Cina: inizia il sesto plenum del Partito, perché è importante

Pubblicato il 8 novembre 2021 alle 18:29 in Asia Cina

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L’8 novembre si è aperta a Pechino la sesta sessione plenaria del 19esimo comitato centrale del Partito comunista cinese (PCC).

Il presidente cinese e segretario del PCC, Xi Jinping, ha presentato un rapporto di lavoro, a nome dell’ufficio politico del comitato centrale del PCC, e ha illustrato la “Risoluzione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sugli importanti successi e sull’esperienza storica del Partito in cento anni di lotte (Bozza di discussione)”. La sesta sessione plenaria, anche detta plenum, durerà dall’8 all’11 novembre e rappresenterà l’ultimo incontro di tale genere prima del congresso del PCC previsto per il 2022, quando in molti si aspettano Xi annuncerà un suo terzo mandato.

Tra ogni congresso del partito, il comitato centrale del PCC si riunisce sette volte in riunioni chiamate plenum durante le quali vengono trattati argomenti diversi e per la sesta sono previsti “piani interni al partito e politiche sociali”. All’evento partecipano leader di Stato, capi militari, capi provinciali e alti accademici, che si riuniscono a in un hotel militare a Pechino. L’agenda è segreta e viene rivelata in un comunicato a conclusione dell’evento. Essendo l’ultimo grande incontro del ciclo politico quinquennale della Cina, il sesto plenum rappresenterebbe l’ultima possibilità di dibattito prima che vengano prese grandi decisioni al congresso dell’anno successivo, in quanto il settimo plenum serve a definire l’agenda del congresso.

Tra le varie aspettative per la sesta sessione plenaria Xi potrebbe diventare il terzo leader nella storia del PCC, dopo Mao Zedong e Deng Xiaoping, a redigere una “risoluzione storica”, ovvero una dichiarazione ufficiale sulla storia cinese. Le risoluzioni storiche di Mao e Deng erano arrivate in momenti critici per il futuro del Paese e hanno permesso ai loro autori di dominare la politica di partito fino alla loro morte. Mao pubblicò la sua risoluzione storica nel 1945, quattro anni prima della fondazione della Repubblica Popolare Cinese il primo ottobre 1949, intitolandola: “Risoluzione su alcune questioni nella storia del nostro partito”. Nel documento, si affermava che solo Mao aveva la “linea politica corretta” per guidare il PCC, sugellando così la sua leadership. Deng, invece, approvò la sua risoluzione storica al sesto plenum del 1981, in un momento di incertezza nella leadership del PCC dopo la morte di Mao, avvenuta il 9 settembre 1976. Nella risoluzione, Deng segnalò alcuni passi falsi di Mao, quali il Grande balzo in avanti e la Rivoluzione culturale, senza però screditarlo. Ciò gli consentì di liberalizzare l’economia cinese e bandire un altro “culto della personalità”, non diventando mai presidente del Paese, ad esempio.

Alla sesta sessione plenaria nel 2016, invece, il partito nominò Xi un leader “centrale”, un termine precedentemente riservato a Deng, Mao e Jiang Zemin che conferisce poteri di veto de facto su decisioni centrali. Una risoluzione storica metterebbe Xi alla pari con Mao e Deng e potrebbe segnalare grandi cambiamenti. Come riferito da Bloomberg, la sesta sessione plenaria darebbe il via a quanto di più simile ad un periodo elettorale vi sia in Cina. Convincere il partito a sostenere la sua visione della storia della Cina e del suo futuro sarebbe il più grande segno che Xi ha la base di potere necessaria a governare potenzialmente a vita.

Nella sua ipotetica risoluzione storica, secondo Bloomberg, Xi potrebbe fornire un racconto vittorioso di un secolo di successi del PCC, saltando i fallimenti e delineando la sua visione per una società marxista moderna. Creare una storia di successo continuo richiederebbe a Xi di abbracciare anche le politiche contraddittorie di Mao e Deng, ignorare eventi come il Grande balzo in avanti e i fatti di Piazza Tienanmen e presentare la propria ideologia come il percorso naturale successivo. Alcuni suoi critici sostengono che Xi stia facendo rivivere il culto della personalità che Deng disprezzava. Un professore della University of Victoria in Canada, Wu Guoguang, che negli anni ’80 ha lavorato per il premier riformista Zhao Ziyang, ha affermato: “Xi sta cambiando molte politiche di Deng, ma segue sicuramente sia Mao sia Deng in un modo: difendere il monopolio del potere del PCC in Cina”.

Come leader della Cina, la possibilità per Xi di governare a vita ha grandi implicazioni. Il presidente cinese ha già affermato, il 17 agosto scorso, di voler ridistribuire la ricchezza della Nazione per costruire una società marxista più giusta. La campagna per la “prosperità comune” ha avuto un impatto sull’attività di tutti in Cina, dai fattorini, a insegnanti del doposcuola, ai giganti della tecnologia e alle celebrità, con importanti ricadute per gli investitori globali. Con una risoluzione storica alle spalle, Xi entrerebbe nella politica del prossimo anno incoraggiato a eseguire più riforme economiche e respingere gli Stati Uniti su commercio, indagini sul coronavirus e Taiwan, che Pechino considera una provincia separatista. Xi a luglio ha definito una “missione storica” riportare l’isola democratica sotto il controllo del partito.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

di Redazione

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