Crisi migratoria: aumentano i timori di Lituania e Polonia

Pubblicato il 8 novembre 2021 alle 17:28 in Bielorussia Polonia Repubbliche Baltiche

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Le autorità della Lituania hanno annunciato, lunedì 8 novembre, il dispiegamento di truppe al confine con la Bielorussia a causa della crescente crisi migratoria. Intanto, la Polonia ha accusato Minsk di organizzare un “assalto di massa” lungo la frontiera servendosi di migranti come “arma ibrida”.

A riportare gli ultimi sviluppi della crisi migratoria che sta colpendo l’Europa dell’Est, il medesimo lunedì, è stata l’agenzia di stampa statale russa TASS. Per quanto riguarda la Lituania, la ministra degli Affari Interni del Paese, Agne Bilotaite, ha annunciato lungo il confine saranno dispiegate ulteriori truppe, non chiarendo a quanto ammonterà il numero di militari. “Tenendo conto dell’aggravarsi della situazione nell’area di confine, proporremo al governo di discutere l’introduzione dello stato di emergenza nelle aree di confine”, ha aggiunto Bilotaite. Al momento, in Lituania è in vigore lo stato di emergenza, che però è stato introdotto solo in determinate aree critiche. La proposta che sarà presentata all’esecutivo lituano intende porre una stretta ancora più dura, nonché limitazioni più rigide per prevenire un’escalation.

Intanto, il portavoce dell’intelligence polacca, Stanislav Zharyn, ha scritto su Twitter di essere “preoccupato” per quanto ha appreso riguardo la situazione frontaliera. “In Bielorussia, non lontano dal confine con la Polonia, si è radunato un ingente gruppo di migranti. Si sono appena spostati verso il confine polacco. Cercheranno di entrare in Polonia in massa”, ha affermato Zharyn nel suo Tweet. “Il più grande tentativo di invasione militare della Polonia è iniziato”, ha aggiunto il portavoce. Anche il viceministro degli Affari Esteri del Paese, Piotr Wawzhik, ha espresso preoccupazione in merito agli ultimi sviluppi, durante la diretta radiofonica del medesimo lunedì della stazione radio statale. Wawzhik ha dichiarato che ci sarebbe l’intenzione di “organizzare un grave incidente lungo il confine”, che potrebbe coinvolgere uno scontro armato “fatale”. “Siamo pronti a rispondere in modo appropriato” alle provocazioni, ha aggiunto il viceministro polacco. Più tardi, nel corso della giornata dell’8 novembre, l’agenzia di stampa russa RIA Novosti ha reso noto che le autorità frontaliere polacche hanno usato gas lacrimogeni contro gruppi di migranti che tentavano di attraversare illegalmente il confine. A seguito dell’episodio, il presidente polacco, Andrzej Duda, ha indetto una riunione d’emergenza per discutere dell’aggravarsi della crisi.  

La Commissione Europea, Varsavia e Vilnius continuano ad accusare Minsk di aggravare la crisi migratoria. Secondo il blocco dell’UE, l’aumento del flusso di migranti sarebbe orchestrato dalla Bielorussia, la quale avrebbe avviato una guerra ibrida progettata per esercitare pressioni sull’UE. Tra le misure adottate dalla Polonia per limitare gli ingressi illegali, è importante ricordare il dispiegamento militare annunciato, il 25 ottobre, dal ministro della Difesa polacco, Mariusz Blaszczak. Attraverso un tweet, il funzionario aveva dichiarato la mobilitazione di altri 2.500 soldati, portando a un totale di 10.000 militari lungo il confine che la Polonia condivide con la Bielorussia. Quest’ultima, in risposta, ha avvisato che Mosca e Minsk avrebbero agito “in modo duro” per contrastare la militarizzazione polacca lungo i confini. Anche il 19 ottobre, il Ministero della Difesa polacco aveva annunciato il dispiegamento di 3.000 soldati al confine.

La situazione ha iniziato ad aggravarsi a partire dal mese di agosto, quando  LituaniaLettonia e Polonia hanno segnalato un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione