Tunisia: scoperto un tunnel vicino alla residenza dell’ambasciatore francese

Pubblicato il 4 novembre 2021 alle 11:06 in Francia Tunisia

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La Tunisia ha scoperto un tunnel nei pressi della residenza dell’ambasciatore francese, nella regione di La Marsa, località costiera a circa 20 chilometri da Tunisi. Il corridoio sarebbe stato costruito partendo da un’abitazione frequentata da un noto estremista tunisino. Le forze anti-terrorismo del Paese stanno indagando sulla questione.

Relativamente alle dimensioni del tunnel, sono circolate notizie contrastanti sui media tunisini. Alcuni rapporti hanno affermato che il corridoio si sarebbero estesi per circa 300 metri dalla casa del sospettato, mentre altri hanno riferito che il lavoro comprendeva solo pochi metri di scavi senza un progetto preciso. La residenza dell’ambasciatore francese si trova in un complesso murato, circondato da abitazioni private su tutti i lati. Il presidente tunisino, Kais Saied, ha incontrato, mercoledì 3 novembre, il ministro dell’Interno, Taoufik Charfeddine, sullo sfondo della scoperta. Insieme, i due, alla presenza del primo ministro Najla Bouden, hanno ispezionato il tunnel e hanno confermato l’esistenza di prove che supportano la teoria di un piano criminale dietro gli scavi. Commentando la notizia, il presidente ha dichiarato: “Grazie alle nostre forze armate, la Tunisia rimarrà al sicuro nonostante tutti i disperati tentativi e il nostro Paese è forte con le sue istituzioni e la coesione del suo popolo nonostante i partiti dietro le quinte”.

Le forze di sicurezza tunisine hanno sventato un gran numero di complotti organizzati da militanti estremisti negli ultimi anni e hanno portato alla luce e distrutto diverse cellule jihadiste. I diplomatici occidentali affermano che la sicurezza tunisina si è rafforzata grazie ad una serie di iniziative per combattere il terrorismo e sostengono di sentirsi generalmente al sicuro nel Paese nordafricano. Gli ultimi grandi attacchi si sono verificati tra il 2014 e il 2015, per mano di estremisti affiliati all’ISIS. In tale quadro, si colloca l’attentato del 16 luglio 2014, quando 15 soldati sono stati uccisi e altri 22 sono rimasti feriti a Kasserine. Ad oggi, nel Paese vige ancora uno stato di emergenza, imposto a seguito dell’attacco del 18 marzo 2015 al Museo Bardo di Tunisi. In tal caso, sono state 24 le persone morte, tra cui 21 turisti, un agente delle forze dell’ordine e due terroristi, mentre altre 45 sono rimaste ferite. Finora quello del 2015 risulta essere l’attentato terroristico con il maggior numero di vittime avvenuto a Tunisi.

Tra gli episodi più recenti, invece, si ricorda quello del 6 settembre 2020, quando le forze di sicurezza tunisine hanno ucciso tre aggressori, definiti “terroristi”, dopo che questi li hanno aggrediti con un coltello ad un posto di blocco nella città costiera tunisina di Sousse, situata a 140 km a Sud della capitale. Il giorno successivo, il 7 settembre, l’ISIS ha rivendicato l’attentato. Pochi mesi prima, il 22 luglio, le forze di sicurezza tunisine avevano arrestato, nella città costiera di Susa, una cellula terroristica che pianificava di effettuare attentati nel Paese.

Con la recinzione elettronica e un dispiegamento consistente di truppe, i confini tunisini sono stati per lo più messi in sicurezza. La maggior parte degli scontri tra militari e terroristi avviene nelle montagne occidentali tra la Tunisia e l’Algeria, soprattutto nelle regioni di Kasserine, El-Kef, Jendouba e Sidi Bouzid. Gli incidenti terroristici che si sono verificati negli ultimi anni nelle aree urbane sono stati per lo più opera di “lupi solitari” e hanno generalmente causato un numero di vittime limitato. Tuttavia, questi episodi evidenziano i rischi, ancora presenti, derivanti da piccole frange di giovani radicalizzati e dalle infiltrazioni criminali transfrontaliere. Secondo un sondaggio di opinione condotto di recente nel Paese, citato dal quotidiano Arab Weekly, solo il 10% della popolazione tunisina vede il terrorismo come una minaccia seria alla sicurezza nazionale.

Il Global Terrorism Index 2020 dell’Institute for Economics and Peace ha inserito la Tunisia al 49esimo posto tra i 138 Paesi analizzati per l’impatto del terrorismo, con un indice pari a 3,85 su 10. Stando a uno studio condotto dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e citato dal suddetto rapporto, dal 2007 il Paese nordafricano ha assistito a circa 77 attacchi terroristici, che sono costati la vita a 163 persone, con un impatto economico pari a 551.9 milioni di dollari. Al contempo, la Tunisia ha speso 1.6 miliardi di dollari, nel 2019, per mettere in sicurezza i propri territori.

L’attuale legislazione anti-terrorismo è stata adottata nel 2015 per migliorare la difesa dei diritti umani e la lotta contro l’estremismo violento, in linea con la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu 2178, e il regime di sanzioni contro al-Qaeda e l’ISIS. Nel corso degli ultimi anni, la Tunisia ha anche rafforzato il proprio sistema penale, promuovendo nuove leggi per affrontare in maniera più efficace la minaccia posta dalla radicalizzazione. Il Ministero della Difesa (MOD) e il Ministero degli Interni (MOI) sono entrambi impegnati nella difesa del Paese. Mentre il primo guida le forze di sicurezza nelle operazioni militari, soprattutto nei pressi dei confini con l’Algeria e la Libia, il secondo include l’agenzia nazionale anti-terrorismo, che si dedica soprattutto alla salvaguardia delle aree urbane.

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Chiara Gentili

di Redazione

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