Niger: uomini armati uccidono 69 persone al confine con Mali e Burkina Faso

Pubblicato il 5 novembre 2021 alle 16:11 in Africa Niger

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Il governo del Niger ha dichiarato due giorni di lutto nazionale, giovedì 4 novembre, dopo che 69 persone, tra cui un sindaco, sono state uccise in un assalto da parte di uomini armati nel Sud-Ovest del Paese, al confine con Mali e Burkina Faso. Il gruppo avrebbe teso un’imboscata, martedì 2 novembre, ad una delegazione guidata dal sindaco di Banibangou, a circa 50 km dalla città, nella regione occidentale di Tillaberi.

Annunciando il bilancio delle vittime, il ministro degli Interni nigerino, Alkache Alhada, ha dichiarato alla televisione di stato che 15 persone sono sopravvissute e che sono in corso operazioni di ricerca per ritrovarle. Una fonte locale ha specificato che il luogo dell’attacco sarebbe il villaggio di Adab-Dab, assalito da “membri pesantemente armati, dello Stato Islamico del Grande Sahara (ISGS)”, a bordo di motociclette. Un’altra fonte ha precisato che obiettivo dell’offensiva sarebbe stata una forza di difesa locale definita “Comitati di vigilanza”, di cui il sindaco di Banibangou era il capo.

Nel frattempo, oggi, venerdì 5 novembre, è giunta la notizia di un altro attacco condotto da sospetti militanti jihadisti contro un avamposto militare ad Anzourou, sempre nella regione di Tillaberi, in cui almeno 15 militari nigerini sono rimasti uccisi.

I gruppi armati hanno ucciso più di 530 persone in attacchi contro civili nelle regioni di frontiera, nella parte sud-occidentale del Niger, quest’anno. Si tratta di un numero oltre cinque volte superiore rispetto a quello di tutto il 2020, secondo i dati forniti dall’Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED), un’organizzazione non governativa specializzata nella raccolta, nell’analisi e nella mappatura dei dati sui conflitti e sulla violenza politica. L’11 ottobre, militanti jihadisti hanno attaccato una moschea proprio a Banibangou, durante la preghiera, e hanno ucciso 10 persone. La zona si trova all’interno della cosiddetta “regione dei tre confini”, o “triborder area”, che unisce le frontiere di Niger, Burkina Faso e Mali. Questa zona è da anni teatro di sanguinosi attacchi da parte di gruppi armati legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico. 

Lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), affiliato all’Isis dal 2015, è nato da una divisione interna all’organizzazione nota come al-Mourabitoun, “le Sentinelle”. Nel 2017, dalla stessa organizzazione sono nati altri gruppi, tra cui il JNIM. Questo, a sua volta, è formato da una fusione tra il battaglione al-Mulathamun, “gli Uomini Mascherati” e il Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO). Entrambe le organizzazioni erano derivate da Al-Qaeda nel Maghreb Islamico e hanno giurato fedeltà al leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri.

In questa regione, la violenza è cominciata ad aumentare a seguito di un’insurrezione jihadista, nel 2012, durante la quale i tuareg si sono alleati con alcuni militanti islamisti e hanno preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. La situazione non ha fatto che alimentare i conflitti etnici e religiosi già presenti nel territorio, causando tensioni e spargimenti di sangue negli anni. Nello specifico, gli attacchi nel Niger occidentale sono cresciuti in modo drastico nei primi 4 mesi del 2021, causando la morte di oltre 300 persone. Un contingente di 1.200 soldati ciadiani è schierato nella regione dei tre confini, come parte di una forza multinazionale messa insieme dal gruppo G5 Sahel, che comprende Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger. Tuttavia, il Ciad ha annunciato, il 21 agosto, che ben 600 di questi uomini sarebbero tornati in patria, a seguito di una “redistribuzione strategica” delle truppe, finalizzata ad adattarsi al meglio alla situazione contingente. 

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Chiara Gentili

di Redazione