Yemen: altri 150 Houthi uccisi a Ma’rib

Pubblicato il 7 novembre 2021 alle 12:25 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione a guida saudita ha riferito, sabato 7 novembre, che circa 150 combattenti sciiti sono rimasti uccisi nelle operazioni condotte nelle ultime 24 ore, nel governatorato yemenita di Ma’rib, situata a circa 120 chilometri a Est di Sana’a.

A riportare la notizia, il medesimo sabato, è stata a testata The New Arab. Negli ultimi raid, “quattordici veicoli militari sono stati distrutti e più di 157 militanti terroristi eliminati”, ha dichiarato la coalizione in un comunicato diffuso dall’agenzia di stampa statale saudita SPA. Gli attacchi aerei hanno preso di mira due regioni della provincia di Mar’ib: nel Nord di Al-Jawf e nel Sud di Al-Bayda a sud, così come Sirwah, a ovest di Mar’ib.

La coalizione, che sostiene il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, ha registrato attacchi “quasi giornalieri” nel mese scorso contro gli Houthi, sostenuti dall’Iran. I ribelli sciiti, che da mesi portano avanti un’offensiva contro Ma’rib, commentano raramente le ingenti perdite che registrano. In tale quadro, è importante sottolineare che l’offensiva contro il governatorato di Ma’rib è stata lanciata dai ribelli nel febbraio scorso e alcuni credono che proprio tale regione possa costituire la chiave per risolvere il più ampio conflitto civile in Yemen. Oltre ad essere l’ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen, Ma’rib rappresenta una regione strategica, ricca di risorse petrolifere, la quale costituisce una porta d’accesso verso Sana’a, che consentirebbe ai ribelli di consolidare in parte i progetti auspicati nello Yemen settentrionale. Alla luce di ciò, il governatorato è considerato dal gruppo sciita una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace.

 Con riferimento alla perdurante offensiva nel governatorato yemenita di Ma’rib, la coalizione a guida saudita aveva riferito, il 24 ottobre, che circa 264 combattenti sciiti erano rimasti uccisi a seguito delle operazioni condotte nei giorni precedenti. Nelle 72 ore precedenti, la coalizione, aveva reso noto di aver effettuato 88 operazioni contro obiettivi Houthi. Queste hanno interessato le aree di al-Jawba, nel Sud di Ma’rib, e al-Kassara, ad Ovest, e hanno provocato altresì la distruzione di circa 36 veicoli militari appartenenti ai ribelli.

Nell’ultima settimana di ottobre, le forze coadiuvate da Riad avrebbero effettuato “centinaia di operazioni” anche nei distretti di al-Abadiya e al-Jawiya, provocando la morte e il ferimento di circa 1.500 combattenti Houthi, secondo le stime della coalizione stessa. Anche fonti mediatiche legate al governo avevano dichiarato, il 24 ottobre, che le battaglie a Ma’rib continuavano e che il bilancio dei morti registrato dagli Houthi continuava a salire. Da parte sua, il portavoce del gruppo sciita, Yahya Sarea, aveva dichiarato all’emittente filo-Houthi al-Masirah: “Se il nemico pensa che i propri aerei da guerra possano limitare l’avanzata delle nostre forze o minare la determinazione dei nostri soldati, si sbaglia”. A detta del portavoce, circa 550 combattenti filogovernativi erano stati uccisi, mentre altri 1200 erano rimasti feriti e 90 fatti prigionieri nel corso delle recenti operazioni.

Gli sviluppi del 6 novembre si inseriscono nel quadro del conflitto civile yemenita, il quale ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Da allora, ad affrontarsi sui fronti di combattimento in Yemen vi sono, da un lato, i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e, dall’altro lato, le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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