Crisi Libano-Golfo: interviene la Lega araba

Pubblicato il 8 novembre 2021 alle 13:13 in Libano Medio Oriente

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Una delegazione della Lega Araba ha intrapreso colloqui con funzionari libanesi per discutere della crisi diplomatica tra Beirut e alcuni Paesi del Golfo, scoppiata a seguito delle dichiarazioni del ministro dell’Informazione libanese, George Kordahi.

La delegazione è guidata dal vicesegretario generale, l’ambasciatore Hossam Zaki, il quale, in dichiarazioni rilasciate oggi, 8 novembre, ha riferito di aver incontrato, in mattinata, il presidente del Libano, Michel Aoun, in un meeting caratterizzato da una “atmosfera positiva”. Come specificato, la visita della delegazione mira a comprendere se vi sono punti in comune tra la parte libanese e gli altri Paesi coinvolti nella crisi, su cui far leva per risolvere la questione. “Se vi sarà bisogno di una visita in Arabia Saudita, lo farò”, ha poi aggiunto Zaki.

Da parte sua, Michel Aoun, nel corso dei colloqui dell’8 novembre, ha espresso il desiderio del suo Paese a stringere i migliori rapporti con i Paesi arabi alleati e, soprattutto, con l’Arabia Saudita e gli Stati del Golfo. Tale idea, ha affermato il capo di Stato, è stata ribadita anche in passato. Inoltre, per Aoun, la posizione del governo e del Paese dovrebbe essere distaccata dalle opinioni di singoli gruppi o individui, soprattutto se questi non svolgono alcun incarico ufficiale, in quanto si inseriscono all’interno di un sistema democratico che garantisce libertà di opinione e pensiero, seppur nel rispetto della legge. Alla luce di ciò, il presidente Aoun ha dichiarato che la lite scoppiata tra Libano e Arabia Saudita potrà essere risolta attraverso un dialogo sincero basato sui principi “della fratellanza araba, della cooperazione e del coordinamento tra le istituzioni dei due Paesi”, legati da rapporti “storici”. Inoltre, Aoun si è detto a favore di qualsiasi sforzo profuso dalle Lega araba che possa portare a ristabilire buone relazioni, nel rispetto della sovranità nazionale di ciascuna parte.

Dichiarazioni simili sono state rilasciate anche dal premier libanese, Najib Mikati, il quale ha riferito che il Libano profonderà ogni sforzo necessario per superare le divergenze con i Paesi del Golfo, in uno spirito di fratellanza e cooperazione. A tal proposito, per Mikati, la Lega araba potrà svolgere un ruolo rilevante nel far convergere le opinioni. Da parte sua, Beirut continuerà a sostenere le decisioni dell’organizzazione sulla crisi yemenita, derivanti dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dall’iniziativa del Golfo del 2011 e dai i risultati della Conferenza sul dialogo nazionale del 2013-2014.

L’origine della crisi diplomatica è da far risalire alle dichiarazioni di Kordahi, rilasciate nel corso di un’intervista registrata il 5 agosto, quando il ministro non era ancora membro dell’esecutivo, e diffuse dal 26 ottobre su social network legati ad al-Jazeera. In particolare, Kordahi, oltre a ritenere il conflitto in Yemen “assurdo” e futile, ha affermato che i ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto civile in Yemen, agiscono per “autodifesa” e, pertanto, non dovrebbero essere considerati “aggressori”, in quanto questi mirano semplicemente a difendersi da attacchi esterni.

Per Riad, la quale guida una coalizione internazionale a sostegno delle forze yemenite filogovernative, le dichiarazioni del ministro libanese hanno rappresentato “un nuovo episodio di posizioni riprovevoli emesse da funzionari del Libano nei confronti del Regno e delle sue politiche”. Alla luce di ciò, il 29 ottobre, l’Arabia Saudita ha vietato tutte le importazioni dal Libano e ha concesso all’ambasciatore libanese 48 ore per lasciare il Paese del Golfo. Riad ha altresì vietato ai suoi cittadini di recarsi in Libano e ha richiamato in patria il suo ambasciatore a Beirut. Poco dopo, anche il Bahrein e il Kuwait hanno adottato misure simili, mentre, il 30 ottobre, gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno richiamato il proprio ambasciatore e hanno richiesto agli emiratini espatriati in Libano di ritornare in patria. 

La Lega Araba è un’organizzazione panaraba che raggruppa tutti gli Stati arabi ed include 22 Paesi membri africani e mediorientali, ossia Algeria, Bahrein, Comore, Gibuti, Egitto, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Oman, Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e Yemen. Nonostante le affermazioni dei funzionari libanesi dell’8 novembre, alcuni credono che la questione non possa essere risolta facilmente, vista la perdurante influenza in Libano del gruppo paramilitare sciita, Hezbollah, sostenuto dall’Iran, la quale non è stata mai ben vista da Riad. La lite, poi, hanno sottolineato diversi esperti, rischia di provocare conseguenze anche per l’economia di Beirut e soprattutto per il settore agricolo, in un momento in cui il Paese continua a far fronte a una grave crisi economica e commerciale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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