Sudan: progressi nei colloqui per la stabilizzazione del Paese

Pubblicato il 5 novembre 2021 alle 20:41 in Africa Sudan

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Mentre la pressione internazionale sul Sudan aumenta, per cercare di riportare in marcia il percorso verso una transizione democratica, i colloqui tra il capo dell’esercito sudanese, Abdel Fattah al-Burhan, e il primo ministro, Abdalla Hamdok, sembrano aver fatto progressi tangibili. In particolare, il leader militare sudanese ha concordato con gli Stati Uniti sulla necessità di accelerare la formazione di un nuovo governo, dopo aver ordinato il rilascio di 4 ministri dell’ex governo, deposto con il colpo di stato del 25 ottobre. L’ufficio del generale al-Burhan ha rilasciato una dichiarazione in merito, giovedì 4 novembre, dopo aver parlato al telefono con il segretario di Stato americano, Antony Blinken.

Da quanto si apprende, il Paese potrebbe istituire presto un nuovo consiglio sovrano di 14 membri in un primo passo, da parte dei militari, verso la formazione di nuove istituzioni di transizione. “Le due parti hanno concordato sulla necessità di mantenere il percorso della transizione democratica, sulla necessità di completare le strutture del governo di transizione e di accelerare la formazione del governo”, ha affermato l’ufficio di al-Burhan dopo la chiamata con Blinken. “Stiamo valutando tutte le iniziative interne ed esterne per servire l’interesse nazionale”, ha affermato il consigliere per i media del generale, Taher Abouhaga. “La formazione del governo è imminente”, ha aggiunto.

Poche ore dopo, l’emittente statale sudanese ha affermato che il leader militare aveva ordinato il rilascio di quattro funzionari civili del governo deposto: Hashem Hassabalrasoul, Ali Geddo, Hamza Baloul e Youssef Adam. Hassabalrasoul era ministro delle telecomunicazioni, Geddo era a capo del ministero del commercio, Baloul era ministro dell’informazione e Adam deteneva il portafoglio dei giovani e dello sport.

Tut Gatluak, consigliere presidenziale del Sud Sudan e capo di una delegazione di mediazione, ha affermato che l’ordine di liberare i ministri è arrivato dopo incontri separati sia con al-Burhan che con Hamdok, che continua a rimanere agli arresti domiciliari. “Abbiamo concordato che i detenuti sarebbero stati rilasciati volta per volta”, ha detto Gatluak, specificando: “Abbiamo chiesto il rilascio di tutti”. Funzionari chiave che rimangono ancora agli arresti sono Mohamed al-Fekki, membro del consiglio sovrano, Yasser Arman, consigliere di Hamdok, e Khalid Omar Youssef, ministro degli affari di gabinetto. 

In un’altra telefonata, questa volta tra al-Burhan e il capo delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, quest’ultimo ha personalmente rivolto un appello al capo militare per ripristinare la transizione democratica in Sudan. Il Segretario generale dell’ONU ha incoraggiato “tutti gli sforzi per risolvere la crisi politica e ripristinare urgentemente l’ordine costituzionale e il processo di transizione del Sudan”, si legge in una dichiarazione rilasciata dal suo ufficio. 

Mercoledì 4 novembre, al-Burhan aveva incontrato l’inviato dell’Unione africana (UA) per il Corno d’Africa, Olusegun Obasanjo, e aveva dichiarato che “un governo di tecnocrati” stava per essere nominato. L’organizzazione ha sospeso il Sudan dopo il colpo di stato. Le nazioni occidentali hanno chiesto il ritorno al potere di Hamdok, mentre le potenze arabe, come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, hanno sollecitato il ripristino della transizione a guida civile. “Burhan non ha problemi a far tornare Hamdok alla sua posizione di primo ministro, ma non vuole che la situazione torni a com’era prima del 25 ottobre”, ha detto Gatlauk, mettendo però in luce una problematica: “Hamdok rimane il primo candidato per la guida dell’esecutivo, nel caso in cui lui sia d’accordo. Però, Hamdok però vuole che la situazione torni a com’era prima del 25 ottobre”.

Migliaia di persone sono scese in piazza dopo che il generale al-Burhan, il 25 ottobre, ha fatto arrestare il primo ministro del governo ad interim, Hamdok, e alcuni suoi ministri, i quali avrebbero dovuto supervisionare una transizione verso la democrazia. Al-Burhan dichiara di aver agito per fermare il rischio di una guerra civile nel Paese e si è impegnato a tenere elezioni nel luglio 2023, nominando, nel frattempo, un governo tecnocratico. I più critici, tuttavia, dubitano che l’esercito sia seriamente intenzionato a cedere il controllo e sottolineano come il colpo di stato sia avvenuto proprio poche settimane prima che al-Burhan fosse obbligato a consegnare ad un civile la guida del Consiglio sovrano di transizione, l’organo incaricato di portare il Paese al voto. Da diversi giorni, sono in corso sforzi di mediazione per cercare di negoziare una via che permetta di uscire dalla crisi.

Il congelamento dell’assistenza finanziaria al Sudan, da parte di Stati Uniti e Banca mondiale, ha inasprito la crisi economica del Paese, dove ci sono gravi carenze di beni di prima necessità, tra cui cibo e medicine, e dove quasi un terzo della popolazione ha bisogno di urgenti aiuti umanitari. Il Paese sta affrontando un’inflazione record e la sua sopravvivenza dipende dagli aiuti degli enti internazionali e dei Paesi stranieri, aiuti che i donatori occidentali non garantiranno a meno che il golpe non venga annullato. Intanto, più della metà della popolazione vive in condizioni idi povertà e la malnutrizione infantile è del 38%, secondo le Nazioni Unite.

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Chiara Gentili

 

di Redazione