Afghanistan: il bilancio dell’ultimo attentato dell’Isis contro l’ospedale

Pubblicato il 6 novembre 2021 alle 16:03 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Continua a salire il bilancio delle vittime dell’attentato che ha colpito, il 2 novembre, il più grande ospedale militare dell’Afghanistan, situato nella capitale, Kabul. Secondo gli ultimi dati, sono almeno 25 i morti causati dalle due esplosioni, i quali sono da sommare a decine di feriti.

La testata statunitense The New York Times ha riferito che l’attentato è stato perpetrato da uomini armati, tra cui almeno un attentatore suicida, e ha preso di mira l’ospedale militare Sardar Mohammad Daud Khan, il quale dispone di circa 400 posti letto. La struttura si trova in uno dei quartieri più abbienti della capitale afghana, dove venivano curati sia i soldati feriti che combattevano per l’ex governo sia i militanti legati ai talebani. A fornire maggiori dettagli sugli aggressori è stato il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, il quale ha rivelato che l’attacco è stato perpetrato da diversi membri dello Stato Islamico, tra cui un attentatore suicida che si è fatto esplodere all’ingresso della struttura ospedaliera. La seconda esplosione, invece, è avvenuta all’esterno di Sardar Mohammad Daud Khan, dove è stata detonata un’auto carica di esplosivo, la quale era parcheggiata nei pressi dell’edificio. Lo scoppio della vettura ha ferito decine di civili che si trovavano nella zona. Inoltre, la parte talebana ha riportato numerose vittime e feriti negli scontri a fuoco che hanno seguito le esplosioni, ha riferito il portavoce dell’Emirato Islamico.

Lo Stato Islamico della Provincia del Khorasan, altresì noto come ISIS-K, ha rivendicato la paternità dell’attacco alcune ore dopo le esplosioni. Tra le vittime, la testa degli USA ha citato l’alto comandante responsabile della divisione talebana di Kabul, Mawlawi Hamdullah Rahman. L’uomo è stato uno dei primi ad accedere al palazzo presidenziale quando, il 15 agosto scorso, i militanti avevano preso la capitale e avevano annunciato la rinascita dell’Emirato Islamico. A riferire tali dettagli è stato un funzionario del governo talebano, Wahidullah Hashimi.

The New York Times ha poi citato alcune testimonianze rilasciate dal personale dell’ospedale militare. Tuttavia, i nomi dei testimoni non sono stati riferiti per “questioni di sicurezza”. Un medico della struttura ha dichiarato che un gruppo di uomini armati, il 2 novembre, era entrato in un reparto dove erano in cura numerosi talebani, aprendo il fuoco contro gli uomini che si trovavano nei letti ospedalieri. Un’altra fonte citata dalla testata statunitense ha affermato che gli aggressori erano entrati in diversi piani dell’ospedale e che avevano aperto il fuoco contro chiunque trovassero di fronte, aggiungendo che alcuni medici e infermieri si erano chiusi al terzo piano per rifugiarsi.

La caduta del governo appoggiato dall’Occidente, specialmente dagli Stati Uniti, avvenuta lo scorso agosto, e la conseguente presa di potere da parte dei talebani sono state seguite da un incremento degli attacchi dell’ISIS-K, che hanno colpito tutto il territorio del Paese Centro-Asiatico. Secondo analisti di The New York Times, questo sarebbe legato al fatto che il gruppo terroristico si sarebbe approfittato dell’instabilità dell’Afghanistan, nonché delle difficoltà logistiche che i talebani hanno incontrato nel tentare di mettere in sicurezza i centri urbani.  

L’attacco del 2 novembre, definito da analisti internazionali “complesso” e “unico nel suo genere”, rappresenta “probabilmente il primo attentato di tale tipologia” che i talebani hanno dovuto fronteggiare. In precedenza, il governo guidato dall’ex presidente, Ashraf Ghani, aveva già affrontato attacchi analoghi, servendosi dell’aiuto delle Forze Armate della NATO e degli Stati Uniti. In tale contesto, è importante ricordare che, nel 2001, gli Stati Uniti avevano invaso l’Afghanistan con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani e che avevano fornito asilo ad Al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2003, anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afghano e relegando i talebani in alcune roccaforti.

Infine, è opportuno sottolineare che i talebani, noti per aver sferrato tali attacchi negli ultimi 20 anni, ora si trovano a dover gestire una situazione complessa, soprattutto perché hanno poco sostegno a livello internazionale e la loro esperienza nell’affrontare tali eventi risulta essere “insufficiente”.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione