Iraq: attentato con drone alla residenza del premier

Pubblicato il 7 novembre 2021 alle 10:04 in Iraq Medio Oriente

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Un drone carico di esplosivo ha colpito, la mattina di domenica 7 novembre, la residenza del primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, situata a Baghdad, in quello che l’Esercito iracheno ha definito “un tentato omicidio”. Il premier è stato evacuato dall’area ed è rimasto illeso dall’attacco.

A riportarlo, la medesima domenica, è stata l’agenzia di stampa Reuters. L’attacco, che secondo fonti della sicurezza ha ferito diversi membri della security di Kadhimi, è avvenuto nella Green zone di Baghdad, dove centinaia di manifestanti filo-iraniani protestavano contro il risultato delle elezioni parlamentari, tenutesi lo scorso 10 ottobre. Due funzionari del governo hanno affermato che la residenza di al-Kadhimi è stata colpita da almeno un’esplosione e hanno confermato a Reuters che il primo ministro era al sicuro. Durante l’attacco, sei membri della security presidenziale che sorvegliavano l’esterno della residenza hanno riportato ferite, hanno reso noto fonti militari irachene. Un portavoce del comandante in capo delle Forze Armate irachene ha affermato che, al momento, la situazione era stata stabilizzata all’interno della Green Zone fortificata di Baghdad. Tale area ospita edifici governativi e ambasciate straniere. Le immagini pubblicate dall’agenzia di stampa statale INA hanno mostrato danni ad alcune parti della residenza del primo ministro, nonché ad un veicolo SUV, che era parcheggiato nel garage residenziale.

Più tardi, la testata al-Arabiya ha riportato ulteriori dichiarazioni rilasciate da fonti militari irachene. Queste ultime hanno reso noto che l’attentato è stato realizzato per mezzo di “almeno tre droni”, due dei quali erano stati abbattuti. Sono stati “lanciati da un sito vicino al Republic Bridge”, che attraversa il fiume Tigri a Baghdad, prima di volare verso la Green Zone dove vive il premier, ha reso noto una fonte, confermando che “due droni erano stati abbattuti”.

Le Forze di sicurezza irachene hanno dichiarato a Reuters che i resti del drone esplosivo erano stati recuperati per le indagini e per comprendere quale gruppo fosse l’artefice del tentato omicidio. “Al momento, è prematuro stabilire chi abbia sferrato l’attacco”, ha affermato un funzionario iracheno, su condizione di anonimato, aggiungendo: “Stiamo analizzando i report dell’intelligence e stiamo aspettando i primi risultati delle indagini per comprendere chi siano i colpevoli”. Il premier, dopo l’attentato, ha scritto su Twitter: “Sto bene e chiedo calma e moderazione da parte di tutti per il bene dell’Iraq”. Al-Khadimi ha aggiunto che l’accaduto non intaccherà la “fermezza delle nostre eroiche forze di sicurezza per preservare la sicurezza del popolo, ottenere il diritto e stabilire la legge”

Anche il Dipartimento di Stato degli USA ha condannato l’attacco, offrendo assistenza alle forze di sicurezza irachene per le indagini. Il portavoce statunitense, Ned Price, ha dichiarato attraverso una nota, che quanto accaduto, nelle prime ore del 7 novembre, rappresenta un “apparente atto di terrorismo”. “Siamo in stretto contatto con le forze di sicurezza irachene incaricate di difendere la sovranità e l’indipendenza dell’Iraq e abbiamo offerto la nostra assistenza nelle indagini”, ha continuato Price. “Siamo sollevati nell’apprendere che il primo ministro è rimasto illeso. Questo apparente atto di terrorismo, che condanniamo fermamente, è stato diretto al cuore dello Stato iracheno”, ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato degli USA.

I gruppi scesi in piazza sono milizie appoggiate dall’Iran, i quali hanno perso gran parte del loro potere parlamentare, a seguito delle elezioni dello scorso ottobre. I manifestanti hanno denunciato numerose irregolarità nelle votazioni e nel processo di scrutinio delle schede elettorali. Al momento, nessuno di questi gruppi, “pesantemente armati”, ha rivendicato l’attentato al premier. Le proteste nella Green Zone hanno preso una piega più violenta nella giornata di venerdì 5 ottobre, quando i manifestanti hanno scagliato pietre contro la polizia, ferendo diversi agenti. Le autorità hanno risposto con gas lacrimogeni e proiettili, uccidendo almeno un manifestante. A riferirlo sono state fonti della sicurezza e fonti mediche all’ospedale di Baghdad. Analisti indipendenti citati da Reuters hanno dichiarato che i risultati delle elezioni riflettono “la rabbia nei confronti dei gruppi armati sostenuti dall’Iran”, che sono ampiamente accusati di essere coinvolti nell’uccisione di quasi 600 manifestanti, che erano scesi in piazza per prendere parte alle proteste antigovernative del 2019.  

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione