Mar Cinese Meridionale: Pechino vuole chiarezza sull’incidente del sottomarino nucleare USA

Pubblicato il 3 novembre 2021 alle 11:35 in Cina USA e Canada

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La settima flotta della Marina degli USA ha reso noto, il primo novembre, che il sottomarino nucleare USS Connecticut lo scorso 2 ottobre si è scontrato con una montagna sottomarina sconosciuta nel Mar Cinese Meridionale. Il 2 novembre, la Cina ha invitato Washington a smettere di inviare navi e aerei da guerra nell’area e ha criticato la poca chiarezza dei risultati del resoconto statunitense.

In seguito ad un’indagine sull’incidente, la Marina statunitense ha stabilito che il sottomarino nucleare d’attacco rapido di classe Seawolf USS Connecticut si è scontrato con una catena montuosa sottomarina sconosciuta, causando l’incagliamento del sottomarino nucleare sott’acqua, mentre si trovava nell’Indo-Pacifico e stava eseguendo un’operazione in acque internazionali. Secondo i resoconti dei media statunitensi citati da Huanqiuwang, l’incidente ha causato danni ai serbatoi nella parte anteriore del sottomarino. La US Navy ha però più volte affermato che il reattore nucleare e il sistema di propulsione del sottomarino non sono stati danneggiati. Secondo esperti citati dalla testata cinese, le dinamiche dell’incidente indicherebbero che il sottomarino stesse conducendo operazioni di ricognizione. Intanto, la settima flotta degli Stati Uniti ha affermato che il suo comandante, il viceammiraglio Karl Thomas, deciderà se “azioni successive, inclusa la responsabilità, sono appropriate”.

Il portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, Wang Wenbin, ha dichiarato che Pechino aveva già espresso preoccupazione per l’accaduto e ha chiesto agli USA di adottare un atteggiamento responsabile per dare una spiegazione soddisfacente alla comunità internazionale e ai Paesi regionali. Wang ha definito la dichiarazione rilasciata dagli USA sull’incidente “vaga”. Per Pechino, gli USA non sono stati chiari volutamente sul luogo dell’incidente citando “acque internazionali nell’Indo-Pacifico”. Oltre a questo, non vi sarebbe mai stata una chiara spiegazione dei piani di navigazione del sottomarino nucleare, se il luogo specifico in cui si è verificato l’incidente rientri o meno nella zona economica esclusiva di un altro Paese o anche in acque territoriali, se ha causato una fuga nucleare o danni all’ambiente marino. Per Pechino, questo episodio avrebbe ancora una volta messo in luce l’atteggiamento opaco e irresponsabile degli USA.

Wang ha quindi esortato gli Stati Uniti a fare chiarezza sull’incidente aggiungendo che la chiave di risoluzione del problema è smettere di inviare navi da guerra e aerei militari per provocare e dare dimostrazioni di forza. Per Wang, gli USA devono interrompere le azioni che danneggiano la sovranità e la sicurezza di altri Paesi, altrimenti, tali incidenti potrebbero ripetersi anche più spesso.

Lo scorso 7 ottobre, gli USA avevano dato notizia di uno scontro tra lo USS Connecticut e un oggetto non identificato il precedente 2 ottobre, in acque internazionali nell’Indo-Pacifico. In totale, la Marina degli USA aveva registrato 11 feriti.

Secondo quanto riferito da South China Morning Post, una fonte vicina alla Marina cinese ha affermato che Pechino era a conoscenza del luogo della collisione e la sua principale preoccupazione era ciò che la USS Connecticut stesse facendo lì. I sottomarini di classe Seawolf sono utilizzati per la raccolta di informazioni di intelligence specializzate. Secondo l’esperto navale di Pechino, Li Jie, la Marina degli Stati Uniti invierebbe i suoi sottomarini verso la costa cinese per raccogliere le “impronte vocali” delle navi dell’Esercito di liberazione popolare (EPL).

La collisione del 2 ottobre si inserisce in un quadro di crescenti tensioni tra Washington e Pechino che riguardano più tematiche, compresa la questione del Mar Cinese Meridionale. Quest’ultimo è al centro di dispute di sovranità tra la Cina, Taiwan, le Filippine, il Vietnam, la Malesia e il Brunei che hanno rivendicazioni concorrenti su tali acque. Per Pechino la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti. In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni di sovranità cinesi. Le navi da guerra statunitensi conducono spesso esercitazioni di “libertà di navigazione”, per assicurare “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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