detta del Ministero degli alloggi di Gaza, 1.500 unità abitative sono state completamente distrutte, mentre altre 1.500 sono state danneggiate in modo permanente e 17.000 hanno subito danni parziali. Un funzionario del Ministero ha stimato il costo della ricostruzione in 150 milioni di dollari. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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