OPEC+ sfida gli USA: no all’aumento della produzione di petrolio

Pubblicato il 5 novembre 2021 alle 12:02 in Arabia Saudita Russia

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Nonostante le pressioni esercitate da Washington, l’Organizzazione allargata dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC+) ha deciso di riconfermare il ritmo di aumento della produzione a 400mila barili al giorno per il mese di dicembre 2021. Anche l’Arabia Saudita, attraverso il ministro dell’Energia, Abdulaziz bin Salman, ha accolto con favore la decisione, ritenendola una “procedura corretta”.

La decisione è giunta il 4 novembre, nel corso di un incontro da remoto tenuto dai rappresentanti dei 13 Paesi membri, guidati dall’Arabia Saudita, e dai 10 non membri, guidati dalla Russia. La decisione di ridurre i livelli di produzione petrolifera risale, in realtà, al 9 aprile 2020, quando, con lo scoppio della pandemia di Covid-19, era stata concordata una diminuzione di 10 milioni di barili al giorno per i mesi di maggio e giugno, al fine risollevare il mercato petrolifero e portare ad un aumento dei prezzi del petrolio, a seguito del calo causato dalla pandemia stessa. L’accordo è stato modificato nei mesi successivi, fino a quando, il 18 luglio scorso, i maggiori Paesi produttori di petrolio hanno raggiunto un “accordo completo” per aumentare la produzione globale di greggio di 400.000 barili al giorno, a partire dal primo agosto.

Il 4 novembre, poi, si è tenuta la 22esima riunione OPEC+ a livello ministeriale, durante la quale, nonostante i prezzi del petrolio abbiano raggiunto il valore più alto degli ultimi sette anni, è stato deciso di aprire i rubinetti gradualmente, così da “garantire un mercato petrolifero stabile ed equilibrato”, e un “approvvigionamento efficiente e sicuro ai consumatori”. Ciò significa che l’aumento dei livelli di produzione rimarrà invariato, ovvero pari a 400.000 barili al giorno. Per il 2 dicembre prossimo, tuttavia, è atteso un nuovo incontro. Il giorno successivo alla decisione dell’Organizzazione, il 5 novembre, i prezzi del petrolio sono aumentati di oltre l’1% compensando le perdite delle ore precedenti. In particolare, il greggio Brent è salito di 82 centesimi, poco più dell’1%, raggiungendo quota 81,36 dollari al barile, dopo aver perso circa il 2% il giorno precedente, il 4 novembre. Il greggio statunitense, invece, è salito di 97 centesimi, equivalente all’1,25%, toccando 79,78 dollari al barile, dopo aver perso il 2,5% nella sessione precedente.

Poco prima della riunione del 4 novembre, gli Stati Uniti hanno esercitato pressione chiedendo di estrarre maggiori quantità di petrolio e abbassare i prezzi della benzina per gli automobilisti americani. Per la Casa Bianca, OPEC+ rischierebbe di mettere in pericolo la ripresa economica mondiale rifiutandosi di accelerare gli aumenti della produzione petrolifera, rischiando altresì di provocare uno squilibrio tra domanda e offerta. A tal proposito, un portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza ha aggiunto che l’amministrazione guidata da Joe Biden considererà l’utilizzo di tutti gli strumenti a sua disposizione per rafforzare la resilienza del mercato dell’energia.

Da parte sua, il vice primo ministro russo, Alexander Novak, ha affermato che il gruppo ha considerato “i vantaggi e gli svantaggi”, comprese le maggiori riserve in alcuni Paesi, il calo stagionale della domanda in inverno e l’impatto della variante delta di Coronavirus. Parallelamente, il ministro dell’Energia saudita ha affermato che i Paesi membri hanno ribadito il proprio impegno “per la stabilità del mercato”. “Siamo regolatori del mercato petrolifero, che ha davvero bisogno di essere regolamentato”, ha dichiarato bin Salman, respingendo le accuse di chi ha definito l’OPEC un cartello. Suhail Almazrouei, ministro dell’Energia degli Emirati Arabi Uniti, ha poi aggiunto che i mercati petroliferi dovrebbero essere in surplus entro l’inizio del prossimo anno e che la road map graduale “sta portando dolcemente a quella posizione” in cui la domanda e l’offerta si “riequilibreranno nel primo e secondo quadrimestre”.

Prima dell’accordo del 18 luglio, una discussione tra Riad e Abu Dhabi aveva creato incertezza sul futuro della produzione petrolifera. La proposta avanzata da Russia e Arabia Saudita era di aumentare la produzione di petrolio in modo graduale e, allo stesso tempo, di estendere la durata dei tagli concordati fino alla fine di aprile del 2022. Gli Emirati Arabi Uniti, da parte loro, pur concordi ad incrementare la produzione di 400mila barili al giorno da settembre a dicembre, si erano opposti all’estensione del precedente patto, con tagli, di circa 10 milioni di barili al giorno, prolungati fino a marzo 2022.

Per superare il disaccordo, l’OPEC+ ha concordato nuove quote di produzione per diversi membri dell’organizzazione a partire da maggio 2022, tra cui Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Russia, Kuwait e Iraq. L’adeguamento complessivo aggiungerà 1,63 milioni di barili al giorno alla fornitura complessiva, da maggio del prossimo anno. Gli Emirati Arabi Uniti vedranno la loro produzione di base, da cui vengono calcolati i tagli, aumentare a 3,5 milioni di barili al giorno, dagli attuali 3,168 milioni. Arabia Saudita e Russia vedranno le loro linee di base salire a 11,5 milioni di barili al giorno ciascuna dagli attuali 11 milioni.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione