Azerbaigian-Russia: colloqui tra ministri degli Esteri

Pubblicato il 2 novembre 2021 alle 20:32 in Armenia Azerbaigian Russia

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Il ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, ha tenuto, martedì 2 novembre, colloqui telefonici con l’omologo azero, Jeyhun Bayramov, per discutere dell’allentamento delle tensioni lungo il confine armeno-azero.

A riportare la notizia, il medesimo martedì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS, citando il comunicato ufficiale del Ministero degli Esteri della Russia. Secondo quanto reso noto, i due rappresentanti hanno discusso dei futuri passi da intraprendere per sbloccare le reti di trasporto e di collegamento regionale, nonché i legami economici nel Caucaso Meridionale, al fine di “creare un’atmosfera favorevole per la cooperazione regionale”. Dall’altra parte, l’ufficio stampa del Ministero degli Esteri dell’Azerbaigian ha rivelato che Lavrov e Bayramov hanno altresì discusso dell’attuazione degli accordi di pace, sottoscritti da Armenia e Azerbaigian, con la mediazione della Russia, il 9 novembre 2020. “Le parti hanno discusso dell’attuazione delle dichiarazioni trilaterali [sul Karabakh], comprese le attività del gruppo di lavoro sull’apertura delle vie di trasporto”, si legge nel comunicato, citato da TASS.

 

Tali sviluppi sono da collocare nel quadro delle dichiarazioni che il governo armeno ha rilasciato il 28 ottobre. L’esecutivo di Erevan, in tale data, ha dichiarato di essere “pronto” a cooperare con l’Azerbaigian nelle operazioni di demarcazione dei confini per porre fine alle storiche dispute sulla sovranità delle regioni frontaliere.

Nonostante l’accordo di pace del 9 novembre 2020, è importante sottolineare che le violenze tra le due parti si verificano con una cera frequenza. Tra i focolai di tensione in cui, periodicamente, si verificano scontri e si registrano vittime e feriti, è importante menzionare la regione di Gegharkunik e la Repubblica autonoma di Nakhichevan, nei pressi della cittadina di Yeraskh. È per tale ragione che i Ministeri della Difesa dei due Paesi, supportati da numerosi attori internazionali, stanno tentando di raggiungere un accordo per porre fine alla storica disputa. Quest’ultima sorge dal fatto che sia Baku sia Erevan rivendicano territori analoghi poiché si servono di mappe sovietiche differenti. È per tale ragione che le mappe conservate dalla Russia potrebbero offrire la soluzione al contenzioso territoriale.

Un altro aspetto che contribuisce ad alimentare le tensioni tra i due Paesi fa riferimento al rimpatrio dei prigionieri di guerra dell’Armenia.  I tentativi di giungere a un ulteriore accordo di pace hanno portato, il 12 giugno e il 5 luglio, al rimpatrio di un totale di 30 prigionieri armeni. In cambio, Erevan ha ceduto alle autorità azere mappe in cui è indicata la posizione di quasi 200.000 mine nel Sud-Ovest dell’Azerbaigian. In ambo i casi, la mediazione di Stati Uniti e Georgia ha svolto un ruolo chiave e ha permesso alle parti belligeranti di trovare un punto d’incontro. 

In precedenza, a partire dal 27 settembre 2020, l’Armenia E L’Azerbaigian hanno combattuto un duro conflitto, durato 44 giorni. Dopo due mesi di intensi scontri, le parti hanno concordato, il 9 novembre 2020, un trattato di pace, che è stato mediato dalla Russia. Sulla base dell’accordo, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione