Stati Uniti respingono le accuse dell’Iran sulla confisca di petrolio nel Golfo dell’Oman

Pubblicato il 4 novembre 2021 alle 17:35 in Iran USA e Canada

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Il portavoce del Pentagono, John Kirby,  ha respinto l’accusa dell’Iran, secondo cui la Marina degli Stati Uniti avrebbe cercato di confiscare del greggio iraniano a bordo di una petroliera nel Golfo dell’Oman.

Secondo quanto riferito dalla CNN, il 4 novembre, Kirby ha definito le affermazioni “assolutamente, totalmente false”. La notizia era stata diffusa il 3 novembre da fonti iraniane, ma non era stato chiarito quando l’episodio avrebbe avuto luogo. L’agenzia di stampa iraniana IRNA, citando fonti locali, ha riferito che gli Stati Uniti avevano sequestrato una petroliera iraniana nel Golfo dell’Oman, trasferito il suo petrolio su un’altra imbarcazione e spostato quest’ultima in un luogo sconosciuto. Solo l’intervento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), in un’operazione che aveva incluso l’utilizzo di elicotteri, aveva permesso di riprendere il controllo della petroliera iraniana per poi riportarla nel territorio di Teheran. In tale situazione, le forze statunitensi avrebbero provato ad inseguire l’imbarcazione, utilizzando elicotteri e navi da guerra, ma senza successo. 

Il portavoce del Pentagono, commentando la notizia, ha affermato: “Non c’è stato alcuno sforzo atto a sequestrare alcunché da parte dei mezzi navali. Ciò a cui si fa riferimento è che, il 24 ottobre la Marina degli Stati Uniti ha monitorato le forze iraniane mentre abbordavano e sequestravano illegalmente una nave mercantile nelle acque internazionali del Golfo dell’Oman”. In risposta, la 5a flotta degli Stati Uniti, che gestisce navi militari in Medio Oriente, aveva ordinato a “due navi e mezzi aerei di monitorare da vicino la situazione”, secondo Kirby. Altri due funzionari statunitensi hanno affermato che le forze iraniane avrebbero poi spostato la nave nelle acque territoriali iraniane. “In nessun momento le forze statunitensi hanno tentato di riprendere in mano o farsi coinvolgere nella situazione”, ha sottolineato Kirby. “Aggiungerei che le azioni dell’Iran, quelle vere, di abbordare e sequestrare illegalmente una nave, costituiscono una palese violazione del diritto internazionale che mina la libertà di navigazione e il libero flusso del commercio”, ha aggiunto il portavoce del Pentagono. 

La smentita di Kirby arriva in un momento particolarmente delicato dei rapporti tra Teheran e l’Occidente. Il 3 novembre, infatti, il viceministro degli Esteri dell’Iran, Ali Bagheri Kani, ha annunciato che i colloqui sul nucleare iraniano, volti a ripristinare l’accordo noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), riprenderanno a Vienna il 29 novembre prossimo. La data è stata definita nel corso di una conversazione telefonica con il mediatore dell’Unione Europea, Enrique Mora. “Abbiamo concordato di avviare i negoziati, volti alla rimozione di sanzioni illegali e disumane, il 29 novembre a Vienna”, sono state le parole di Bagheri su Twitter, con riferimento alle misure che gli Stati Uniti hanno imposto contro l’Iran dopo che, l’8 maggio 2018, si sono unilateralmente ritirati dall’intesa. La ripresa dei colloqui è stata confermata anche dall’UE, la quale ha reso noto che i prossimi negoziati saranno presieduti da Mora, il quale agirà per conto del capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell.

Il Joint Comprehensive Plan of Action è stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Questo prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si era ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti. 

Il 3 novembre, il Servizio europeo per l’azione esterna dell’UE ha quindi specificato che i prossimi incontri su tale argomento vedranno la partecipazione di rappresentanti degli altri Paesi firmatari, i quali si impegneranno in discussioni con l’obiettivo di favorire un possibile ritorno di Washington nel JCPOA e garantire la piena applicazione dell’accordo da tutte le parti coinvolte. Dal canto loro, gli USA, attraverso il Dipartimento di Stato, hanno accolto con favore gli sforzi europei per persuadere l’Iran a tornare ai negoziati il 29 novembre, e hanno fatto sapere che sarà Robert Malley a guidare la delegazione statunitense. Tuttavia, come affermato dal portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, i negoziati non potranno durare all’infinito. Ad ogni modo, a detta di Price, se Teheran “farà sul serio”, si potrà giungere a risultati in tempi “relativamente brevi”, risolvendo quelle questioni rimaste in sospeso a giugno scorso. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione