L’ONU accusa la Repubblica Centrafricana di attacco contro i peacekeepers

Pubblicato il 3 novembre 2021 alle 14:01 in Africa Repubblica Centrafricana

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La missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana (MINUSCA) ha riferito che la guardia presidenziale del Paese avrebbe aperto il fuoco contro membri egiziane delle forze di pace disarmati, ferendone 10. Il governo centrafricano, però, ha respinto le accuse.

L’attacco, definito “deliberato e indicibile” dal personale della missione, ha avuto luogo lunedì primo novembre. In una sua dichiarazione, rilasciata ieri, MINUSCA ha aggiunto che il contingente della polizia egiziana stava viaggiando su un bus contrassegnato con la scritta “ONU”, prima di essere assaltato. La missione ha specificato che le forze di pace egiziane erano appena arrivate all’aeroporto della capitale, Bangui, quando “hanno subito un pesante scontro a fuoco da parte delle guardie presidenziali, senza alcun preavviso o avvertimento, anche se erano disarmate”.

Stando a quanto reso noto dal portavoce della missione, Vladimir Monteiro, in un’intervista ad Al Jazeera, le forze di pace coinvolte nella sparatoria facevano parte di un convoglio che comprendeva in tutto quattro autobus e che avrebbe sbagliato strada finendo in un’area vicino alla residenza presidenziale. Mentre le guardie del palazzo sparavano e l’autista cercava di scappare, il bus avrebbe colpito e ucciso una donna, ha spiegato Monteiro. “Non ci sono parole per spiegare cosa è successo”, ha detto il portavoce. “Ecco perché la leadership della missione delle Nazioni Unite ha contattato il governo per scoprire come procedere e mettere tutto sul tavolo e fare luce su questi sfortunati eventi”, ha aggiunto. Tuttavia, Albert Yaloke Mokpeme, portavoce del presidente Faustin-Archange Touadera, ha definito “impreciso” il resoconto di MINUSCA. “Hanno dichiarato qualcosa che non ha nulla a che fare con la realtà”, ha riferito Mokpeme all’agenzia di stampa Reuters, senza fornire ulteriori dettagli ma sottolineando che il Ministero della Difesa avrebbe rilasciato una dichiarazione a breve.

Il presunto scontro a fuoco di lunedì è solo l’ultimo di una serie di incidenti che hanno messo a dura prova il rapporto tra il governo e la missione MINUSCA. Questa ha accusato le forze di sicurezza di aver ripetutamente violato l’accordo sulle condizioni che i contingenti militari delle due parti sono tenute a rispettare. MINUSCA è stata schierata per la prima volta nella Repubblica centrafricana il 10 aprile 2014, a seguito di una ribellione che ha gettato il Paese nel caos. Nello specifico, il conflitto nella nazione è scoppiato il 10 dicembre 2012, quando un gruppo di milizie a maggioranza islamica, situato nel Nord del Paese e noto come Seleka (“coalizione” in lingua Sango), ha lanciato un’offensiva contro il governo dell’ex presidente, Francois Bozize. Successivamente, il 24 marzo 2013, i combattenti sono riusciti a prendere il controllo della capitale, nel quadro di un vero e proprio colpo di Stato. All’offensiva e alle violenze dei Seleka si sono contrapposte quelle della coalizione anti-Balaka, composta soprattutto da combattenti cristiani del Sud. 

Dopo oltre un anno di violenze, che hanno portato le Nazioni Unite a parlare di genocidio, il 24 luglio 2014, fazioni ex Seleka e rappresentanti anti-Balaka hanno firmato un accordo di cessate il fuoco. Alla fine del 2014, la Repubblica Centrafricana è stata di fatto divisa in due parti, con i militanti cristiani che controllavano il Sud e l’Ovest, da cui la maggior parte dei musulmani era stata evacuata, e i gruppi ex-Seleka, stanziatisi nel Nord e nell’Est del Paese. La presenza di truppe internazionali ha cercato di garantire stabilità, ma le tensioni non sono mai cessate.

La missione MINUSCA, il cui mandato scade il 15 novembre, conta quasi 12.000 soldati ed è una delle operazioni più costose tra quelle dell’ONU, con un budget annuale superiore a 1 miliardo di dollari. Le sue relazioni con il governo si sono inasprite a causa dell’embargo sulle armi e del regime di sanzioni, estesi il 29 luglio, per altri 12 mesi, dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonché per l’uso, da parte del governo, di mercenari russi per provvedere alla sicurezza del Paese. L’embargo contro il Paese africano era stato introdotto nel dicembre 2013, mentre l’anno successivo, il 2014, sono state imposte le sanzioni. L’obiettivo rimane tuttora impedire ai gruppi armati attivi nel Paese di acquisire armi ma, diversamente dalle disposizioni precedenti, è stata stabilità un’esenzione per i colpi di mortaio. Il 31 luglio, il viceambasciatore russo all’Onu, Dmitry Polyanskiy, ha incoraggiato il governo della Repubblica Centrafricana a rispettare i parametri di riferimento delle Nazioni Unite per poter aspirare alla revoca dell’embargo sulle armi, il prossimo anno.

Quanto alla questione della presenza russa in Repubblica Centrafricana, va ricordato che, quando, nel luglio 2018, il governo ha iniziato ad estrarre diamanti da un’area vicino alla capitale, la società Lobaye Invest, di proprietà della società M Invest, con sede a San Pietroburgo, aveva fornito ampio sostegno. Il fondatore di quest’ultima è Evgenij Prigozhin, uno dei principali finanziatori della compagnia di mercenari russi Wagner. Pertanto, diversi analisti politici hanno sottolineato come la creazione di nuove miniere, molto spesso costruite con fondi legati al Cremlino, sembrerebbe aver coinciso con l’arrivo di mercenari russi e accordi militari tra Bangui e Mosca, così come con l’incremento delle violenze nel Paese, di cui il Gruppo Wagner è stato più volte accusato di esserne il responsabile, anche da parte delle Nazioni Unite. Ad oggi, il numero di mercenari russi nella Repubblica Centrafricana dovrebbe essere intorno ai 2.200-3.000 uomini.

Stando ad un rapporto del 12 ottobre, presentato dal capo della MINUSCA, Mankeur Ndiaye, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la missione avrebbe registrato 41 violazioni dell’accordo sullo status delle forze tra l’ONU e la Repubblica Centrafricana, tra il primo giugno e il primo ottobre di quest’anno. Ndiaye ha citato episodi di ostruzione delle pattuglie di mantenimento della pace, detenzione di membri del personale, perquisizioni delle residenze di membri del contingente delle Nazioni Unite. Tre settimane fa, il capo delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha denunciato “incidenti ostili” commessi nei confronti delle forze di pace, i quali, a suo dire, avrebbero raggiunto “livelli inaccettabili”. “Tali azioni impediscono l’adempimento del mandato, mettono in pericolo la vita delle forze di pace e sono in contraddizione con gli impegni del presidente Touadera e del governo per fermarli”, ha affermato Guterres in un rapporto, chiedendo “misure concrete” per porre fine a questi episodi. 

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Chiara Gentili

di Redazione