Mali: doppio attacco contro militari, almeno 7 soldati uccisi

Pubblicato il 1 novembre 2021 alle 13:47 in Africa Mali

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In Mali, almeno 7 soldati sono rimasti uccisi in due attacchi separate contro pattuglie militari nel centro-ovest del Paese. Lo ha riferito l’esercito, domenica 31 ottobre, specificando che gli ultimi spargimenti di sangue indicano che la violenza si sta spostando verso Sud, in aree precedentemente considerate alquanto sicure. 

Intorno alle 11:20 di sabato 30 ottobre, un convoglio delle forze armate maliane è caduto in un’imboscata vicino alla città di Mourdiah, circa 200 km a Nord dalla capitale, Bamako, uccidendo 2 persone e ferendone 3. Due ore dopo, un camion dell’esercito ha colpito una bomba sul ciglio della strada vicino a Segou, circa 200 km a Nord-Est di Bamako, uccidendo tutti e 5 i militari a bordo. “Una perlustrazione dell’area in cui è avvenuto l’incidente ha portato all’arresto di 2 sospettati che sono stati immediatamente consegnati alla gendarmeria”, ha chiarito l’esercito, senza accusare per i due attacchi nessun gruppo armato specifico.

Il Mali è caduto nella violenza dopo le rivolte del 2012, partite dal Nord del Paese, quando i ribelli tuareg e i combattenti legati ad Al-Qaeda presero il controllo di quelle aree. Successivamente la ribellione si estese alle regioni centrali, ma venne man mano respinta grazie all’intervento della Francia, avallato dalle Nazioni Unite, nel 2013. Dal Mali, le ostilità si sono propagate in Burkina Faso e in Niger, dove i militanti affiliati allo Stato Islamico e alla rete qaedista hanno esarcerbato le tensioni sfruttando le rivalità tra i diversi gruppi etnici. Proprio le aree in cui convergono i confini tra Niger, Burkina Faso e Mali sono state contrassegnate dai combattimenti più intensi. Secondo le Nazioni Unite, gli attacchi sarebbero aumentati di cinque volte tra il 2016 e il 2020, anno in cui sarebbero state uccise circa 4.000 persone nei tre Paesi rispetto alle 770 del 2016.

Le truppe di Parigi sono stanziate nell’area dal 2013, nell’ambito di una missione che, nell’agosto 2014, è stata rinominata “Operazione Barkhane”. Nel mese di febbraio 2020, a causa dell’aumento degli attacchi jihadisti, Parigi aveva deciso di rafforzare il suo contingente, inviando 600 soldati a sostegno dei 4.500 uomini già presenti in loco. Successivamente, però, a giugno di quest’anno, Macron ha deciso di ristrutturare la missione. Oltre a ridimensionare la propria presenza militare nel Sahel, Parigi ha favorito la formazione di una missione più ampia, che prevedesse il coinvolgimento di vari alleati europei. É nata così la “Task Force Takuba”, composta, per ora, dalle truppe francesi e forze armate di Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. Nel nostro Paese, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. Roma partecipa alla Task force con un contributo di 200 unità di personale militare, 20 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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