Yemen: nuova visita per l’inviato degli USA

Pubblicato il 4 novembre 2021 alle 12:13 in USA e Canada Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’inviato speciale degli Stati Uniti in Yemen, Timothy Lenderking, ha intrapreso, oggi, giovedì 4 novembre, una nuova visita nel Paese mediorientale, teatro di un perdurante conflitto. L’obiettivo è porre un freno alle battaglie che caratterizzano soprattutto il governatorato di Ma’rib, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen, situato a circa 120 chilometri a Est di Sanaa.

Lenderking, sin dalla sua nomina, risalente al 4 febbraio, si è recato più volte nel Golfo, esortando le parti belligeranti yemenite, Houthi in primis, a porre fine alle tensioni. In particolare, l’inviato ha spesso affermato che gli USA mirano a intensificare i propri sforzi diplomatici a livello internazionale e con i partner mediorientali, al fine di trovare una soluzione al conflitto in Yemen, impiegando altresì canali secondari per avviare un dialogo con le milizie ribelli. Gli ultimi colloqui con funzionari yemeniti risalgono al 21 settembre, a sette anni esatti da quando, il 21 settembre 2014, i ribelli sciiti hanno preso il controllo della capitale yemenita, Sana’a, dando avvio a una guerra civile.

Anche in tale occasione, Lenderking ha ribadito il sostegno di Washington a un accordo a lungo termine che possa garantire pace in Yemen, oltre che unità, sicurezza e stabilità. Al contempo, gli Stati Uniti si sono detti disposti a fornire assistenza umanitaria alla popolazione yemenita, seppur consapevoli che la situazione possa essere migliorata solo stabilendo la pace e rilanciando le attività economiche. Gli Houthi, invece, sono stati esortati a porre fine alle proprie operazioni militari e destabilizzanti, rispondendo positivamente agli sforzi internazionali volti a giungere un accordo politico e risolvere la crisi yemenita.

Tuttavia, dal 21 settembre, la situazione in Yemen non è migliorata e, secondo quanto affermato dal Dipartimento di Stato degli USA, nel corso della sua visita, Lenderking mirerà a mettere in luce la necessità di porre fine ai ripetuti attacchi contro zone abitate da civili, all’origine del peggioramento della situazione umanitaria. Il Dipartimento ha parlato di colloqui con rappresentanti del governo, della società civile e di altri partner regionali e internazionali, durante i quali Lenderking continuerà a ribadire l’impegno di Washington a esercitare pressione sulle parti coinvolte nel conflitto in Yemen, in collaborazione con la comunità internazionale, affinchè queste attuino riforme economiche essenziali, garantiscano l’importazione e la distribuzione di carburante in modo regolare e riprendano i voli commerciali verso l’aeroporto di Sana’a.

Secondo quanto riporta l’emittente al-Arabiya, sono circa 100 i civili yemeniti rimasti uccisi nelle ultime settimane a Ma’rib, 39 dei quali deceduti il 31 ottobre, a seguito del lancio, da parte dei combattenti Houthi, di due missili balistici contro una scuola e un centro di formazione religiosa situati nel villaggio di al-‘Amoud, nel distretto di al-Juba. Parallelamente, a detta dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, 55.000 civili sono stati costretti a sfollare, nel periodo che va dal primo gennaio al 3 settembre 2021 nel solo governatorato di Ma’rib. Inoltre, l’Unità esecutiva per la gestione dei campi profughi in Yemen ha riferito che il 93% dei nuovi sfollati non ha un riparo, mentre il 96% non ha accesso ad acqua potabile. In tale quadro, il 3 novembre, la coalizione a guida saudita ha riferito di aver provocato la morte di altri 145 ribelli Houthi in circa 24 ore, a seguito di 32 operazioni che hanno interessato soprattutto i distretti di Sirwah e al-Jawf. A detta dell’alleanza internazionale, sono circa 2.450 i combattenti sciiti che risultano essere stati uccisi a Ma’rib nelle ultime tre settimane.

L’offensiva di Ma’rib, lanciata dagli Houthi nel mese di febbraio scorso, si colloca nel quadro del conflitto civile che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato del 21 settembre 2014. Ad affrontarsi sui fronti di combattimento vi sono i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Gli USA, attraverso il proprio inviato, avevano inizialmente elaborato un piano sulla base dei principi della “dichiarazione congiunta” elaborata dall’ex inviato dell’Onu, Martin Griffiths. Tra i punti stabiliti vi erano un cessate il fuoco in tutto il Paese, inclusa la fine dei raid sauditi contro i territori yemeniti e degli attacchi dei ribelli contro il Regno, l’apertura dell’aeroporto di Sanaa, l’ingresso di rifornimenti di carburante presso il porto di Hodeidah e la ripresa di negoziati e consultazioni. Tuttavia, i ribelli Houthi e l’inviato statunitense non hanno trovato un accordo sui meccanismi, i dettagli e le condizioni per il cessate il fuoco.

Ad ogni modo, secondo alcuni analisti, gli USA sembrano essersi resi conto dell’importanza di impegnarsi di persona per porre fine a un conflitto sempre più complesso. Tra gli altri dossier che vedono coinvolta Washington vi è anche l’accordo sul nucleare iraniano, che l’amministrazione Biden si è detta disposta a ripristinare, in cambio del rispetto degli impegni da parte iraniana. Riad e Abu Dhabi, da parte loro, non vedono con favore il ritorno degli USA nell’accordo sul nucleare, e la stessa Arabia Saudita, sebbene impegnata in un dialogo con l’Iran, ha riferito di essere in attesa di mosse che provino l’impegno di Teheran a garantire la pace e la sicurezza della regione mediorientale, partendo proprio dallo Yemen. 

Tra le mosse degli USA in relazione al dossier yemenita, il 16 febbraio, le milizie Houthi sono state rimosse dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere e da quella degli Specially Designated Global Terrorist (SDGT). Era stata la precedente amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump, ad annunciare la classificazione del gruppo sciita, altresì noto come Ansar Allah, come un’organizzazione terroristica internazionale. La mossa, però, aveva sollevato crescenti preoccupazioni a livello internazionale, riguardanti soprattutto un eventuale esacerbarsi della situazione umanitaria in Yemen, il che ha portato Joe Biden a rivedere la decisione del suo predecessore. 

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione