Immigrazione: i fatti più importanti di ottobre 2021

Pubblicato il 1 novembre 2021 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di ottobre 2021, sono giunti in Europa, via mare e via terra, circa 10.500 migranti, segnando una lieve diminuzione rispetto alle cifre registrate nell’ottobre 2020, pari a 13.166. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere l’Italia, seguita da Spagna (33.623), Grecia (6.736), Cipro (1.515) e Malta (464). L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha stimato che il numero di morti e dispersi in mare nei primi dieci mesi del 2021 ammonta a 1.559. Le prime cinque nazionalità dei migranti entrati in Europa, secondo le stime della UNHCR sono tunisina, bangladese, egiziana, ivoriana e iraniana.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati del Ministero dell’Interno riferiscono che, complessivamente, dal primo gennaio al 31 ottobre 2021, sono sbarcati circa 53.200 migranti, segnando un aumento importante rispetto ai dati dello stesso periodo del 2020, pari a 27.190. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono tunisina, bangladese, egiziana, iraniana e ivoriana. Dall’inizio dell’anno, invece, i minori non accompagnati ammontano a 7.627.

Il mese di ottobre 2021 si è aperto con l’arresto di circa 5.000 migranti a Tripoli, tra cui centinaia di donne e bambini. Le autorità libiche hanno definito l’operazione “una campagna di sicurezza contro l’immigrazione clandestina e il traffico di droga”, ma il Ministero degli interni, che ha ordinato la repressione, non ha menzionato esplicitamente l’arresto di trafficanti o contrabbandieri. Georgette Gagnon, assistente del segretario generale e coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite in Libia, ha affermato che un migrante è stato ucciso e almeno 15 sono rimasti feriti – 6 dei quali in modo grave – quando le autorità di sicurezza libiche hanno effettuato incursioni nelle abitazioni e nei rifugi di fortuna dei migranti nella zona di Gargaresh, a Tripoli. “Le Nazioni Unite ribadiscono che l’uso eccessivo ed ingiustificato della forza letale da parte degli agenti di sicurezza e di polizia durante le operazioni di contrasto è una violazione del diritto nazionale e internazionale”, ha sottolineato Gagnon, aggiungendo: “Chiediamo alle autorità libiche di indagare sui rapporti riguardo all’uso letale ed eccessivo della forza nei confronti dei migranti durante le operazioni di ieri”.

Il 2 ottobre la nave da rifornimento offshore italiana Asso Ventinove, ha soccorso un peschereccio con a bordo 65 migranti provenienti dalla Libia, tra cui donne e bambini, andato in avaria a seguito di problemi al motore. L’imbarcazione è stata avvistata da Seabird, un aereo di monitoraggio dell’ONG Sea Wacth, impegnato nel controllo delle acque del Mediterraneo centrale. Il salvataggio è avvenuto vicino al giacimento petrolifero di Bourin, nei pressi dell’offshore mediterraneo di fronte a Tripoli. Poco dopo, è giunta sul posto anche una nave della Guardia costiera libica per perquisire e ispezionare il peschereccio.

Il 5 ottobre, la Mezzaluna Rossa libica ha recuperato i corpi di 17 persone lungo le coste di Al Harsha e Al Matrid, a Zawiya, nella parte occidentale del Paese. I cadaveri sono stati consegnati alle autorità locali per le procedure di identificazione e sepoltura. Un ufficiale della Guardia costiera libica ha spiegato che non era pervenuta alcuna segnalazione di un barcone affondato di recente, lasciando intendere che fosse affondato in acque non territoriali.

Tra l’8 e il 9 ottobre, circa 1.115 migranti sono stati salvati in mare dalle autorità britanniche mentre attraversavano la Manica. In particolare, nella giornata dell’8 ottobre, almeno 624 persone hanno raggiunto il Regno Unito su piccole imbarcazioni. Si è trattato del quarto record giornaliero di arrivi registrati durante la crisi nella Manica. Il 9 ottobre, invece, sono stati circa 491 i migranti approdati sulle coste britanniche. In totale sono state condotte 40 operazioni di soccorso. Nonostante l’alto numero di arrivi, le autorità francesi hanno impedito a 114 persone di raggiungere il Regno Unito nella giornata di sabato, e 300 nella giornata di venerdì.

Sempre il 9 ottobre, l’IOM ha reso noto che le guardie del centro di detenzione di Mabani, nella capitale libica, hanno ucciso 6 migranti e ne hanno feriti almeno altri 24. L’Organizzazione ha condannato l’accaduto, definendolo “insensato”, denunciando l’uso di proiettili veri nei confronti dei migranti che stavano protestando contro le condizioni di detenzione, a loro dire “terribili”. Secondo l’emittente qatarina al-Jazeera, le guardie armate del centro hanno iniziato a sparare in seguito ad una sommossa e ad un tentativo di fuga. La IOM ha poi aggiunto che molti dei migranti erano stati arrestati durante raid risalenti alla settimana precedente nel quartiere di Gergaresh ed erano stati detenuti arbitrariamente. L’organizzazione ha dichiarato che è stato il sovraffollamento del centro di detenzione in questione a portare al caos nella struttura. Il capo della IOM per la Libia, Federico Soda, ha dichiarato che l’uso eccessivo della forza e della violenza che spesso portano alla morte di persone è un evento normale nei centri di detenzione libici. Secondo Soda, alcuni membri della IOM che hanno assistito all’evento hanno descritto scene di migranti feriti che giacevano a terra in una pozza di sangue. Le squadre della IOM hanno portato quattro dei migranti feriti in una clinica privata e altri 11 nell’ospedale locale e sarebbero ancora a Mabani a fornire assistenza medica di emergenza.

L’11 ottobre, l’Alto commissariato dell’UNHCR ha riferito di aver recuperato i corpi senza vita di 15 migranti a largo della Libia, mentre altre 177 persone a bordo di due barche sono sopravvissute, poiché le imbarcazioni sono riuscire a rientrate presso la base navale di Tripoli. I passeggeri erano partiti da Zwara e Alkhoms, la notte precedente. L’allarme era stato lanciato dal servizio di emergenza in mare, Alarm Phone, che aveva segnalato la presenza dei migranti in pericolo a largo della Libia. Tuttavia, le autorità non sono intervenute in tempo per evitare i decessi.

Il 29 ottobre, la Guardia costiera della Grecia ha organizzato un’operazione di salvataggio per una nave container battente bandiera turca che trasportava circa 400 migranti e che aveva inviato un segnale di soccorso al largo dell’isola di Creta. Si è trattato di “una delle più grandi operazioni di ricerca e soccorso effettuate nel Mediterraneo orientale” dalle autorità marittime greche. La Guardia costiera ha poi affermato che la nave sarebbe stata portata a terra senza però fornire ulteriori dettagli. Le nazionalità dei passeggeri non sono state rese immediatamente note.

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Sofia Cecinini

di Redazione