La Russia nega il dispiegamento militare al confine con l’Ucraina

Pubblicato il 2 novembre 2021 alle 12:06 in Russia USA e Canada Ucraina

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Il 2 novembre, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha negato la veridicità di un report pubblicato da media statunitensi riguardo il dispiegamento militare russo al confine con l’Ucraina.

A riportare le dichiarazioni del portavoce, il medesimo martedì, è stata la testata russa Izvestja. Peskov ha contestato quanto rivelato il giorno prima, lunedì primo novembre, dal quotidiano statunitense Politico e The Washington Post. “Si tratta di notizie false e di scarsa qualità”, ha sottolineato il portavoce del Cremlino, facendo riferimento ad immagini satellitari che hanno rivelato che Mosca, ancora una volta, starebbe dispiegando ingenti truppe lungo il confine con l’Ucraina. Inoltre, Peskov ha anche posto l’accento sul fatto che qualsiasi ricollocamento di forze armate sul territorio della Russia rientra tra gli affari interni e che gli Stati terzi non dovrebbero infierire in tali questioni. “La Russia non ha mai minacciato nessuno, non rappresenta né un pericolo né una minaccia. Il nostro Paese, sullo sfondo delle tendenze espansionistiche da parte della NATO, ha sempre adottato e continuerà ad adottare misure per garantire la propria sicurezza”, ha concluso Peskov. Le “tendenze espansionistiche” dell’Alleanza Atlantica a cui Peskov fa riferimento riguardano l’ingresso dell’Ucraina nel blocco.

In tale quadro, è importante sottolineare che, il 21 ottobre, il viceministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Andrei Rudenko, aveva affermato che l’adesione dell’Ucraina alla NATO sarebbe stato “un passo estremamente pericoloso per la Russia”, la quale si troverebbe “costretta a reagine”. Anche il giorno precedente, mercoledì 20 ottobre, un funzionario della Camera Bassa della Federazione Russa, Adalbi Shkhagoshev, aveva sottolineato che l’adesione di Kiev alla NATO sarebbe stato un “serio” campanello d’allarme per Mosca. I crescenti timori di Mosca sono da collocare nel quadro dell’ultimo bilaterale tra Kiev e Washington, tenutosi presso la capitale ucraina, il 19 ottobre. In tale occasione, il segretario alla Difesa degli USA, Lloyd Austin, ha tenuto colloqui di alto livello con il ministro della Difesa ucraino, Andrey Taran. Il focus del vertice è stato posto sulla sicurezza regionale nel Mar Nero, soprattutto a fronte di una sempre più forte influenza russa nell’area, nonché sulla cooperazione militare ucraino-statunitense

Le notizie sul presunto trasferimento delle Forze Armate russe sul lato Occidentale della Federazione, in particolare al confine con l’Ucraina, sono iniziate a circolare, il 30 ottobre, tramite la testata statunitense The Washington Post, la quale ha citato fonti diplomatiche presso l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Riferendosi alle rivelazioni di funzionari europei e USA, il quotidiano ha definito “insolito” il movimento del contingente militare russo attraverso il suo territorio. I funzionari, che hanno parlato a condizione di anonimato perché non autorizzati a discutere pubblicamente della questione, hanno affermato che gli spostamenti delle truppe di Mosca hanno riacceso le preoccupazioni sorte ad aprile, quando la Federazione aveva dispiegato fino a 100.000 militari al confine con l’Ucraina. In tale occasione, si era trattato del maggiore quantitativo di truppe che la Russia aveva collocato lungo la frontiera con l’Ucraina dal 2014, anno in cui è stata “occupata” la penisola di Crimea.  

La conferma è poi arrivata più tardi, il primo novembre, quando il quotidiano Politico ha pubblicato immagini satellitari che mostrano l’effettivo quantitativo del contingente militare russo lungo il confine. Le foto, scattate dalla società Maxar Techbologies, hanno messo in luce un “preoccupante” dispiegamento nei pressi della città russa di Yelnya, vicino al confine con l’alleata Bielorussia, che sarebbe iniziato a partire dalla fine di settembre. Le immagini hanno rivelato la presenza di unità corazzate, carri armati e artiglieria semovente, truppe di terra e, soprattutto, la divisione élitaria della 1° Armata carri della Guardia della Federazione. Tale divisione è stata progettata “per condurre operazioni a ogni livello di combattimento: dalla contro insurrezione alla guerra meccanizzata”, ha spiegato un analista citato da Politico. L’esperto ha altresì aggiunto che la 1° Armata è sempre la prima a “ricevere attrezzature di ultima generazione” e a svolgere i test di nuovi armamenti. Successivamente, il primo novembre, il Ministero della Difesa degli USA ha annunciato di aver avviato il monitoraggio della situazione al confine russo-ucraino in seguito a segnalazioni di “attività insolite russe”. 

Infine, è importante ricordare che, lo scorso primo aprile, si era verificata una situazione analoga che aveva profondamente preoccupato la comunità internazionale. In tale data, l’Ucraina aveva denunciato una potenziale provocazione russa nel Donbass, accusando Mosca di aver dispiegato massicce truppe al confine Orientale con l’Ucraina. Per il Cremlino, tale gesto era legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, la SBU, aveva dichiarato che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche di Lugansk (LPR) e Donetsk (DPR) servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona. Successivamente, il 21 aprile, Mosca aveva altresì schierato decine di carri armati a 20 km dal confine con l’Ucraina. Inoltre, erano state avvistate lunghe fila di mezzi corazzati dirigersi verso la regione russa di Krasnoperekopsk, situata nella penisola crimeana. Un filmato, registrato la mattina presto e diffuso da Aviapro, aveva confermato tale dispiegamento. Numerose testate internazionali avevano paragonato lo spostamento militare russo dello scorso aprile a quello del 2014, incrementando i timori dell’Occidente sul rischio di un nuovo conflitto armato. Tuttavia, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto, a confine con l’Ucraina dell’Est.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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