Rep. Dem. del Congo: attacco nel capoluogo del Sud Kivu

Pubblicato il 4 novembre 2021 alle 9:26 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Il 3 novembre, un gruppo di uomini armati ha attaccato la città di Bukavu, capoluogo della provincia del Sud Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo orientale. 

Secondo quanto riferito da AfricaNews, l’assalto è iniziato intorno all’1.40, ora locale, e 6 aggressori e 2 soldati sono rimasti uccisi. Secondo un comandante dell’esercito, i ribelli hanno prima aperto il fuoco, poi hanno cercato di recuperare alcune munizioni da una stazione di polizia, ma non ci sono riusciti. “Volevano attaccare la decima regione militare per liberare i loro compagni detenuti lì. Gli aggressori sono del movimento CPC 64”, ha aggiunto il comandante, che ha dichiarato che alcuni degli oltre 40 militanti sono stati catturati, senza specificare il numero. 

La popolazione è stata invitata a mantenere la calma e a rimanere in casa. Alcune vie di uscita dalla città sono state chiuse proprio perché è stata lanciata una caccia all’uomo. Alcuni cittadini hanno raccontato che il gruppo armato ha girato per i quartieri di Bukavo, cantando canzoni che invitavano la popolazione ad unirsi ai propri ranghi, per liberare il Paese. Anche un ufficiale dell’esercito, che ha preferito rimanere anonimo, ha riferito la stessa notizia. A partire dalle 8 di mercoledì 3 novembre, la città è tornata totalmente sotto il controllo delle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC). 

Oltre 100 gruppi armati sono attivi in Repubblica Democratica del Congo. Secondo il Kivu Security Tracker, le Forze Democratiche Alleate, le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR), l’Alleanza dei Patrioti per un Congo Libero e Sovrano (APCLS) e il Nduma Defense of Congo-Rénové (NDC-R) sono responsabili di oltre un terzo delle violenze nel Paese e della metà dei civili che vengono uccisi. Tra questi gruppi, le ADF si distinguono per la loro mortalità, in quanto gli sono attribuibili il 37% delle uccisioni di civili.Anche l’ambasciatore italiano nel Paese, Luca Attanasio, e del carabiniere della sua scorta, Vittorio Iacovacci, sono stati uccisi il 22 febbraio, in un attacco effettuato da un gruppo armato della regione, sul quale l’Italia e il Congo stanno ancora investigando.

Proprio a causa di un aumento delle violenze, il 6 maggio, il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, aveva proclamato lo “stato d’assedio” nelle due province, nel tentativo di frenare la crescente insicurezza e intensificare la lotta contro i gruppi armati. Infatti, dall’inizio del 2021, una nuova ondata di violenze e scontri inter-etnici hanno progressivamente aggravato la crisi umanitaria nel Paese. Già il 29 aprile, Tshisekedi aveva annunciato che stava preparando “misure radicali” per affrontare la situazione nell’Est della Repubblica Democratica del Congo. Inoltre, l’11 marzo, il Dipartimento di Stato degli USA aveva designato lo Stato Islamico in Repubblica Democratica del Congo (ISIS-DRC), riferendosi alle Forze Democratiche Alleate (note con l’acronimo dall’inglese, ADF), come gruppo terroristico estero e lo aveva inserito nella lista dei Special Designated Global Terrorists (SDGTs). Le ADF erano state precedentemente sanzionate dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite nel 2014 per le violenze e atrocità commesse. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione