Thailandia: proposte di modifica alla legge di lesa maestà

Pubblicato il 5 novembre 2021 alle 18:55 in Asia Thailandia

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Nove partiti politici thailandesi hanno preso posizione sulla riforma della legge sulla lesa maestà, ovvero la sezione 112 del Codice penale thailandese, innescando un dibattito controverso che, come riferito da Reuters, sarebbe stato impensabile solo pochi anni fa.

Il partito di opposizione Pheu Thai ha avviato la discussione sull’argomento in Parlamento il 31 ottobre e altri importanti partiti hanno rapidamente preso posizione dopo che Pheu Thai ha proposto una revisione parlamentare su come la legge è stata utilizzata per perseguire decine di oppositori del governo filo-monarchico. I principali partiti della coalizione di governo hanno rilasciato le proprie dichiarazioni contro la modifica della legge, compreso il primo ministro Prayuth Chan-o-cha, un ex generale dell’esercito. Il premier ha dichiarato: “È una questione di sicurezza per il nostro Paese […] Non vogliamo distruggere qualcosa che è venerato dai thailandesi”. Il governo di Prayuth ha poi negato di aver abusato della legge.

Nonostante i media thailandesi si siano a lungo autocensurati sui problemi della monarchia, il 4 novembre, il quotidiano Bangkok Post, citato da Reuters, ha pubblicato un’info-grafica delle posizioni dei principali partiti sulla legge di lesa maestà, sotto al titolo “cambiare o non cambiare”. Oltre a Pheu Thai, anche i partiti di opposizione Move Forward e Seri Ruam Thai hanno accusato il governo di aver abusato della legge per perseguire gli avversari e hanno chiesto punizioni meno severe. A febbraio, 44 legislatori di Move Forward avevano chiesto una riduzione della pena massima da 15 anni a un anno, o una multa di 300.000 baht, pari a 8.982 dollari, o entrambi ma la proposta era stata respinta in quanto “incostituzionale”.

Il catalizzatore della discussione sulla legge di lesa maestà sono state le proteste del 2020, nate come un movimento pacifico organizzato on-line da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dal 18 luglio 2020. Il movimento di dissenso era nato di fronte alla crescente influenza dell’Esercito nel governo e al ruolo della monarchia. Le loro principali richieste erano e sono una Costituzione più democratica, le dimissioni del primo ministro e riforme monarchiche.

In Thailandia alla monarchia è riservata una posizione di “venerazione” in base alla Costituzione. La modifica della legge sulla lesa maestà è stata per decenni un argomento vietato in Thailandia, dove la corona è ufficialmente al di sopra della politica e costituzionalmente sancita per essere tenuta in “venerata”. Il crimine di lesa maestà è previsto all’articolo 112 del codice penale thailandese ed è volto a punire coloro che abbiano rivolto critiche alla monarchia, con pene che generalmente arrivano fino a 15 anni di carcere.

Per quanto riguarda il sovrano, il re Maha Vajiralongkorn, la popolazione thailandese ha chiesto la limitazione dei suoi poteri sulla Costituzione, sull’Esercito e sulle proprietà della corona. Dalla sua ascesa al trono nel 2016, il sovrano thailandese si sarebbe impossessato personalmente di beni della corona per un valore di 54 miliardi di dollari e avrebbe assunto il comando di due reggimenti di fanteria dell’Esercito. Oltre a questo, secondo più osservatori, la sua figura è poi criticata perché l’attuale monarca conduce una vita più mondana rispetto ai suoi predecessori e passava gran parte del suo tempo in Baviera, in Germania, e non nel proprio Paese.

Da quando sono iniziate le proteste studentesche nel 2020, almeno 155 persone, tra cui 12 minorenni, sono state accusate di lesa maestà, secondo un conteggio stilato dal gruppo Thai Lawyers for Human Rights.

Il politologo Wanwichit Boonprong ha affermato che è improbabile che una spinta per una revisione ottenga molta trazione in parlamento, sebbene abbia costretto altri partiti a prendere una posizione ferma su una delle questioni più delicate del Paese.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

 

di Redazione